TUTTO QUELLO CHE NON CI HA DETTO LA TV
DOMANDE E RISPOSTE PER LE SCUOLE – LE ASSOCIAZIONI – I CITTADINI
Perche' e' nata la guerra?
Qual e' la storia del Kossovo?
Quali obblighi ha l'Italia nella Nato?
La Nato ha violato il diritto internazionale?
In passato l'Italia ha aiutato Milosevic o i kosovari?
Come porre termine alla guerra e ai massacri?
Conosci i retroscena di tutta questa storia?
Non vuoi partire per l'assalto di terra?
Come aiutare i profughi?
- PREMESSA -
Questo dossier e' stato realizzato da PeaceLink per l'autofinanziamento di tutti gruppi attivi nella difesa dei diritti umani, nel soccorso ai profughi, che si battono per la pace in Kossovo e per evitare che si verifichino nuovi massacri. Puo' essere pertanto liberamente fotocopiato e distribuito. Per sostenere PeaceLink: ccp 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, via Galuppi 15, 74010 Statte (TA).
Abbiamo cercato di basare il dossier su fonti e documenti precisi al fine di garantire il piu' possibile l'obiettivita' e la verificabilita' delle informazioni. Lo stile scelto e' quello delle FAQ (frequently asked questions), ossia delle risposte alle domande piu' frequenti. Per segnalare errori, nuove informazioni o modifiche scrivi un messaggio a: kfqma@tin.it
In appendice - tra le varie cose - c'e' un modulo che
un militare (anche di carriera) puo' leggere e (se vuole) puo' compilare
per chiedere di non essere utilizzato per l'assalto di terra (e per i bombardamenti):
Modulo
di non disponibilita' a partire per questa guerra
Questo dossier e' arricchito e modificato in tempo reale e puo' essere prelevato, con i prossimi aggiornamenti, presso il sito di PeaceLink: http://www.peacelink.it
Dossier a cura di Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink
a.marescotti@peacelink.it
- INFORMAZIONI GENERALI -
Dove e' il Kossovo?
Il Kossovo e' una delle regioni della Federazione Jugoslava la quale e' formata, oltre che dal Kossovo, anche dalla Serbia, dal Montenegro e dalla Vojvodina.
Si scrive Kossovo o Kosovo?
Le forme sono diverse: Kosovo (lingua serba) e Kosova (lingua albanese). In questo dossier e’ stata adottata la parola "Kossovo" (definizione originaria delle carte geografiche italiane) per mantenere un'equidistanza dalla lingua dei serbi e degli albanesi.
Perche' e' scoppiato il "problema Kossovo"?
Perche' in Kossovo la grande maggioranza della popolazione (quasi il 90%) e' di origine albanese e il governo di Belgrado ha ripetutamente violato i diritti umani della gente del Kossovo che chiedeva una maggiore autonomia e soprattutto maggiore liberta'. Ai tempi di Tito il Kossovo godeva di una certa autonomia, grazie alla Costituzione del 1974; tale autonomia e' stata abolita dal governo di Milosevic il 23 marzo 1989 con un emendamento alla Costituzione che attribuiva alla Serbia il totale potere di controllo della polizia e della magistratura operanti in Kossovo.
Quali violazioni dei diritti umani sono avvenute con Milosevic?
"Nel periodo da gennaio a settembre 1994 sono state convocate dalla polizia "per dialoghi informativi" 2464 persone; sono state compiute 3216 irruzioni nelle famiglie; sono state maltrattate 1721 persone, 87 imprigionate per motivi politici o per la loro attivita' nell'insegnamento o in campo umanitario; torturati 10 giovani tra i dodici e i sedici anni e 12 donne: tre sono morti; 10 persone sono state uccise arbitrariamente. Quando i poliziotti irrompono nelle case, con i piu' futili pretesti, buttano tutto sottosopra e rubano quello che trovano. Non di rado percuotono gli abitanti, senza riguardo per gli anziani. "Quando si e' trattenuti dalla polizia, essere picchiati, bastonati, flagellati e torturati e' cosa normale". Tali persecuzioni sono confermate da documenti di Amnesty International e della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Si calcola che dal 1988 a oggi ogni albanese adulto sia passato tra le mani della polizia, in 584.000 processi "ufficiali". Una ventina di albanesi muoiono ogni anno a causa di maltrattamenti o attentati, in cella o nelle strade; circa 400 prigionieri politici giacciono in carcere". (Fonte: G.e V.Salvoldi, L.Gjergji, "Kosovo, un popolo che perdona", Emi, 1997)
La situazione e' notevolmente peggiorata nel 1998 con
gli scontri fra Uck e truppe serbe. "Le vittime kosovare delle battaglie
dello scorso anno (almeno 1500, secondo le stime) erano in massima parte
civili" (Panorama 18/2/99).
- IL FALLIMENTO DI RAMBOUILLET -
Quali punti comuni e quali divergenze c'erano a Rambouillet?
"IN COMUNE. Su un unico aspetto dell'accordo politico serbi e albanesi si dichiararono d'accordo fin dall'inizio: quello relativo alla concessione di un'"autonomia sostanziale" alla provincia meridionale serba.
I DUBBI. Il principale passaggio del piano di pace al quale i serbi si oppongono e' l'attribuzione a forze Nato del potere di sovrintendere all'applicazione del piano stesso. I serbi vogliono eliminare le seguenti clausole:
LE ENTITA'. "Cinque giorni dopo la messa in atto dell'accordo di pace tutte le forze serbe devono spostarsi in 13 "entita' approvate" nel Kosovo".
IL RITIRO. "Novanta giorni dopo la messa in atto dell'accordo meta' delle forze serbe devono essere fuori dal Kosovo. Entro 180 giorni dalla messa in atto tutte le forze serbe devono essere fuori dal Kosovo".
I MEZZI. "Nessuna forza militare puo' tenere in Kosovo mezzi pesanti e artiglieria antiaerea".
(Corriere della Sera 19/3/99)
Perche' le trattative di Rambouillet sul Kossovo sono fallite?
Perche' il presidente jugoslavo Milosevic non ha accettato che il rispetto degli accordi fosse affidato ad un contingente Nato da insediare in Kossovo, con possibilita' di manovra e presenza militare in tutta la Jugoslavia.
L'accordo di Rambouillet conteneva clausole oggettivamente inaccettabili per la Jugoslavia?
L'accordo di Rambouillet, non firmato dalla Jugoslavia, e' un testo di 82 pagine (reperibile sul sito di PeaceLink all'indirizzo http://www.peacelink.it). Al capitolo VII, il piu' controverso perche' relativo al "corpo militare di pace nel Kosovo", e' allegata un'appendice B, il cui articolo 8 specifica: "Il personale della Nato dovra' godere, con i suoi veicoli, vascelli, aerei e equipaggiamento di libero e incondizionato transito attraverso l'intero territorio della Federazione delle Repubbliche Jugoslave, ivi compreso l'accesso al suo spazio aereo e alle sue acque territoriali. Questo dovra' includere, ma non essere a questo limitato, il diritto di bivacco, di manovra e di utilizzo di ogni area o servizio necessario al sostegno, all'addestramento e alle operazioni". Il precedente articolo 7 recita: "Il personale della Nato sara' immune da ogni forma di arresto, inquisizione e detenzione da parte delle autorita' della Federazione delle Repubbliche Jugoslave. Personale della Nato erroneamente arrestato o detenuto dovra' essere immediatamente riconsegnato alle autorita' Nato". Nell'articolo 15 e' previsto il pieno e libero e gratuito uso delle reti di comunicazione, fra cui la televisione e l'intero campo elettromagnetico. Come si puo' notare la Jugoslavia non ha firmato anche perche' queste clausole consentivano la presenza di truppe Nato non solo sul Kossovo ma sull'intero territorio della Federazione delle Repubbliche Jugoslave e ad esse era associata una liberta' di manovra molto ampia a cui era associata ad una completa immunita' a cui si sommava quanto previsto dall'art.21 del paragrafo B della stessa appendice che prevede che la Nato e' autorizzata a "detenere persone e a consegnarle al piu' presto alle autorita' appropriate". Di fronte a queste condizioni, che avrebbero sancito l'occupazione di fatto di tutto il territorio nazionale, sostiene Luciana Castellina, "non c'e' da farsi molta meraviglia se Milosevic non ha firmato" in quanto tra l'altro l'accordo "non era per qualche settimana, ma a tempo indeterminato, giacche' nell'"accordo" si dice che fra tre anni si fara' una conferenza internazionale per studiare un meccanismo teso a definire l'assetto del Kosovo in base alla volonta' del suo popolo" (Il Manifesto 18/4/99).
Ma di fronte al fallimento delle trattative di Rambouillet cosa altro si poteva fare?
Secondo Noam Chomsky "forse si poteva ritoccare l'accordo
di Rambouillet sostituendo le truppe Nato che dovevano garantirlo, con
un contingente diverso" (Avvenire 28/3/99). Nei contatti diplomatici
intrattenuti dal Vaticano erano emerse proposte di un contingente militare
di verifica e attuazione degli accordi che comprendesse anche soldati russi.
Il tutto sotto l'egida dell'Onu e non della Nato.
- RUGOVA E L'UCK -
Chi si oppone in Kossovo alla repressione?
Gli oppositori sono di due tipi: i nonviolenti che seguono il leader Ibrahim Rugova (favorevoli all'autonomia) e i guerriglieri che seguono l'organizzazione militare clandestina Uck (che combattono per l'indipendenza).
E' nato prima l'Uck o il movimento nonviolento di Rugova?
Il movimento nonviolento di Rugova - definito "il Gandhi dei balcani" - si e' affermato dieci anni fa ed e' cresciuto negli scorsi anni grazie a una politica di pace che sanava i conflitti e educava al perdono, come e' documentato nel libro "Kosovo, un popolo che perdona", di Giancarlo e Valentino Salvoldi, Lush Gjergji, edito da Emi. Questo movimento ha messo al centro la questione dei diritti umani in un quadro di autonomia ed autogestione regionale evitando di esasperare le rivendicazioni per l'indipendenza e la secessione. L'Uck è invece nato per la secessione ed e' di recente costituzione; ha preso slancio quando la politica nonviolenta di Rugova non ha ottenuto ascolto nella comunita' internazionale.
Come e' nato il movimento nonviolento di Rugova?
Rugova, assieme alla Chiesa cattolica del Kossovo e alle migliori forze della societa' civile, ha promosso dal 1990 un processo di superamento della "vendetta del sangue"; la tradizione imponeva l'obbligo dei fratelli, dei figli e dei discendenti di vendicare un omicidio subito in famiglia; chi non lo faceva veniva ripudiato dalla comunita'.
