Ciao,
giro alla lista un importante comunicato stampa di Amnesty International,
che ci ha inviato il Gruppo Missionario della
Parrocchia S.Croce di Salerno tramite la sua mailing list "Il Foglietto".Putroppo
questo comunicato non ha trovato spazio ne' sulla stampa ne' in tv.E' nostro
dovere diffonderlo.
Davide.
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Subject: [Il Foglietto] Comunicato Stampa di Amnesty International
Date: Fri, 09 Jun 2000 09:31:02 CEST
From: "Vincenzo Agosti" <carisal@tin.it>
Reply-To: il-foglietto@egroups.com
Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo,
non offrire a nessuno l'occasione di maledirti.
Siracide 4:5
I CRIMINI DELLA NATO IN SERBIA E IN KOSOVO
'La NATO ha in piu' occasioni violato i principi umanitari
da
applicare in ogni conflitto armato'. Questo e', in sostanza,
il
messaggio contenuto in un rapporto che Amnesty
International ha
divulgato oggi, a un anno di distanza dalla fine dei
bombardamenti
della NATO sulla Repubblica Federale della Jugoslavia.
'Il non aver
rispettato le regole fondamentali sancite nelle convenzioni
di
Ginevra
del 1949, ha causato la morte di numerosi civili', dichiara
Amnesty
International.
Il rapporto, dal titolo "Danni collaterali" o Uccisioni
illegittime?
contiene l'analisi dettagliata di eventi in cui le Forze
Alleate del
Patto Atlantico hanno agito senza tenere conto del diritto
umanitario
internazionale nel selezionare i bersagli e scegliere
i modi con cui
condurre gli attacchi. Tra le norme vi e' la proibizione
di qualsiasi
attacco diretto contro persone o strutture civili, degli
attacchi
condotti in modo da non distinguere obiettivi civili
da obiettivi
militari, e di quegli attacchi che - seppur condotti
contro obiettivi
militari legittimi - comportano un impatto sproporzionato
sui civili.
'L'attacco alla sede centrale della televisione e radio
di stato
serba, avvenuta il 23 aprile '99, e' senza dubbio
un crimine di
guerra', e' scritto nel rapporto. 'Uno strumento di propaganda
non
puo' essere considerato un obiettivo militare'. Amnesty
International
fa inoltre notare che tale attacco e' stato sproporzionato,
avendo
causato la morte di sedici civili con l'unico risultato
di
interrompere le trasmissioni per poco piu' di tre ore.
Il rapporto e' basato sulla raccolta di testimonianze
e sull'analisi
dettagliata dei pronunciamenti ufficiali della NATO nonche'
di vario
materiale prodotto da altre associazioni non governative
indipendenti.
Particolarmente importante e' stato anche l'incontro
di una
delegazione di Amnesty International con vertici della
NATO avvenuto
il 14 febbraio scorso.
Il numero dei civili morti durante le campagne di bombardamento
aereo
non e' noto con esattezza. Le fonti della repubblica
Federale
Jugoslava non sono attendibili. Associazioni per i diritti
umani e
umanitarie stimano gli eventi in cui sono stati colpiti
dei civili in
circa novanta e i morti complessivi in circa cinquecento.
'Ma il punto non e' confrontare il numero dei civili
uccisi dalla
NATO
con quelli uccisi dalle altre fazioni, oppure con i civili
uccisi in
guerre precedenti', ha dichiarato Daniele Scaglione,
presidente della
Sezione Italiana di Amnesty International, 'il punto
e' che molte di
queste persone sarebbero oggi ancora vive, se la NATO
avesse
rispettato le regole internazionali sui conflitti armati'.
Tra i principi imposti dal diritto umanitario internazionale
vi e'
quello secondo cui la sicurezza dei civili dovrebbe sempre
essere
posta come prioritaria, rispetto a quella dei militari.
Ancora, le
convenzioni di Ginevra sanciscono il dovere di sospendere
un attacco
ad un obiettivo militare, se si verifica la possibilita'
di colpire
dei civili. Durante i bombardamenti in Kosovo e Serbia,
le forze NATO
hanno sistematicamente violato questi principi. In particolare,
durante le prime azioni, per ridurre la possibilita'
di essere
colpiti, gli aerei della NATO volavano ad altezze di
circa 4.500
metri, dalle quali, per stessa ammissione dei responsabili
NATO, e'
possibile distinguere un obiettivo militare da uno civile,
ma non e'
possibile verificare se nei pressi di questo obiettivo
vi siano dei
civili.
In diversi attacchi, inclusi quelli al ponte di Grdelica
del 12
aprile, al ponte di Lunane il 1 maggio, al ponte di Varvarin
il 30
maggio, le forze NATO non hanno sospeso la propria azione,
anche dopo
essersi resi conto che avevano colpito dei civili. In
altri casi, tra
cui gli attacchi contro carovane di profughi a Djakovica
il 14 April
e
Korisa il 13 maggio, le forze NATO hanno agito senza
valutare
preventivamente le proprie azioni.
La NATO e gli stati che ne fanno parte non si sono mai
adoperati in
modo adeguato per far luce sulle responsabilita' nei
vari eventi che
hanno causato la morte di civili, eccezion fatta per
il bombardamento
dell'ambasciata cinese in Belgrado.
Il rapporto mette in luce anche alcuni problemi generali
che
riguardano la possibilita' della NATO di agire coerentemente
in
difesa
dei diritti umani.
I paesi che fanno parte dell'Alleanza aderiscono in modo
differente a
diversi strumenti del diritto internazionale e gli stessi
vertici
della NATO non sono in grado di specificare quali siano
le leggi di
guerra che, invece, piu' volte han dichiarato di rispettare.
Ancora,
il meccanismo decisionale all'interno della NATO e' piuttosto
complesso e impedisce di risalire alle reali responsabilita'
per i
singoli casi.
Alla luce di quanto evidenziato nel suo rapporto, Amnesty
International, pur ricordando che e' dovere di ogni stato
aderente
alla NATO di investigare seriamente sui crimini compiuti
dalle
proprie
forze armate, ha accolto con preoccupazione le notizie
di qualche
giorno fa secondo le quali il tribunale ad hoc per la
ex jugoslavia
avrebbe deciso di non proseguire le indagini sulle violazioni
del
diritto umanitario che sarebbero state commesse dalle
forze NATO.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 7 giugno 2000
Ufficio Stampa
Amnesty International
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"Guai a coloro che il Signore troverà ad occhi asciutti"
Gustavo Gutierrez
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