La denuncia di un carabiniere: "Fascicoli su chiunque"
Pioggia di esposti a magistratura e Garante della privacy
"Siamo tutti schedati"
L'Arma ha 70 milioni di dossier
di
DANIELE MASTROGIACOMO
ROMA
- Siamo tutti schedati. Uomini, donne, vecchi e
bambini. E poi associazioni, partiti, gruppi sociali, di
volontariato. Industrie, enti e uffici finanziari. Settanta
milioni
di fascicoli custoditi nei cinquemila comandi dell'Arma dei
Carabinieri.
La
denuncia di un appuntato scelto della Benemerita, in
servizio nella caserma di San Giovanni Valdarno, rivelata
ieri da "Il Manifesto" ha riproposto con forza un problema
mai chiarito nella vita della nostra Repubblica. Del caso è
stato investito l'Ufficio del garante per la privacy.
Segnalato
ad una ottantina di Procure italiane da Sondrio a
Caltanissetta il caso è finito anche in Parlamento. Il
militare, l'appuntato scelto Valerio Mattioli, ha ritenuto di
fare il suo dovere: raccogliere e custodire in modo
permanente i dati privati di persone che non hanno alcun
precedente penale viola una precisa disposizione della
legge che garantisce appunto la nostra privacy. I vertici
della caserma di San Giovanni Valdarno hanno reagito con
una sanzione disciplinare.
L'appuntato
Mattioli è stato punito con tre giorni di
consegna perché non aveva informato i suoi superiori.
Cosa che aveva invece fatto. L'11 gennaio del 1998, prima
di rivolgersi al Garante della privacy, aveva chiesto -
attraverso i suoi superiori gerarchici - al Comandante
generale dell'Arma dei carabinieri chiarimenti "sullo stato di
applicazione della legge sulla privacy". Non ha avuto
risposta e agli inizi dell'agosto del 1999, si è rivolto alla
magistratura con la pioggia di esposti -denunce.
L'insistenza del militare ha indispettito i suoi superiori che
gli avrebbero prospettato il rischio di un'espulsione dall'
Arma.
Una
copia delle denunce è stata spedita anche a
Rifondazione comunista. Il senatore Giovanni Russo
Spena l'ha esaminata e si è rivolto, con un'interrogazione,
al ministro della Difesa. Questo avveniva il 12 gennaio di
quest'anno. Ma a tutt'oggi non c'è stata alcuna riposta. "Il
governo può far finta di nulla", protesta Russo Spena. "Se il
caso fosse vero, si prefigurerebbe una violazione molto
grave dello stato di diritto".
Franco
Frattini, presidente della Commissione servizi della
Camera, frena: "Non mi sembra una violazione della
privacy, se si riferisce a informazioni ambientali. Tali
informazioni devono essere raccolte a fini istituzionali,
come il rilascio del nullaosta sicurezza o per accedere a
determinate funzioni, come il concorso in magistratura".
(1 giugno 2000)