Quest'usanza era profondamente radicata nella tradizione albanese. Il movimento non violento di Rugova, favorendo la riconciliazione in nome della creazione di una nuova solidarieta' fra i kossovari, consenti' l'estinzione di 1275 vendette del sangue. Tutto questo servi' ad unificare il popolo albanese del Kossovo in un momento di forte repressione delle milizie serbe dopo che Milosevic, con l'emendamento costituzionale del 23 marzo 1989, aveva abolito ogni autonomia per la regione. I riti della vendetta furono sospesi con manifestazioni oceaniche, come quella vicino a Decani, nella quale erano presenti 650.000 persone che applaudirono il pubblico e reciproco perdono di 150 famiglie, mentre "altre 35, senza alcuna preparazione e preavviso, spinte unicamente dalla maturata coscienza di riconciliazione, offrirono il perdono dei loro familiari. Dalla riconciliazione alla non violenza il passo e' stato breve: Sicuramente il movimento di riconciliazione ha costituito una tappa fondamentale per la coscienza del popolo albanese kossovaro nella sua resistenza alla montante oppressione serba". (Fonte: "Kosovo, un popolo che perdona", di Giancarlo e Valentino Salvoldi, Lush Gjergji, edito da Emi)
Questo meraviglioso sforzo ha pertanto fatto nascere in diverse associazioni pacifiste una spontanea solidarieta' e nel 1993 in Italia e' nata la "Campagna Kossovo" per la soluzione nonviolenta del conflitto e il sostegno a Rugova. Inutile dire che l'esplosione del conflitto armato ha distrutto questo patrimonio ideale che in dieci anni aveva fatto deporre le armi, accantonando la tradizione secolare della vendetta, fissata nel "Codice di Lek Dukagjini", il quale "impone" di lavare nel sangue un omicidio anche a distanza di diverse generazioni.
Vi sono dichiarazioni di Rugova sul conflitto in corso?
Dato per scomparso, Ibrahim Rugova "sta bene e da Pristina, dove e' stato raggiunto da alcuni giornalisti, dice che "bisogna fermare i bombardamenti della Nato". Ne da' notizia la France Press". (Liberazione 1/4/99) Dal canto suo la Nato - che privilegia i rapporti con l'Uck - ritiene simili affermazioni non sincere e ottenute mediante pressioni su Rugova e privandolo della liberta'.
E' vero che l'Uck e' responsabile di sequestri di persone e ha rapporti con la mafia?
Si', l'Uck ha sequestrato centinaia di serbi in Kossovo, anche persone non implicate in azioni militari ma per semplice vendetta. L'Uck ha fatto precipitare talmente gli eventi sul piano militare che in un primo tempo Rugova riteneva che l'Uck fosse una montatura dei servizi segreti serbi dato che ad ogni azione dell'Uck corrispondeva un'analoga reazione della polizia serba e un ulteriore giro di vite nella repressione.
Il settimanale Panorama ha cosi' titolato un'inchiesta sull'Uck: "UCK: in quell'esercito c'e' anche odore di mafia. Inquietanti contatti con la malavita organizzata. E strani conti in Svizzera. Per battere Belgrado e fondare la "Grande Albania" i combattenti kosovari sono pronti a tutto."I conti svizzeri numerati, che secondo la propaganda albanese kosovara appartengono all'Uck, sono in realta' di proprieta' di organizzazioni mafiose: e' quanto asseriscono portando le prove, varie riviste di politica internazionale tra cui l'italiana Limes", ha scritto Bruno Crimi su Panorama (18/2/99). Un approfondimento di tali questioni e' presente nel saggio "Gli Stati-mafia" contenuto nella rivista italiana di geopolitica Limes ("Kosovo - l'Italia in guerra", quaderno speciale n.1/1999) a firma di di Johan Peleman. Questi scrive: "Da tempo l'Osservatorio geopolitico delle droghe a Parigi sostiene che i soldi arrivino alla resistenza albanese dai clan di trafficanti di eroina attivi in Kosovo, Macedonia e Albania. Segnalazioni al riguardo risalgono dia' al 1994 e sono state confermate da recenti inchieste delle polizie europee sullo scambio armi/eroina. Importanti partite di eroina sono state sequestrate negli ultimi anni in Svizzera, Germania, Italia, e Grecia a trafficanti basati a Pristina. Le armi le pagavano vendendo l'eroina in Occidente o anche trattando direttamente con soldati russi uno scambio droga/armi". Per dare un'idea del potere della mafia albanese basta questo dato: ha un giro d'affari triplo rispetto al prodotto interno lordo dell'Albania, secondo l'US Drug Enforcement Agency. Ovviamente da questo giro criminale-mafioso non e' immune neppure la Serbia, che interviene in questi giri di droga tramite i propri servizi segreti e i gruppi paramilitari come quello capeggiato dal famigerato Arkan.
Come si e' armato l'Uck?
"Tanti dei kalashnikov saccheggiati dai depositi della
rivolta albanese del 1997 sono finiti nelle mani dell'Uck. E' noto anche
che l'Uck e' cresciuto grazie alla "tassa rivoluzionaria" che ogni albanese
della diaspora ha dovuto versare alle organizzazioni all'estero. Ma anche
il traffico della droga che dall'Afghanistan, attraverso la Turchia, finisce
sui mercati europei e' ancora una fonte di finanziamenti. I guerriglieri
dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), che un anno fa non erano
piu' di 200 ricordano da vicino i combattenti afghani. E' molto facile
ipotizzare uno scenario dove questi guerriglieri saranno riforniti di armi,
come gli americani hanno fatto con i mujahedin afgani contro i russi".
MacedoniaTv 96 ha mostrato un militare dell'Uck catturato con "un apparato
satellitare da utilizzare per segnalare gli spostamenti delle truppe serbe
prima e durante i bombardamenti della Nato" (Fonte: Avvenire 1/4/99).
- RESPONSABILITA' ITALIANE -
C'e' stata una iniziativa pacifista per il Kossovo?
Si', da sei anni esiste una campagna pacifista di informazione e di sensibilizzazione per la tutela dei diritti umani dei kossovari. Essa ha avuto come scopo la risoluzione non violenta del conflitto in Kossovo e ha scelto la denominazione di "Campagna Kossovo" optando per la dizione "Kossovo" di origine italiana, differente sia dal serbo (Kosovo) sia dall'albanese (Kosova o Kosove). Il recapito della Campagna Kossovo e' presso: Casa per la Pace, casella postale aperta 8, Grottaglie, TA, tel./fax 099.5662252, e-mail: casapace@netfor.it oppure davac@tin.it oppure eccetera@tin.it). Questa campagna aveva aperto un proprio "ufficio diplomatico" a Pristina, capoluogo del Kossovo, per mantenere i contatti con la resistenza nonviolenta organizzata da Rugova e per favorire un dialogo con le autorita' locali che servisse a tutelare i diritti umani dei kossovari e a promuovere, con i fondi dell'obiezione fiscale alle spese militari, forme di risoluzione nonviolenta del conflitto.
Il problema del Kossovo era gia' noto al Parlamento italiano?
Il 10 ottobre 1997 la Campagna Kossovo aveva organizzato una manifestazione di fronte a Montecitorio a cui hanno partecipato centinaia di profughi e cittadini del Kossovo, insieme ai militanti pacifisti della "Campagna Kossovo". Ma ad incontrarli c'era solo un parlamentare, Paolo Cento (Verdi), ed era presente per la stampa solo Radio Radicale. Il 10 dicembre 1998, in occasione del cinquantenario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, una delegazione di pacifisti italiani, rappresentanti di numerose associazioni, si e' recata a Pristina per esprimere solidarieta' al popolo del Kossovo e per sollevare, con questa iniziativa internazionale, il problema Kossovo prima dell'esplosione totale; tutto cio' e' avvenuto nell'indifferenza dei mass media e del governo italiano che tendeva a mantenere una sorta di equidistanza fra i kossovari e Belgrado, affermando, per bocca del ministro Dini, che "i torti non stanno solo da una parte".
Come mai tanta indifferenza in Italia verso le violazioni dei diritti umani in Kossovo?
Alcune aziende italiane avevano in corso trattative che hanno portato alla stipula di lucrosi contratti commerciali. Ad esempio il rifacimento delle linee telefoniche della Jugoslavia.
"La mia unica colpa e' quella di aver coltivato da tempo, e negli anni, un ottimo rapporto personale con il presidente serbo Milosevic", ha dichiarato Lamberto Dini, ministro degli esteri (fonte: Il Messaggero 27/3/99). La Campagna Kossovo nel suo documento del 27/3/99 denuncia il trattamento di favore, nonostante la decennale repressione dei kossovari, accordato alla Jugoslavia "dichiarata per giunta zona di mercato privilegiato, cosa che ha aperto la corsa agli affari a molte nazioni tra cui l'Italia che ne e' diventato il primo partner economico attraverso accordi stipulati con STET (telecomunicazioni), FIAT e altre societa'".
Le conferme a queste informazioni sono riportate nei contratti
che nell'estate del 1997 portarono alla "quasi immediata cessione per
un miliardo di dollari circa del 49% delle azioni della Telekom serba a
Telecom Italia e alla consorella greca" (n.1/99 speciale di Limes).
Le aziende italiane cercarono di farsi spazio mentre era attiva l'avanzata
in avanscoperta nel 1995 del gigante delle telecomunicazioni francese Alcatel
e della Siemens tedesca, scrive sempre Johan Peleman, sullo stesso numero
di Limes. In questa gara commerciale non vi fu spazio per gli aspetti etici
e per le verifiche preliminari dei diritti umani in Kosovo, chiesti dalle
organizzazioni pacifiste. Nel 1995 la Campagna Kossovo, nel suo "Appello
per la pace nei Balcani", aveva infatti chiesto che l'abrogazione delle
sanzioni verso la Jugoslavia fosse vincolato al rispetto dei diritti umani
in Kossovo. L'Appello fu ignorato e la ripresa degli affari con Belgrado
mise la sordina a chi invocava il rispetto dei diritti umani: sui giornali
e in TV il dramma del Kossovo fu reso "invisibile". A nulla valsero neppure
le 10.000 cartoline inviate al ministro degli Esteri Dini. Gli affari italiani
ebbero la prevalenza sui diritti umani dei kossovari.
- LA LEGALITA' DI QUESTA GUERRA -
La Costituzione italiana consentirebbe un intervento delle Forze Armate italiane in Kossovo?
L'art.11 della Costituzione italiana recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Quindi una partecipazione al bombardamento non rispecchierebbe lo spirito di questo articolo che esplicitamente non solo "esclude" ma "ripudia" (termine ancora piu' forte e perentorio) la guerra come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ovviamente cio' non esclude la partecipazione di militari italiani ad un contingente di caschi blu dell'Onu (o ad un altro corpo armato esplicitamente autorizzato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu) per azioni di polizia internazionale che tutelino le popolazioni del Kossovo. Infatti la seconda parte dell'articolo 11 della Costituzione italiana afferma: L'Italia "consente in condizioni di parita' con gli altri stati, alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".
L'azione militare della Nato e' legale?
"Siamo nell'illegalita' dal punto di vista del diritto internazionale generale che ha fondamento nella Carta delle Nazioni Unite", ha dichiarato il professor Antonio Papisca, docente di Relazioni Internazionali all'Universita' di Padova, intervistato da Radio Vaticana (fonte: Avvenire 25/3/99).
Il rappresentante dell'Onu a Roma, Staffan de Mistura, intervistato dal Corriere della Sera (25/3/99) sulla "legittimita' giuridica dell'attacco", ha dichiarato: "Per ogni organismo internazionale come la Nato, anche una risoluzione dell'Onu (in questo caso la 1203) che chiede la fine di una emergenza umanitaria e il ripristino della pace non e' sufficiente. E' necessario l'ok del Consiglio di Sicurezza".
L'Italia, facendo parte della Nato, e' obbligata a entrare in guerra?
