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Perché TATAVASCO?26/02/2005 La leggenda di Don Vasco di QuirogaDon Vasco di Quiroga fu senza alcun dubbio il personaggio più importante ed influente per la storia di Pazcuaro agli inizi dell’epoca coloniale. Nacque a Villa Madrigal di Alta Torre in Spagna e studio' come avvocato. Quest’uomo saggio e dedito arrivò nella nuova Spagna nel 1531, all’età di 60 anni e come membro del Secondo Tribunale, un corpo amministrativo e giudiziario inviato dal re per governare la Colonia. Detto gruppo fu commissionato per organizzare il territorio e per rimediare ai danni fatti dal Primo Tribunale, guidato dal poco scrupoloso Nuño di Guzman, che fu capace di utilizzarlo per ottenere potere e controllo che in seguito utilizzò a suo beneficio personale. Furono le notizie dell’arrivo del Secondo Tribunale che portarono la negativa impronta di Guzman, ad essere ciò che oggi è Michoacan. Due anni dopo il suo arrivo, nel 1533, Don Vasco di Quiroga, organizzò il suo primo paese sperimentale, chiamato Santa Fe’ del Messico, nominato così per la sua posizione vicino alla città capitale. Nello stesso anno ne fondò un altro sulla riva del Lago Pàtzcuaro, e lo chiamo Santa Fe’ della Laguna, un luogo che può essere visitato ed ammirato ancora oggi. Successivamente fondò gli ospedali di Tzintzuntzan, Pàtzcuaro, Uruapan, Acanbaro e Cuitzero. Questo genere di comunità fungevano essenzialmente da ospedale per i poveri e da alloggi per dare ospitalità ai frati in viaggio da tutto il paese. Dopo la sua nomina come primo vescovo di Michoacan nel 1540 Don Vasco ebbe l’opportunità di realizzare pienamente il suo progetto di riabilitazione dei Purhepeci e di migliorare le loro condizioni di vita. I suoi piani includevano la formazione di comunità nelle quali la terra apparteneva a tutti e ogni famiglia possedeva la propria abitazione e il proprio lotto di terreno privato. I lavori nei campi e nelle fattorie comunali si svolgevano in turni, il che permetteva agli indigeni di essere autosufficienti e di avere anche del tempo libero per ricevere l’istruzione e per le pratiche spirituali, ed anche per lavorare in industrie specializzate, con le quali potevano instaurare mutui scambi. Così, Don Vasco , in seguito meglio conosciuto tra gli indigeni come “Tata” (papà Vasco) continuò a incitare i demoralizzati Purhepeci a formare comunità ed a sviluppare in ognuna differenti attività. Non passò molto tempo prima che ogni popolazione si dedicasse ad un determinato prodotto o artigianato, arricchendo alcune delle tecniche introdotte da “Papà Vasco”, con le proprie tecniche preispaniche. Ancora oggi a distanza di secoli nel lago di Patzcuaro si pesca con le stesse reti di cotone, con la tecnica che introdusse il nostro citato insigne personaggio; così pure è possibile ammirare le colorate lacche di Uruapan, ascoltare il ritmico martellare dei lattonieri che forgiano il rame in Santa Clara (oggi Villa Escalante). E ancor di più: in alcune delle più eleganti sale da pranzo del nostro paese e dell’estero si servono le bevande nelle finissime porcellane di Patamban, e gli eccellenti lavori che si realizzano in legno e ceramica danno vita alle decorazioni di migliaia di focolari in molti paesi del mondo. Don Vasco di Quiroga, morì nella città di Uruapan il 14 marzo del 1565, all’età di 95 anni, e con lui si chiuse uno dei capitoli più importanti della storia di Michoacan; dopo la sua morte la sede della diocesi fu trasferita a Villadolid, città favorita perché diventasse la nuova capitale della provincia. I suoi resti riposano nella Basilica della Vergine della Salute, che lui stesso fondò a Patzcuaro. Secondo le credenze dei nativi della regione lo spirito di “Papà Vasco” ancora si aggira tra i laghi, le valli e le montagne di questa terrà che tanto amò. Ci sono state poche persone, attraverso il tempo, che abbiano conseguito così tanto in quello che potremmo chiamare “il tramonto” della vita. La venerazione che il popolo Purhepecio dimostra a Don Vasco, fa di lui molto più che una figura del passato storico. Il suo memorabile esempio, le istituzioni, le specialità e il commercio che egli creò, ancora persistono e si sono arricchiti in diverse maniere, il che fa di quest’uomo qualcuno fuori del comune che ancora è parte di un vivo presente. |
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