La Nato (organizzazione militare del Patto Atlantico) e' un'alleanza difensiva e la solidarieta' fra i suoi membri e' previsto che scatti solo quando viene aggredito un paese membro, come specificato negli articoli 3, 5 e 6 del Trattato costitutivo della Nato. Questa azione di guerra non rientra negli scopi di difesa per cui la Nato e' sorta 50 anni fa e pertanto non dovrebbe obbligare alla partecipazione i suoi stati membri. Essa costituisce una trasgressione del Trattato Nord Atlantico del 4 aprile 1949, carta costitutiva della Nato; l'attuale attacco Nato e' anomalo e rappresenta un'assoluta novita' storica, come sostiene Maria Rita Saulle, esperta di diritto internazionale: "Il Patto Atlantico - spiega all'agenzia ecclesiastica Sir - si ricollega strettamente alla Carta dell'Onu, prevedendo l'uso della forza soltanto nel caso di aggressione nei confronti di uno degli stati membri della Nato". Cio' non e' avvenuto. L'anomalia della Nato e' "estremamente pericolosa e significa esautorare le Nazioni Unite" (Repubblica 26/3/99).
Come mai la Nato e' impegnata in un'attacco non previsto dai suoi principi costitutivi?
Secondo Lucio Caracciolo, direttore della rivista di politica internazionale "Limes", nonche' analista favorevole alla Nato, questa guerra e' una sorta di "test di fedelta'" e spiega: "Considero questa guerra una follia. Gli americani stanno sperimentando, con questa enorme follia, l'utilita' della Nato. Vogliono vedere fino a che punto la Nato gli puo' servire e fino a che punto gli europei sono disposti a seguirli. Ad esempio, se la Nato diventa qualcosa di diverso, e potrebbe un giorno essere chiamata ad intervenire nel Caucaso: degli europei chi li seguirà. Questa guerra e' anche una selezione stabilita dagli americani con una logica molto cinica su chi sta nella Nato e chi non ci sta." (Avvenire 28/3/99)
"La Trasnational Foundation for Peace, che fin dal
'92 ha denunciato il rischio di una possibile esplosione della guerra in
Kossovo, ha espresso il dubbio che la mancata prevenzione della guerra
sia dovuta al fatto che si attendeva l'esplosione del conflitto armato
per sostenere la necessita' e l'indispensabilita' dell'intervento della
Nato, in cerca di rilegittimazione dopo il crollo del bipolarismo Est-Ovest
e a cinquant'anni dalla sua fondazione" (Documento Campagna Kossovo
27/3/99).
- L'IMPATTO AMBIENTALE -
Quale impatto puo' avere questa guerra sull'ambiente?
Uno dei misteri piu' inquietanti e' l'uso di armi all'uranio (Depleted Uranium). Le sostanze radioattive contenute rimangono "attive per 4 miliardi e mezzo di anni, se aspirate o ingerite possono causare gravi malattie agli organi interni, provocare tumori o danni genetici", spiega Anna Desimio su Guerre&Pace (marzo 1999) che aggiunge: "Il Depleted Uranium ha conseguenze a lungo termine: le particelle tossiche prodotte dalla combustione del proiettile possono essere trasportate dal vento a centinaia di chilometri di distanza prima di depositarsi sul terreno ed entrare nella catena alimentare o inquinare la falda acquifera".
Chi possiede i proiettili all'uranio?
Proiettili all'uranio sono in dotazione agli aerei A-10 Thunderbolt americani e ai Tornado inglesi. Anche i francesi dispongono di simili proiettili. Il parlamentare Domenico Gallo ha presentato un'apposita interrogazione all'allora ministro della Difesa, il generale Corcione. Non ha mai ricevuto risposta. Il senatore Rocco Loreto si e' impegnato a ripresentarla.
A che servono e cosa causano?
Il Depleted Uranium (uranio impoverito) "e' praticamente la sostanza piu' pesante esistente in natura; i proiettili Depleted Uranium, sviluppati a partire da una tecnologia tedesca, hanno una elevata forza di penetrazione e funzionano in maniera ottimale per penetrare corazze d'acciaio", documenta il prof.Siegwart-Horst Gunther, presidente della Croce Gialla Internazionale e membro onorario dell'Accademia polacca di Scienze. Egli, dopo aver indagato sui proiettili Depleted Uranium usati nella Desert Storm, e' scampato a un'attentato; in Germania e' stato arrestato e maltrattato, dopo che la polizia gli aveva sequestrato bossoli radioattivi portati ad analizzare. "Negli ultimi cinque anni - spiega lo scienziato - ho potuto condurre in Iraq moltissimi esami. Ho riscontrato, soprattutto nei bambini: crollo del sistema immunitario, sintomi simili all'aids, disfunzioni a reni e fegato, leucemia, gravi forme di anemia o cancro maligno, malformazioni genetiche, aborti o parti prematuri".
I proiettili all'uranio possono causare il cancro?
Un rapporto segreto dell'Agenzia atomica inglese (rivelata
nel novembre '91 dal giornale "The Independent") calcolava che nella guerra
del Golfo erano stati utilizzati 14.000 proiettili all'uranio impoverito
che nel lungo periodo sarebbe stato responsabile della morte di 500 mila
persone. Ma Greenpeace, attingendo a dati piu' recenti grazie al Freedom
of Information Act, e' arrivata a documentare un totale di 940.000 munizioni
per un totale di 300 tonnellate di uranio impoverito sparate da Usa e Gran
Bretagna nella Desert Storm. Solo una settimana dopo la fine della ostilita'
i soldati alleati sono stati avvertiti degli effetti dei proiettili all'uranio
e dei pericoli connessi al loro uso in battaglia; ora accusano i sintomi
della cosiddetta "sindrome del Golfo". (Fonti: Guerre&Pace, marzo 1999;
The Independent 16/10/98 "The evidence is there. We caused cancer in the
Gulf" ossia "L'evidenza e' li'. Noi causammo il cancro nel Golfo", articolo
di Robert Fisk).
- I PROFUGHI: TRA BUGIE E VERITA' -
Il governo italiano, con l'Operazione Arcobaleno, assiste i profughi in Albania e sostiene che i profughi non vogliono venire in Italia ma essere assistiti li' in loco. E' vero?
Stefano Kovac, responsabile dell'Ics (Consorzio Italiano di Solidarieta') per i campi in Albania, ha dichiarato: "Non e' affatto vero che i rifugiati vogliono rimanere qui in Albania. Moltissimi ci chiedono di andare in Germania, in Italia, in Svizzera e in tutti i paesi dove hanno loro parenti. Ma la indisponibilita' italiana, al momento, e' totale. Chi siede al tavolo delle trattative mi ha detto che il governo di accogliere i rifugiati in Italia non ne vuole sentir parlare". (Il Manifesto 18/4/99).
Il senatore Stefano Semenzato , che ha visitato i campi profughi, osserva: "Perche' una cosi' grande e pericolosa concentrazione di profughi? Non vogliono andarsene, dicono le fonti ufficiali largamente riprese dal governo e dall'opinione pubblica italiani. Vogliono rimanere a ridosso del confine per essere pronti a rientrare in Kosovo appena cesseranno le ostilita'. Ma e' proprio vera questa affermazione? Nei primi giorni il governo albanese aveva messo a disposizione degli autobus per permettere ai profughi di trasferirsi in altre zone. Ora questi autobus non ci sono piu', le uniche possibilita' rimangono i noleggi di costose Mercedes, mentre a Kukes per due stanze chiedono anche un milione di lire al mese." (Il Manifesto 18/4/99).
Quali rischi corrono i profughi ospitati in Albania?
A parte i rischi di epidemia e di carenze sanitarie intuibili
(insufficienza di servizi igienici, sovraffollamento, ecc.), vi e' il rischio
di un reclutamento piu' o meno forzato di uomini per le operazioni militari
da parte della guerriglia dell'Uck. Questa e' una ragione per cui l'Ics
ritiene utile una presenza di volontari per "smontare i pezzi sporchi"
di questa guerra. Il senatore Stefano Semenzato ha dichiarato: "E' contro
ogni criterio umanitario esporre tante persone alle malattie come e' contro
ogni criterio umanitario esporre tanta gente ai rischi della guerra. I
profughi di Kukes funzionano da retrovia e da base di reclutamento dell'Uck.
Verso i profughi vengono agitate ragioni di vendetta verso i serbi, ma
anche attuate azioni di reclutamento forzato e proposto il passaggio dalla
miseria di profugo all'attivita' in formazioni paramilitari con divise
nuove e lucide. Basta vedere le mappe della zona per capire come i profughi
saranno imbottigliati fra la guerriglia dell'Uck, il fuoco degli elicotteri
e le reazioni dei serbi." (Il Manifesto 18/4/99).
- INFORMAZIONI E OPINIONI SUL CONFLITTO -
L'Italia aderisce all'attacco della Nato per affermare i propri interessi nazionali nei Balcani?
Secondo il gia' citato direttore di Limes, Lucio Caracciolo, "siamo dentro una guerra che dal punto di vista della nostra sicurezza e dal punto di vista della nostra collocazione nel mondo, non ha alcun senso. Capisco che possa averlo per altri, ma per noi, proprio non ne vedo il senso. Ed e' anche estremamente pericolosa. Quanto all'esperimento della compattezza della Nato, alla fine, i primi a pagarlo saremmo noi, quando arriveranno a decine di migliaia i profughi. Sbarcheranno qui da noi, non certo a Miami." (Avvenire 28/3/99)
In Europa tutti sono d'accordo con l'intervento Nato?
"La Svezia si è dissociata e considera illegittimi gli attacchi. L'Austria ha deciso di negare il proprio spazio aereo ai cacciabombardieri Nato. L'Irlanda e la Finlandia si sono trincerate dietro la loro neutralita'" (Corriere della Sera 25/3/99). Inoltre la Grecia, nazione della Nato, ha preso le distanze dai bombardamenti.
Secondo il presidente dei vescovi degli Stati Uniti Joseph Anthony Fiorenza "l'Europa dovrebbe essere molto piu' autonoma, non puo' agire come se tutto dipendesse dall'esercito e dalla strategia politica americana". (Avvenire 28/3/99)
Da chi dipende se gli aerei italiani in guerra possano svolgere azioni di bombardamento o meno?
"Siamo parte della Nato - ha dichiarato il ministro della Difesa Carlo Scognamiglio - e questa operazione e' sotto il comando della Nato. L'impiego futuro dei nostri mezzi dipendera' dalla discrezionalita' della Nato" (Repubblica 26/3/99).
Quali sono i compiti operativi degli aerei italiani?
Spiega il tenente colonnello Giovanni Fuochi, capo ufficio comando della base di San Damiano (Piacenza): "Abbiamo lo stesso tipo di missione, lo stesso tipo di aereo, lo stesso armamento dei tedeschi. Altro che retroguardia. Il nostro e' un ruolo Sead, da Soppression enemy air defence. I Tornado decollano portando missili Harm che distruggono i radar nemici. E che costano 500 milioni l'uno. Se i Tornado rientrano vuoti non e' perche' li hanno gettati in mare per sport. Quanto ai bombardieri, ci sono. E sono pronti ad alzarsi in volo se la Nato lo richiedera'". Il colonnello Gianni Ammoniaci, comandante del 50' stormo della base strategica di San Damiano fa notare al giornalista Giorgio Gandola che i caccia italiani partono carichi di missili e rientrano vuoti: "E poiche' non si segnalano affondamenti di pescherecci in Adriatico significa che li abbiamo lanciati su obiettivi militari in Serbia".
(Fonte: Il Giornale 1/4/99)
I piloti italiani uccidono?
"Il missile esplodendo lancia migliaia di cubetti di tungsteno; e' chiaro che chi sta nel bunker puo' essere ucciso. Se corre alla velocita' di 2.500 km all'ora puo' anche provare a scappare", ironizza il tenente colonnello Giovanni Fuochi. E alla domanda "cosa ne pensate dei pacifisti", risponde: "E' semplicistico manifestare davanti alle basi, sarebbe piu' giusto farlo davanti al Parlamento. Il militare e' il piu' pacifista dei pacifisti perche' e' il primo a rischiare la pelle. Mi da' fastidio essere chiamato assassino. Se io volo con i missili sotto l'ala so perche' lo faccio. C'e' un solo modo di fermarmi: impedirmi di volare. E questo spetta alla politica".
(Fonte: Il Giornale 1/4/99)
Quanto costa questa guerra ?
In una lettera pubblicata dal quotidiano "Il Manifesto", nel numero del 7/4/1999, Mao Valpiana, direttore della rivista "Azione Nonviolenta", afferma che "un giorno di bombardamenti costa 225 miliardi, quanto il bilancio annuale dell’ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)". In un giorno stiamo sprecando quello che le nazioni unite destineranno in un anno intero ai profughi di tutto il mondo (non solo ai kossovari)
I raid della Nato sono condivisi dagli oppositori di Milosevic?
Il presidente del Montenegro, "ribelle" a Milosevic, si chiama Milo Djukanovic e vive anche lui sotto il bombardamento Nato. Ha dichiarato alla Repubblica (8/4/99): "La decisione della Nato di risolvere il problema del Kosovo con i bombardamenti e' stata un errore. Aggrava le ferite aperte nel nostro paese. Parlare di pace e democrazia sotto le bombe e' difficile. Suscitano piuttosto emozioni patriottiche e di condanna per la violenza. Ho provato con i miei interlocutori che era una mossa sbagliata. D'altra parte mi ha sempre sbalordito che a lungo la Nato abbia considerato Milosevic come l'unico partner nei Balcani. Ora lo vuole punire, ma di fatto ne fanno le spese i cittadini che non hanno colpe. Bisogna fare tutto per calmare le acque. E cessare immediatamente il fuoco sul Montenegro. Un solo proiettile in piu' sarebbe uno sbaglio catastrofico".
Il presidente del Consiglio Massimo D'Alema ha invece affermato: "In questo momento avverto che c'e' un grande assente in Jugoslavia, che e' l'opinione pubblica, l'opinione intellettuale, le forze democratiche che pure esistono in quel paese, e che evidentemente non sono messe nelle condizioni di sapere e di far sentire la propria voce" (Il Manifesto 6/4/99)
Per posta elettronica il sindaco della citta' di Nis (che dal 1996 si oppone al regime di Milosevic alla testa della sua citta') ha diffuso su Internet questo messaggio:
"Venti minuti fa la mia citta' e' stata bombardata. Hanno colpito la citta' di Nis, dove i cittadini nel 1996 votarono per la democrazia e si alzarono in piedi in una pacifica protesta per difendere i loro diritti. Protestammo 100 giorni per costringere il regime ad accettare i risultati delle elezioni. I cittadini votarono per la democrazia europea e americana!!! Oggi la mia citta' e' stata bombardata dagli aerei… americani, inglesi, francesi, tedeschi, canadesi!
Vi pongo la domanda: perche' i capi di stato parlano con i terroristi e gli ispiratori della violenza e NON con coloro che in Serbia combattono per la democrazia in modo giusto e corretto? I miei cittadini ed io lottiamo seriamente per la democrazia, tuttavia stanotte siamo stati bombardati da aerei provenienti dalle nazioni della democrazia dell'Occidente!!
C'e' qualche logica spiegazione per questo?
C'e' una buona spiegazione a tutto cio'?
Zoran Zivkovic, Sindaco di Nis
L'azione della Nato rientra nel concetto di "disarmare l'aggressore" e nei principi di ingerenza umanitaria in difesa del diritto alla vita?
Dice l'intellettuale americano Noam Chomsky: "Quello che i leader serbi hanno fatto negli ultimi dieci anni e' imperdonabile e la condanna deve essere totale e senza equivoci. Tuttavia il comportamento di Washington indebolisce il concetto di interferenza umanitaria, invece di metterlo in pratica". (Avvenire 28/3/99)
Secondo il presidente dei vescovi degli Stati Uniti Joseph Anthony Fiorenza "per chiunque si tratta di un dilemma molto complesso. Tuttavia i bombardamenti in corso mi sembrano un'iniziativa ingiustificata, poiche' non sappiamo quanti morti e feriti stiano causando tra civili innocenti. I vescovi esprimono serie riserve sulla giustificazione di questa guerra." (Avvenire 28/3/99)
Ma la guerra non potrebbe far vincere i diritti umani in Kossovo?
Padre Bartolomeo Sorge, direttore della rivista dei gesuiti "Aggiornamenti sociali", ha fatto osservare che "la guerra non e' mai lo strumento adatto per risolvere situazioni in cui siano violati i diritti. La guerra e' di per se' un atto disumano perche' crea vittime innocenti, si impone con la forza e la violenza genera violenza, l'odio genera odio. Inoltre, nella guerra vince la forza non la ragione. Per esempio, se, per ipotesi, Milosevic fosse piu' forte della Nato, vincerebbe lui, ma non per questo avrebbe ragione. In secondo luogo, la guerra non e' adatta, in particolare, a risolvere il problema dei diritti umani perche' questi ultimi non si affermano con la violenza ma con il consenso democratico e delle coscienze. Sostenendo che i diritti umani si attuano con la violenza e non con il consenso, ci metteremmo sullo stesso piano di chi li conculca. Ecco perche' insisto sulla riorganizzazione dell'Onu come ente sovranazionale capace di gestire, di prevenire le situazioni di violazione dei diritti umani e di ingiustizia per ristabilirli. Alcuni enti sono stati gia' creati come la Corte dell'Aja, le Corti internazionali" (intervista rilasciata all'Unita' del 31/3/99).
E' possibile che un militare della Nato si possa dichiarare "obiettore di coscienza" in questo conflitto?
"Un soldato americano dovrebbe esaminare molto attentamente la propria coscienza per valutare se si sente di partecipare o meno a questa guerra. E se non la ritiene giustificata dovrebbe mettere al corrente i propri superiori delle sue riserve morali", ha dichiarato il presidente dei vescovi degli Stati Uniti Joseph Anthony Fiorenza (Avvenire 28/3/99)
La rete telematica PeaceLink rende disponibile sul proprio sito un modulo di "indisponibilita' alla guerra" per i militari di professione italiani, realizzato con la consulenza di un esperto di diritto; questo modulo, se firmato e consegnato nel momento opportuno, proteggerebbe il militare nel caso in cui venisse destinato ad azioni di terra, particolarmente rischiose, in contrasto con i principi costituzionali e della coscienza individuale. Le conseguenze, per il militare di professione che firmasse e consegnasse questo modulo, non sarebbero ne' il carcere ne' il licenziamento ma, forse, unicamente un provvedimento disciplinare.
Che differenza c'e' fra una guerra e un'azione di polizia internazionale di "ingerenza umanitaria"?
Una guerra ha come obiettivo la vittoria, un'azione di polizia ha come obiettivo la sicurezza della popolazione. Nel primo caso (la guerra) vi puo' essere un'esclation nell'uso della forza e a una moltiplicazione della violenza in una spirale crescente di attacchi; nel secondo caso (l'azione di polizia) si punta piu' su azioni di difesa, di disarmo degli aggressori e di interposizione, mirando ad usare la forza per diminuire la violenza complessiva. La guerra aumenta la violenza, l'azione di polizia tende a diminuirla. In quest'ottica l'ingerenza umanitaria - per la sua natura rivolta alla difesa della sicurezza delle popolazioni - non puo' che essere basata su un'azione di polizia e non su un'azione di guerra.
L'attacco Nato protegge i civili in Kossovo?
L'attacco Nato, annunciato per tutelare i civili del Kossovo e proteggerli da nuovi massacri, sembra aver provocato l'effetto opposto: "Stanno accadendo cose tremende in Kosovo", ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Jamie Shea, smentendo l'ottimismo del presidente del Consiglio Massimo D'Alema che affermava "L'azione militare della Nato ha indotto, pare, i serbi a sospendere l'offensiva contro i civili in Kosovo" (Corriere della Sera 26/3/99) chiedendo la riapertura delle trattative. Lo stesso D'Alema ha poi cambiato opinione due giorni dopo dicendo che le trattative non si potevano riaprire perche' "i massacri dei civili inermi sono intollerabili" e ponendo come condizione per la riapertura delle trattative il ritiro delle "truppe speciali serbe" (Corriere della Sera 28/3/98). Questo in sintonia con Clinton che ha dichiarato: "Le truppe serbe hanno continuato i loro attacchi contro uomini disarmati, donne e bambini" (Avvenire 28/3/99) presentando cio' non come il fallimento degli obiettivi umanitari dell'azione militare a protezione dei civili ma come la ragione della prosecuzione dei bombardamenti. Tentando un paragone, questo attacco Nato appare risultare di "protezione" verso i civili come puo' esserlo un assalto della polizia ad un gruppo di rapinatori asserragliati in banca che si facciano scudo di ostaggi indifesi. Ne usciranno vivi gli ostaggi? Saranno uccisi dai rapinatori? O dai proiettili sparati dalla polizia?
Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo di Ivrea, osserva: "Cio' che sconvolge e' pensare che questa guerra e' stata progettata per difendere gli abitanti del Kosovo, e che proprio questi ne sono le vere vittime, per i bombardamenti a cui sono esposti e per il rincrudire della repressione. Verrebbe da chiedersi: perche' questa guerra? Chi l'ha voluta? Se era per difendere i kosovari dall'oppressione serba, abbiamo ottenuto proprio il contrario". (L'Unita' 31/3/99)
La "Campagna Kossovo" afferma: "Nella guerra moderna si sta verificando che la vera vittima rimane sempre e solo la popolazione civile di qualsiasi gruppo etnico sia. Nella situazione specifica i missili e le bombe uccidono sia le vittime che i carnefici, tanto piu' che questi ultimi usano le prime come scudi umani per difendersi dai bombardamenti della Nato" (documento 27/3/99).
Quale probabilita' ha un pilota Nato di uccidere i profughi anziche' difenderli?
Questo e' il dialogo tra un pilota Nato e il suo aereo guida, un Awacs, relativo all'attacco aereo della Nato che ha provocato una strage di profughi albanesi a Djakovica.
Pilota: "Mi trovo a 3000 piedi, sotto c'e' una colonna di automobili, alcuni trattori. Che cos'e'? Chiedo istruzioni".
Awacs: "Ma quali civili, diamine, si tratta di un imbroglio serbo. Distruggi l'obiettivo".
Pilota: "Che devo distruggere? Trattori, automobili? Ripeto, non vedo carri armati. Chiedo istruzioni supplementari".
Awacs: "E' un obiettivo militare, un obiettivo militare legittimo". Distruggi l'obiettivo. Ripeto: distruggi l'obiettivo".
Pilota: "Ricevuto. Sto lanciando".
Questo colloquio e' stato trasmesso dalla TV serba "Studio B". La Nato lo ha definito un falso. Se fosse vero esso rivelerebbe il ruolo dei russi in Adriatico con la loro nave-spia.
Comunque stiano le cose la strage e' avvenuta e si e' ripetuta in altre occasioni, ora a danni di civili servi ora a danni di civili albanesi, e tutto questo rivela quanto sia arduo definire il bombardamento Nato come un'azione "umanitaria", sia per il suo alto margine di errore, sia per la conseguente violazione dello spirito umanitario su cui si basa la Convenzione di Ginevra, scritta a difesa della vita dei civili in guerra.
Sulla base del regolamento militare italiano un pilota e' tenuto a non obbedire a un ordine che costituisca reato (la violazione della Convenzione di Ginevra e' reato).
Cosa pensa Amnesty International dei bombardamenti Nato?
"Siamo contrari a qualsiasi azione che non salvaguardi i civili - sostiene il presidente italiano Daniele Scaglione - e un bombardamento non ha ragione di essere senza garanzie per i civili" (Liberazione 24/3/99).
Perche' la Nato non ha sospeso i bombardamenti a Pasqua?
La Nato ha dichiarato che "fermare i bombardamenti sarebbe inumano". (Il Manifesto 1/4/99)
Il presidente D'Alema e' tra i falchi o le colombe?
In un'intervista il presidente del Consiglio D'Alema ha affermato: "Noi vogliamo che non si lasci nessuna opportunita' intentata, nessuna possibilita' di riprendere il cammino di una soluzione politica e negoziale. Ma naturalmente occorre da parte del governo di Belgrado una chiara manifestazione di buona volonta', ponendo fine a questa aggressione contro la popolazione civile del Kosovo" (Il Manifesto 6/4/99).
Il giorno dopo il governo di Belgrado ha annunciato una propria tregua per la Pasqua ortodossa. La risposta di D'Alema, giunta tre ore dopo il "no" di Clinton e Blair alla proposta di tregua, e' stata: "E' insufficiente. E' evidente che occorrono ben altre garanzie".
La Jugoslavia che tipo di tregua e di avvio delle trattative ha proposto?
Il 7 aprile Corriere della Sera ha titolato: "La Nato respinge la tregua di Milosevic. Gesto a sorpresa del leader jugoslavo. D'Alema: insufficiente, servono garanzie. Il Vaticano chiede lo stop ai raid. Missile colpisce per errore alcune case, strage di civili. La Serbia: sospendiamo le operazioni in Kosovo. Gli alleati: non basta. Nella notte pesanti bombardamenti". Specifica il quotidiano: "La proposta non e' stata presentata da Milosevic, ma dai presidenti del parlamento serbo e federale. L'iniziativa, si afferma inoltre nel comunicato, ha lo scopo di permettere la "piena applicazione" degli accordi sull'autonomia del Kossovo, che sarebbero stati concordati nell'incontro avvenuto pochi giorni orsono dal leader dei kosovari moderati Ibrahim Rugova con Milosevic, e nel successivo incontro di Rugova con l'ambasciatore della Russia in Jugoslavia".
Il presidente del Consiglio D'Alema ritiene efficaci i bombardamenti?
La sua risposta e': "L'effetto dissuasivo lo misureremo nel tempo, ma il generale Clark ha piu' volte detto che attraverso azione aerea non si ferma la pulizia etnica, che e' un'ovvieta', naturalmente. Il punto e' che i serbi rinunceranno all'operazione di pulizia etnica, che e' un'operazione pianificata, nella misura in cui costera' loro un prezzo insostenibile". (Il Manifesto 6/4/99)
In Parlamento aveva sostenuto: "L'uso della forza per disarmare un aggressore e' legittimo quando non esistano nell'immediato altre vie di difesa e di reazione". (Avvenire 27/3/99)
Il presidente del Consiglio D'Alema era d'accordo con un intervento Nato privo di autorizzazione dell'Onu?
Il 16 dicembre 1998 D'Alema ha rilasciato questa intervista a Barbara Spinelli (La Stampa): "Per buona parte degli europei l'uso della forza deve essere autorizzato dal Consiglio di Sicurezza: la Nato non puo' pensare di esercitare un monopolio mondializzato della forza senza vincolarlo a precise, condivise regole capaci di legittimarne l'uso. Se si vuole applicare una giustizia internazionale, allora bisogna possedere una fermezza adamantina e colpire tutti i colpevoli di trasgressione, di violezione dei diritti umani. Prenda l'esempio del Kosovo, e' chiaro che bisogna fare di tutto perche' cominci un negoziato fra serbi e indipendentisti albanesi. E' chiaro che non serve a nulla demonizzare Milosevic, anche qui e' la selettivita' delle punizioni che mi fa specie. Non vedo come mai Milosevic sia condannabile mentre i governanti turchi no, vista la maniera analoga in cui avviene la repressione delle minoranze etniche. Non vedo perche' essere indulgenti verso i guerriglieri indipendentisti del Kosovo e massimamente intransigenti verso il terrorismo del Pkk curdo".
Il presidente del Consiglio D'Alema immaginava le conseguenze di questa guerra?
Molto prima dell'attacco Nato D'Alema aveva dichiarato al Corriere della Sera del 7/2/99: "Nel Kosovo una azione militare tipo Iraq potrebbe innescare una nuova guerra civile balcanica ... nel caso del Kosovo la situazione potrebbe degenerare, potrebbe voler dire migliaia di morti e centinaia di migliaia di profughi".
Vi sono dubbi tra i militari sull'efficacia dei bombardamenti?
"I raid jugoslavi sono serviti solo a unificare i serbi, rafforzando Milosevic e offendendo la Russia. Tenerla fuori e' stato un errore imperdonabile", ha affermato il generale Charles Horner, generale americano alla testa dell'offensiva aerea nella Desert Storm (fonte: Corriere della Sera, 7/4/99).
L'ex contrammiraglio della Sesta Flotta Usa, Eugene Carrol, ha dichiarato: "Nessuno sta vincendo ne' puo' vincere in Serbia. Tutti perdono, la Nato, la Serbia e, soprattutto, gli albanesi del Kosovo, vittime della guerra. Non vi e' mai stata alcuna possibilita' di soluzione militare della situazione del Kosovo. Eppure la Nato ha lanciato una disastrosa campagna di guerra aerea, destinata al fallimento. Quando la violenza infine terminera' per mezzo di negoziati, sia la leadership statunitense che il ruolo della Nato nella sicurezza europea ne usciranno diminuiti" (fonte: Il Manifesto 7/4/99).
L'opinione pubblica e l'informazione che influenza possono avere sulla guerra?
In societa' democratiche l'opinione pubblica costituisce un termometro tenuto sotto osservazione specie durante una guerra come questa (i sondaggi mostrano una meta' dell'America non convinta o contraria e cosi' pure in Italia). Il generale Carlo Jean, in una relazione al Centro Alti Studi Difesa di Roma, ha spiegato: "Ormai ci si deve orientare a combattere due guerre parallele: una sul campo di battaglia, l'altra sui media. I media creano rilevanti condizionamenti all'uso della forza. In particolare, determinano la tendenza di privilegiare opzioni a basso rischio, a basso costo (perdite) e di breve durata. Il consenso dell'opinione pubblica e' piu' condizionato dalla forma che riveste il messaggio che dal contenuto dell'informazione. Il consenso non e' comunque lineare. Non obbedisce a meccanismi di tipo "stimolo-risposta". Si rafforza quando le informazioni coinvolgono i valori dominanti del pubblico che le riceve. La "giusta causa" dell'intervento e' diventata una necessita' comunicativa. Anche obiettivi derivati dalla "realpolitik" devono rivestirsi dell'"idealpolitik". (Il Manifesto 26/3/99)
Quale via d'uscita per il Kossovo?
Le strade appaiono due: la resa finale dei conti guidata dalla Nato o la soluzione diplomatica su cui stanno lavorando la Chiesa, la diplomazia russa e il leader albanese Rugova, tutti contrari ai bombardamenti Nato.
Ha fatto osservare il vescovo Enrico Antonelli, segretario della Conferenza Episcopale Italiana: "Una forza di interposizione umanitaria, non solo non suscita perplessita', ma in certi casi e' doverosa, mentre il bombardamento desta preoccupazione e non risolve" (Liberazione 24/3/99).
Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha intrapreso un'iniziativa per un piano di pace che, pur contenendo le condizioni poste dalla Nato, sembra prefigurare una forza internazionale di interposizione in cui sia coinvolta anche la Russia.
Ci sono mezzi alternativi alla guerra per piegare Milosevic?
Curzio Maltese, in un'editoriale di Repubblica (8/4/99) ha scritto: "Bisogna che l'Occidente studi altri sistemi per combattere i regimi dittatoriali, bisogna ripensare il concetto stesso di guerra "etica". La lezione della storia. La lezione della storia ha insegnato che il non intervento porta altre rovine. Ma e' giusto ormai, di fronte all'esperienza dell'Iraq e della Serbia, chiedersi anche se non si possano trovare strumenti meno inefficaci, per non dire controproducenti, dell'embargo e dei bombardamenti. Strumenti piu' moderni e politici come la guerra economica totale e la guerra mediatica, il bombardamento di informazioni che ha gia' contribuito al crollo dei regimi dell'Est, ben piu' dei costosissimi arsenali militari. Le bombe della Nato non hanno impedito ma accelerato la soluzione finale per il Kosovo".
Quali sono le proposte della Campagna Kossovo?
La Campagna Kossovo chiede "l'intervento di un corpo
di peacekeeping ufficiale dell'ONU o dell'OSCE (entrambi organismi cui
aderisce anche la Russia e che darebbero maggiori garanzie di obiettivita'
e neutralita')" ed anche "il rientro nell'area dei verificatori
OSCE, sensibilmente potenziati nel numero e nelle competenze, integrati
da elementi della societa' civile ben preparati alla mediazione e alla
soluzione nonviolenta dei conflitti". Il tutto ovviamente non puo'
avvenire senza "l'immediata cessazione dei bombardamenti Nato su tutta
l'area, la firma da entrambe le parti (Jugoslavia e Governo Parallelo del
Kossovo) di un nuovo cessate il fuoco che comporti l'uscita dal Kossovo
dell'esercito jugoslavo fino ai livelli gia' previsti dall'accordo Holbrooke-Milosevic,
con l'interruzione dei combattimenti da parte delle milizie serbe e dell'UCK"
(documento Campagna Kossovo 27/3/99, presentato al Presidente della Repubblica,
al Ministro degli Esteri e ai Presidenti della Camera e del Senato).
- I COSTI DELLA GUERRA -
Quanto costera' all'Italia e all'Europa per questa guerra?
Il ministro Carlo Azelio Ciampi ha sostenuto che "e' troppo presto" per valutare l'impatto economico del conflitto nei Balcani sull'economia europea. Tuttavia ha spiegato che il problema "aggiunge un ulteriore elemento di incertezza e di preoccupazione" e che non c'e' dubbio anche "che l'Italia e la Grecia sono i paesi piu' colpiti". Il piano di ricostruzione del Kosovo sara' finanziato non dagli Stati Uniti ma dall'Unione Europea, come previsto nel vertice dei Ministri europei di Dresda del 17 aprile. Il ministro delle finanze tedesco Hans Eichel ha dichiarato: "Il piano comportera' spese enormi per l'Unione Europea. Nessuno al momento puo' dire quanto costera', certo e' pero' che nessuno deve sottovalutare l'impegno che esso richiede" (fonte: Avvenire 18/4/99).
La guerra in Europa puo' essere interpretata come una vendetta del dollaro sull'euro?
"Nel primo trimestre '99 - documenta Giovanni Palladino sul Corriere della Sera - le emissioni obbligazionarie dell'euromercato hanno vito per la prima volta superare quelle in dollari: 181,3 miliardi contro 180,9 miliardi (in dollari). Il successo delle emissioni in euro e' sorprendente. Il disavanzo della bilancia dei pagamenti Usa si aggravera'. Ora il vero incubo dello zio Sam e' quello che un creditore straniero possa chiedere di essere pagato in euro anziche' in dollari " (Corriere della Sera 19/4/99)
Vi e' pertanto un'innegabile braccio di ferro fra dollaro ed euro; esiste anche una guerra di spionaggio che vede impegnata la Cia nell'intercettare con la sua rete di satelliti spia le conversazioni dei vertici europei, come documenta il Corriere della Sera del 16/4/99 ("Spie sul mercato: il Commercio Usa combatte l'Europa con l'intelligence"). L'attuale congiuntura - condizionata dalla guerra - vede il dollaro impegnato a riguadagnare terreno sull'euro. Il vero interrogativo e' ora: chi paghera' piu' pesantemente (oltre a serbi e kosovari) i costi della guerra e chi, in termini di minori perdite e di minori costi, ne uscita' vincitore?
Ma questa guerra in che condizioni trova l'economia italiana?
Il Fondo Monetario Internazionale ha gia' detto per ora
la sua: "L'economia italiana e' anemica". Una contrazione dei consumi in
questa fase di guerra potrebbe andarsi ad aggiungere alla scarsa domanda
interna: "In Italia - spiega il World Economic Outlook del FMI - i consumatori
sanno gia' che prima o poi si interverra' ancora sulle pensioni e anche
per questo vediamo molta prudenza sul fronte dei consumi interni" (Avvenire
18/4/99). Questa e' una delle ragioni per cui alcuni pacifisti stanno ipotizzando
di organizzare uno sciopero dei consumi come forma di pressione.
LIBRI E INIZIATIVE
Quali libri si possono leggere sul Kossovo (o Kosovo)?
Ecco un breve elenco:
- Salvoldi V.-Gjergji L., "Resistenza nonviolenta nella ex-Jugoslavia. Dal Kosovo la testimonianza dei protagonisti", Emi, Bologna, 1993
- Salvoldi G.e V.-Gjergji L., "Kosovo, un popolo che perdona", Emi, Bologna, 1997
- Benedikter T., "Il dramma del Kosovo", Datanews, Roma, 1998
- Vickers M., "Between Serbs and Albanian - A History of Kosovo", Hurst&Company, London, 1998
Vi e' inoltre "Notizie Est", il sito Internet a cura Andrea Ferrario (http://www.ecn.org/est/balcani)
Quali sono le iniziative di PeaceLink in questa situazione di guerra?
PeaceLink ha diffuso in anteprima nazionale in questi giorni il Commitment 2000, un impegno per la cultura della pace che chiunque puo' prelevare dal sito di PeaceLink, firmare e inviare al Coordinamento dei Premi Nobel per la Pace. Vi e' poi la diffusione di questo "dossier a domande" aggiornato in tempo reale. Inoltre PeaceLink da' informazioni a getto continuo tramite il suo sito (http://www.peacelink.it) aggiornato da Enrico Marcandalli (ramalkandy@iol.it). Il sito di PeaceLink e' diventato il sito che censisce tutti i siti impegnati contro la guerra e chiunque puo' segnalare il proprio se per caso mancasse nell'elenco. PeaceLink e' una "bacheca di pace" che socializza informazioni tramite le sue mailing list "PeaceLink News", "pace", "Jugoslavia", "armamenti", "obiezione di coscienza", "diritti umani" e "scuola". In particolare Carlo Gubitosa (c.gubitosa@peacelink.it) cura il bollettino "PeaceLink News" e Olivier Turquet (turquet@dada.it) raccoglie quanto, in questa tragica situazione, puo' dare adito alla speranza con il bollettino "Buone Nuove" (buone@peacelink.it).
Cosa e' la RETE ANTIGUERRA?
Per i militanti del movimento pacifista PeaceLink ha organizzato una "rete antiguerra", ossia una mappa di indirizzi e-mail e di telefoni per favorire la nascita e la crescita di comitati contro la guerra in ogni comune d'Italia. Questa "rete antiguerra" distribuira' rapidamente sul territorio nazionale volantini gia' impaginati, pronti da stampare, ciclostilare (o fotocopiare) e diffondere. I volantini sono in formato RTF, inattaccabile dal virus Melissa e da qualsiasi altro virus. La nostra posta elettronica, la consultazione del sito di PeaceLink e i file inviati sono privi di virus. Per le scelte tecniche effettuate e' categoricamente escluso che si possano contrarre virus collegandosi con PeaceLink e con la rete antiguerra di PeaceLink.
Infine e' disponibile sul sito PeaceLink il modulo di indisponibilita' alla guerra per i militari italiani (anche a ferma prolungata o di carriera) che non volessero partecipare, per ragioni di fedelta' alla Costituzione italiana e per ragioni di coscienza, ad azioni armate in questo conflitto.
Per inviare informazioni o richieste alla portavoce di
PeaceLink, Francesca Ciarallo, puo' utilizzare il suo indirizzo e-mail:
info@peacelink.it
- DOCUMENTI ALLEGATI -
Si riportano qui di seguito gli articolo fondanti della
Nato, in modo che ognuno possa farsi un'opinione documentata per rispondere
alla domanda: "La Nato sta agendo in obbedienza o in contrasto con i suoi
principi costitutivi?" Si allegano inoltre documenti e materiali considerati
importanti per la comprensione dei meccanismi del diritto internazionale.
Trattato Nord Atlantico (NATO)
(Washington, 4 aprile 1949)
Gli Stati partecipanti al presente Trattato,
- nel riaffermare la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto dell'ONU e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi,
- decisi a salvaguardare la liberta' dei loro popoli, il loro retaggio comune e la loro civilta', fondati sui principi della democrazia, sulle liberta' individuali e sul predominio del diritto,
- desiderosi di favorire nella regione dell'Atlantico settentrionale il benessere e la stabilita',
- decisi a riunire i loro sforzi per la loro difesa collettiva e per il mantenimento della pace e della sicurezza,
si sono accordati sul presente Trattato Nord Atlantico:
Art.1 - Le parti si impegnano, come e' stabilito nello Statuto dell'ONU, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale nella quale potrebbero essere implicate, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all'impiego della forza in modo incompatibile con gli scopi dell'ONU.
Art.2 - Le parti contribuiranno allo sviluppo di relazioni internazionali pacifiche ed amichevoli, rafforzando le loro libere istituzioni, assicurando una migliore comprensione dei principi su cui tali istituzioni sono basate e sviluppando le condizioni atte a garantire la stabilita' e il benessere. Esse si sforzeranno di eliminare tutti i contrasti nella loro politica economica internazionale ed incoraggeranno la cooperazione economica reciproca.
Art.3 - Allo scopo di conseguire con maggiore efficacia gli obiettivi del presente Trattato, le parti, agendo individualmente e congiuntamente, in modo continuo ed effettivo, mediante lo sviluppo delle loro risorse e prestandosi reciproca assistenza, manterranno e svilupperanno la loro capacita' individuale e collettiva di resistenza ad un attacco armato.
Art.4 - Le parti si consulteranno ogni volta che, nell'opinione di una di esse, l'integrita' territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di una di esse siano minacciate.
Art.5 - Le parti convengono che un attacco armato contro una o piu' di esse in Europa o nell'America settentrionale sara' considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi ognuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall'art.51 dello Statuto dell'ONU, assistera' la parte o le parti attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudichera' necessaria, ivi compreso l'impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico Settentrionale.
Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure in conseguenza di esso saranno immediatamente segnalati al Consiglio di Sicurezza. Tali misure verranno sospese quando il Consiglio di Sicurezza avra' adottato le disposizioni necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.
Art.6 - Agli effetti dell'art.5, per attacco armato contro una o piu' parti si intende un attacco armato:
- contro il territorio di una di esse in Europa o nell'America settentrionale, contro i Dipartimenti francesi d'Algeria, contro il territorio della Turchia o contro le isole situate sotto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell'Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro;
- contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti che si trovino su detti territori o in qualsiasi altra regione d'Europa nella quale alla data di entrata in vigore del presente Trattato siano stazionate forze di occupazione di una delle parti, o che si trovino nel Mare Mediterraneo o nella zona dell'Atlantico a nord del Tropico del Cancro, o al di sopra di essi. (*)
(*) La parte dell'articolo 6 concernente i Dipartimenti
francesi d'Algeria non e' piu' in vigore mentre il territorio comprendente
nazioni della Nato si e' ampliato con l'ingresso di nuove nazioni nell'Alleanza.
Statuto delle Nazioni Unite
(San Francisco, 25 ottobre 1945)
Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi
- a salvaguardare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanita',
- a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignita' e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,
- a creare le condizioni in cui la giustizia e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti,
- a promuovere il progresso sociale ed un piu' elementare tenore di vita in una piu' ampia liberta',
e per tali fini
- a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l'uno con l'altro in rapporti di buon vicinato,
- ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,
- ad assicurare, mediante l'accettazione di principi e l'istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sara' usata, salvo che nell'interesse comune,
- ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,
abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini.
In conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella citta' di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite e istituiscono un'organizzazione internazionale che sara' denominata le Nazioni Unite.
Art.1
I fini delle Nazioni Unite sono:
1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformita' ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace;
2. Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodecisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale;
3. Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione;
4. Costituire un centro per il coordinamento delle attivita' delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.
Art.2
L'Organizzone e i suoi Membri, nel perseguire i fini enunciati nell'articolo 1, devono agire in conformita' ai seguenti principi:
(...)
3. I Membri devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale, e la giustizia, non siano messe in pericolo.
4. I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrita' territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.
5. I Membri devono dare alle Nazioni Unite ogni assistenza in qualsiasi azione che queste intraprendono in conformita' alle disposizioni del presente Statuto, e devono astenersi dal dare assistenza a qualsiasi Stato contro cui le Nazioni Unite intraprendono un'azione preventiva o coercitiva.
L'art.23 definisce la composizione del Consiglio di Sicurezza: 15 membri delle Nazioni Unite di cui 5 permanenti (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) e 10 a rotazione (eletti ogni 2 anni). Le decisioni del Consiglio di Sicurezza richiedono 9 voti su 15 e nessun voto contrario dei cinque membri permanenti; una nazione che sia parte di una controversia deve astenersi dal voto (art.27).
Art.26
Al fine di promuovere lo stabilimento ed il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti, il Consiglio di Sicurezza ha il compito di formulare, con l'ausilio del Comitato di Stato Maggiore previsto dall'art.47, piani da sottoporre ai Membri delle Nazioni Unite per l'istituzione di un sistema di disciplina degli armamenti.
Art.33
1. Le parti di una controversia, la continuazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, devono, anzitutto, perseguirne una soluzione mediante negoziati, inchiesta, mediazione, conciliazione, arbitrato, regolamento giudiziale, ricorso ad organizzazioni od accordi regionali, od altri mezzi pacifici di loro scelta.
2. Il Consiglio di Sicurezza, ove lo ritenga necessario, invita le parti a regolare la loro controversia mediante tali mezzi.
Art.41
Il Consiglio di Sicurezza puo' decidere quali misure, non implicanti l'impiego della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e puo' invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure. Queste possono comprendere un'interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche.
Art.42
Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste nell'articolo 41 siano inadeguate o si siano dimostrate inadeguate, esso puo' intraprendere con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione puo' comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite.
Art.43
1. Al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta ed in conformita' ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate, l'assistenza e le facilitazioni, compreso il diritto di passaggio, necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Art.46
I piani per l'impiego delle forze armate sono stabiliti dal Consiglio di Sicurezza coadiuvato dal Comitato di Stato Maggiore.
Art.47
(...)
2. Il Comitato di Stato Maggiore e' composto dai Capi di Stato Maggiore dei Membri permanenti del Consiglio di Sicurezza o di loro rappresentanti (...)
3. Il Comitato di Stato Maggiore ha, alle dipendenze del Consiglio di Sicurezza, la responsabilita' della direzione strategica di tutte le forze armate messe a disposizione del Consiglio di Sicurezza...
Art.51
Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di legittima difesa individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintanto che' il Consiglio di sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale...
Art.52
1. Nessuna disposizione del presente Statuto preclude l'esistenza di accordi od organizzazioni regionali per la trattazione di quelle questioni concernenti il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, che si prestino ad un'azione regionale, perche' tali accordi od organizzazioni e le loro attivita' siano conformi ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
2. I Membri delle Nazioni Unite che partecipino a tali accordi od organizzazioni devono fare ogni sforzo per giungere ad una soluzione delle controversie di carattere locale mediante tali accordi od organizzazioni regionali prima di deferirle al Consiglio di Sicurezza.
3. Il Consiglio di Sicurezza incoraggia lo sviluppo della soluzione pacifica dele controversie di carattere locale, mediante gli accordi e le organizzazioni regionali, sia su iniziativa degli Stati interessati, sia per deferimento da parte del Consiglio di sicurezza.
Art.53
Il Consiglio di Sicurezza utilizza, se nel caso, gli accordi
o le organizzazioni regionali per operazioni coercitive sotto la sua direzione.
Tuttavia
nessuna azione coercitiva puo' essere intrapresa in base ad accordi regionali
o da parte di organizzazioni regionali senza l'autorizzazione del Consiglio
di Sicurezza.
Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli
(Algeri, 4 luglio 1976)
Art.1
Ogni popolo ha diritto all'esistenza.
Art.2
Ogni popolo ha diritto al rispetto della propria identita' nazionale e culturale.
Art.3
Ogni popolo ha il diritto di conservare pacificamente il proprio territorio e di ritornarvi in caso di espulsione.
Art.4
Nessuno, per ragioni di identita' nazionale o culturale, puo' essere oggetto di massacro, tortura, persecuzione, deportazione, espulsione, o essere sottoposto a condizioni di vita tali da compromettere l'identita' o l'integrita' del popolo a cui appartiene.
Art.5
Ogni popolo ha il diritto imprescindibile e inalienabile all'autodeterminazione. Esso decide il proprio statuto politico in piena liberta' e senza alcuna ingerenza esterna.
Art.6
Ogni popolo ha il diritto di liberarsi da qualsiasi dominazione coloniale o straniera diretta o indiretta e da qualsiasi regime razzista.
Art.19
Quando un popolo rappresenta una minoranza nell'ambito di uno Stato, ha il diritto al rispetto della propria identita', delle tradizioni, della lingua, del patrimonio culturale.
Art.20
I membri della minoranza devono godere senza discriminazione degli stessi diritti che spettano agli altri cittadini e devono partecipare in condizioni di uguaglianza alla vita pubblica.
Art.21
L'esercizio di tali diritti deve realizzarsi nel rispetto degli interessi legittimi della comunita' presa nel suo insieme e non puo' autorizzare lesioni dell'integrita' territoriale e dell'unita' politica dello Stato, quando questo si comporti in conformita' con tutti i principi enunciati nella presente Dichiarazione.
Art.27
Le violazioni piu' gravi dei diritti fondamentali dei popoli, soprattutto il loro diritto all'esistenza, costituiscono crimini internazionali che comportano la responsabilita' penale individuale dei loro autori.
Art.28
Ogni popolo i cui diritti fondamentali sono gravemente misconosciuti ha il diritto di farli valere soprattutto attraverso la lotta politica o sindacale e anche, in ultima istanza, attraverso il ricorso alla forza.
Dichiarazione approvata il 4 luglio 1976 a seguito
della Conferenza che ha riunito ad Algeri, su iniziativa della Fondazione
Lelio Basso, rappresentanti dei movimenti di liberazione e della solidarieta'
internazionale. Essa, pur non essendo fonte normativa, e' considerata una
fonte prenormativa che ha avuto influenza nell'elaborazione giuridica successiva.
Convenzione sul Genocidio
Il 9 dicembre 1948 l'Assemblea Generale dell'Onu approvo' una Convezione che defini' il "genocidio" (art.2) nel seguente modo:
"Per genocidio si intende uno qualsiasi degli atti seguenti, commessi con l'intento di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale:
a) uccisione di membri del gruppo;
b) attentato grave all'integrita' fisica o mentale dei membri del gruppo;
c) sottomissione intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale;
d) misure tendenti a impedire le nascite nell'ambito del gruppo;
e) trasferimento forzato di fanciulli di un gruppo in un altro gruppo".
La Convenzione delle Nazioni Unite e' stata criticata per l'indeterminatezza delle sanzioni, lasciate per intero alla discrezionalita' degli stati firmatari che dovrebbero punire chi ha agito non di rado in obbedienza ad ordini provenienti dai poteri statali. Per tale ragione e' stato salutato come con grande passo in avanti la recente nascita del Tribunale Penale Internazionale, a cui pero' gli Stati Uniti hanno negato il proprio consenso non firmando a Roma l'atto costitutivo.
(Fonte: "Dizionario di politica", Utet, voce "genocidio")
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Testo approvato dall’Assemblea generale dell’ONU il 10 dicembre del 1948 con 48 voti favorevoli, 8 astenuti e nessuno contrario.
Preambolo
Considerando che il riconoscimento della dignita' inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili costituisce il fondamento della liberta', della pace e della giustizia nel mondo;
Considerando che il non riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno condotto ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanita' e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria, e' stato proclamato come l’aspirazione piu' alta dell’uomo;
Considerando che i diritti dell’uomo siano protetti da un regime di diritto per cui l’uomo non sia mai costretto, in supremo ricorso, alla rivolta contro la tirannia e l’oppressione;
Considerando che nella Carta dei popoli le Nazioni Unite hanno proclamato di nuovo la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignita' e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne, e che si sono dichiarati decisi a favorire il progresso sociale e a instaurare le migliori condizioni di vita nella liberta' piu' grande;
Considerando che gli Stati-Membri si sono impegnati ad assicurare, in cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell’uomo e delle liberta' fondamentali;
Considerando che una concezione comune di questi diritti di liberta' e' della massima importanza per assolvere pienamente a tale impegno;
L’Assemblea generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come l’ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni affinche' tutti gli individui e tutti gli organi della societa', tenendo sempre presente allo spirito tale dichiarazione, si sforzino, attraverso l’insegnamento e l’educazione, di sviluppare il rispetto di tali diritti e liberta' e di assicurarne, attraverso misure progressive di ordine nazionale e internazionale, il riconoscimento e la applicazione universale ed effettiva, sia fra le popolazioni degli Stati-Membri stessi, sia fra quelle dei territori riposti sotto la loro giurisdizione.
Art.1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignita' e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternita' vicendevole.
Art.2 - Ognuno puo' valersi di tutti i diritti e di tutte le liberta' proclamate nella presente dichiarazione, senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d’opinione politica e di qualsiasi altra opinione, d’origine nazionale o sociale, che derivi da fortuna, nascita o da qualsiasi altra situazione. Inoltre non si fara' alcuna distinzione basata sullo statuto politico, amministrativo o internazionale del paese o del territorio a cui una persona appartiene, sia detto territorio indipendente, sotto tutela o non autonomo, o subisca qualunque altra limitazione di sovranita'.
Art.3 - Ogni individuo ha diritto alla vita, alla liberta' e alla sicurezza della sua persona.
Art.4 - Nessuno potra' essere tenuto in schiavitu' ne' in servitu'; la schiavitu' e la tratta degli schiavi sono proibiti in tutte le loro forme.
Art.5 - Nessuno sara' sottoposto a tortura ne' a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Art.6 - Ognuno ha diritto al riconoscimento della propria personalita' giuridica, in ogni luogo.
Art. 7 - Tutti sono uguali di fronte alla legge ed hanno diritto - senza distinzione - ad un’eguale protezione contro qualsiasi provocazione ad una simile discriminazione.
Art.8 - Ogni persona ha diritto ad un ricorso effettivo davanti alle competenti giurisdizioni nazionali contro atti che violano i diritti fondamentali riconosciutile dalla Costituzione o dalla legge.
Art.9 - Nessuno puo' arbitrariamente essere arrestato, detenuto ne' esiliato.
Art.10 - Ogni persona ha diritto - in piena eguaglianza - a che la sua causa sia ascoltata equamente e pubblicamente da un tribunale indipendente e imparziale, che decidera' sia dei suoi diritti e dei suoi obblighi, sia del fondamento di qualunque accusa in materia penale, rivolta contro di essa.
Art.11 - 1) Ogni persona accusata di un reato e' presunta innocente fino a che la sua colpevolezza sia stata legalmente stabilita nel corso di un processo pubblico, in cui tutte le garanzie necessarie alla sua difesa le siano state assicurate; 2) Nessuno verra' condannato per azioni o omissioni, che al momento in cui sono state commesse non costituiscono reato in base al diritto nazionale o internazionale. Parimenti non sara' inflitta alcuna pena piu' forte di quella che era praticata al momento in cui il reato e' stato commesso.
Art. 12 - Nessuno sara' oggetto di ingerenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, ne' di lesioni al suo onore ed alla sua reputazione. Ogni persona ha diritto alla protezione della legge contro simili ingerenze e lesioni.
Art.13 - 1) Ogni persona ha diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza entro i confini di uno Stato; 2) Ogni persona ha diritto di abbandonare qualsiasi paese, compreso il proprio, e di rientrare nel proprio paese.
Art.14 - 1) Di fronte alla persecuzione ogni persona ha diritto di cercare asilo e di beneficiare dell’esilio in altri paesi; 2) Tale diritto non si puo' invocare in caso di persecuzione realmente fondata su un reato di diritto comune o su azioni contrarie ai principii e agli scopi delle Nazioni Unite.
Art.15 - 1) Ogni individuo ha diritto ad una nazionalita'; 2) Nessuno puo' arbitrariamente venir privato ne' della propria nazionalita' ne' del diritto di cambiare nazionalita'.
Art. 16 - 1) Raggiunta l’eta' nubile, l’uomo e la donna, senza restrizione di sorta per cio' che riguarda la razza, la nazionalita' o la religione, hanno diritto di sposarsi e di fondare una famiglia. Hanno pari diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e al momento del suo scioglimento; 2) Il matrimonio non si puo' concludere che con il pieno e libero consenso dei futuri sposi; 3) La famiglia e' l’elemento naturale e fondamentale della societa' e ha diritto alla protezione della societa' e dello Stato.
Art.17 - 1) Ogni persona, tanto sola quanto in collettivita', ha diritto alla proprieta'; 2) Nessuno puo' arbitrariamente esser privato della sua proprieta'.
Art.18 - Ogni persona ha diritto alla liberta' di cambiare religione, come pure di manifestare la propria religione o convinzione sola o in comune, in pubblico o in privato, con l’insegnamento, le pratiche, il culto e la celebrazione dei riti.
Art.19 - Ogni individuo ha diritto alla liberta' d’opinione e d’espressione, il che implica il diritto di non venir disturbato a causa delle proprie opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere con qualunque mezzo di espressione, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee.
Art.20 - 1) Ogni persona ha il diritto alla liberta' di riunione e di associazione pacifica; 2) Nessuno puo' essere costretto a far parte di una associazione.
Art.21 - 1) Ogni persona ha diritto di partecipare alla direzione degli affari pubblici del suo paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente eletti; 2) Ogni persona ha diritto ad accedere, in condizioni di uguaglianza, alle cariche pubbliche del proprio paese; 3) La volonta' del popolo e' il fondamento dell’autorita' dei poteri pubblici; questa volonta' dev’essere espressa con elezioni serie, che devono aver luogo periodicamente, a suffragio universale uguale e con voto segreto o seguendo una procedura equivalente, che garantisca la liberta' del voto.
Art.22 - Ogni persona, in quanto membro della societa', ha diritto alla sicurezza sociale; ha la facolta' di ottenere soddisfazioni dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignita' e al libero sviluppo della sua personalita', grazie allo sforzo nazionale ed alla cooperazione internazionale, tenuto conto dell’organizzazione e delle risorse dei singoli paesi.
Art.23 - 1) Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta del suo lavoro, a condizioni eque e soddisfacenti di lavoro e alla protezione contro la disoccupazione; 2) Tutti hanno diritto, senza discriminazione, ad un salario uguale per lavoro uguale; 3) Chi lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente, che assicuri a lui ed alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignita' umana e integrata, se opportuno, da ogni altro mezzo di protezione sociale; 4) Ogni persona ha diritto di fondare con altri dei sindacati e affiliarsi a dei sindacati per la difesa dei suoi interessi.
Art.24 - Ogni persona ha diritto al riposo e allo svago, in particolare ad una ragionevole limitazione della durata del lavoro ed a vacanze periodiche pagate.
Art.25 - 1) Ogni persona ha diritto ad un livello di vita sufficiente ad assicurare la salute e il benessere suo e della sua famiglia, specialmente per quanto concerne l’alimentazione, l’abbigliamento, l’alloggio, le cure mediche e i servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, di malattia, d’invalidita', di vedovanza, o negli altri casi di perdita dei propri mezzi di sussistenza in seguito a circostanze indipendenti dalla sua volonta'; 2) La maternita' e l’infanzia hanno diritto ad un aiuto e ad un’assistenza speciali.Tutti i bambini, nati sia nel matrimonio sia fuori del matrimonio, godono della medesima protezione sociale.
Art.26 - 1) Ogni persona ha diritto alla educazione. Essa dev’essere gratuita, almeno per quanto riguarda l’insegnamento elementare e fondamentale. L’insegnamento elementare e' obbligatorio. L’insegnamento tecnico e professionale deve essere diffuso. L’accesso agli studi superiori deve essere aperto a tutti, in piena uguaglianza, in base ai meriti; 2) L’educazione deve mirare al pieno sviluppo della personalita' umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle liberta' fondamentali. Essa deve favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra tutte le Nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi, come pure lo sviluppo delle attivita' delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace; 3) I genitori hanno in primo luogo il diritto di scegliere il genere di educazione da impartire ai loro figli.
Art.27 - 1) Ogni persona ha il diritto di partecipare liberamente alla vita culturale della comunita', di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai benefici che ne risultano; 2) Ognuno ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria o artistica di cui e' autore.
Art.28 - Ogni persona ha diritto a che, sul piano sociale e su quello internazionale, regni un ordine tale che i diritti e le liberta' enunciate nella presente Dichiarazione possano trovarvi pieno sviluppo.
Art.29 - 1) L’individuo ha dei doveri nei confronti della
comunita', nella quale e' possibile il libero e pieno sviluppo della sua
personalita'; 2) Nell’esercizio dei suoi diritti e nel godimento delle
sue liberta' ognuno e' soggetto unicamente alle limitazioni stabilite dalla
legge, esclusivamente allo scopo di assicurare il riconoscimento ed il
rispetto dei diritti e delle liberta' altrui e di soddisfare alle giuste
esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in
una societa' democratica; 3) Tali diritti e liberta' non potranno in alcun
caso esercitarsi in opposizione agli scopi e ai principi delle Nazioni
Unite.
Art.30 - Nessuna disposizione della presente Dichiarazione
puo' essere interpretata come implicante, per uno Stato, un gruppo o un
individuo, un qualsiasi diritto di dedicarsi ad una attivita' o di compiere
un’azione mirante alla distruzione dei diritti e delle liberta' qui enunciate.
Le convenzioni di Ginevra
Le convenzioni di Ginevra sono quattro trattati internazionali per la protezione dei civili in tempo di guerra, il trattamento dei prigionieri di guerra e l’assistenza ai feriti e agli ammalati nelle forze armate. La prima convenzione risale al 1864, la seconda al 1906, la terza al 1929; la quarta fu firmata a Ginevra il 12 agosto 1949.
I trattati di protezione subirono profonde revisioni nel 1949 sull’onda dell’indignazione per il trattamento riservato a prigionieri di guerra e civili durante la seconda guerra mondiale da alcuni dei partecipanti al conflitto, in particolare Germania e Giappone. La convenzione del 1949 prevedeva speciali condizioni per i feriti, i minori di 15 anni, le donne in stato interessante e gli anziani. Era proibita la discriminazione razziale, religiosa, nazionale e politica. Erano anche proibite la tortura, la punizione collettiva, la rappresaglia, la distruzione ingiustificata di beni e l’uso forzato di civili da parte di forze di occupazione.
Il trattato del 1949 invitava a trattare i prigionieri in modo umano, a nutrirli adeguatamente e a rifornirli di generi di conforto. I prigionieri, poi, non dovevano essere obbligati a rivelare informazioni che andassero oltre quelle strettamente necessarie.
Molti paesi hanno formalmente accettato tutte o quasi le convenzioni umanitarie come vincolanti; una nazione non e' libera di ritirare la propria ratifica delle convenzioni in tempo di guerra.
Nonostante i processi ai criminali di guerra istruiti dopo la seconda guerra mondiale, che sancivano l’illegalita' della violazione di queste norme secondo la legge internazionale, non esiste ancora un apparato in grado di operare un controllo sulle violazioni e processare o punire i responsabili.
(Fonte: Adn Kronos)
In tempo di guerra alcuni giornali danno titoli che
deformano le notizie, censurano i lettori, non si attengono ai doveri di
rettifica delle informazioni inesatte o errate. Percio' e' bene chiedere
ai giornalisti che rispettino questi loro obblighi.
La Carta dei doveri del giornalista
Consiglio Nazionale Ordine dei giornalisti
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
(Roma, 8 luglio 1993)
PRINCIPI
Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all'informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verita' e con la maggiore accuratezza possibile.
(...)
La responsabilita' del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. il giornalista non puo' mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del governo o di altri organismi dello Stato.
(...)
Il giornalista corregge tempestivamente e accuratamente i suoi errori o le inesattezze, in conformita' con il dovere di rettifica nei modi stabiliti dalla legge, e favorisce la possibilita' di replica.
(...)
Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell'avvenimento. I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare ne' forzare il contenuto degli articoli o delle notizie.
(...)
Il commento e l'opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo che non sia quello posto dalla legge per l'offesa e la diffamazione delle persone.
DOVERI
Il giornalista e' responsabile del proprio lavoro verso i cittadini e deve favorire il loro dialogo con gli organi di informazione. E si impegna a creare strumenti idonei (garanti dei lettori, pagine per i lettori, spazi per le repliche, ecc.) dando la massima diffusione alla loro attivita'.
(...)
Il giornalista non puo' discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali, opinioni politiche.
(...)
RETTIFICA E REPLICA
Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.
Rettifica quindi con tempestivita' e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l'errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunita'.
ART.2 LEGGE N.69 3/2/63
"E' diritto insopprimibile dei giornalisti la liberta'
di informazione e di critica, limitata all'osservanza delle norme di legge
dettate a tutela della personalita' altrui ed e' loro obbligo inderogabile
il rispetto della verita' sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri
imposti dalla lealta' e dalla buona fede. Devono essere rettificare le
notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori..."
Militare: sei contrario a questa guerra?
Il documento seguente e’ un fac-simile di dichiarazione di indisponibilita' per i militari (anche a ferma prolungata e in servizio permanente) che non volessero partecipare ad azioni di guerra in questo conflitto. Il testo e' stato scritto da Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, con la consulenza del magistrato Domenico Gallo, membro del comitato scientifico di PeaceLink.
Al comandante dell'unita' militare
e per conoscenza ai membri della Commissione Difesa della Camera e del Senato
Oggetto: comunicazione ai sensi dell'articolo 25 del Regolamento di Disciplina Militare
Io sottoscritto ........................…………………………….
nato a..................................... il …………………………
in servizio presso l'unita' militare....................................
dichiaro quanto segue.
Sono entrato nelle Forze Armate italiane desideroso di offrire il mio contributo, con il massimo del mio impegno e della mia serieta' di uomo e cittadino, ai compiti istituzionali a cui le Forze Armate sono preposte. Non rinnego nulla della mia scelta di militare.
Tuttavia l'impiego delle Forze Armate Italiane nel conflitto del Kossovo mi pone problemi morali e giuridici circa la legittimita' e le modalita' dell'intervento armato in Kossovo. Per cui, come uomo e come cittadino, e ai sensi dell'articolo 21 della Costituzione che mi permette di esprimere il mio parere, intendo porvi a conoscenza delle seguenti osservazioni:
- l'articolo 11 della Costituzione Italiana recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Quindi la mia partecipazione ad un intervento di guerra in Kossovo non rispetterebbe lo spirito di questo articolo che esplicitamente non solo "esclude" ma "ripudia" (termine ancora piu' forte e perentorio) la guerra come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Ovviamente cio' non esclude la partecipazione di militari italiani ad un contingente di caschi blu dell'Onu (o di forze comunque autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu) per azioni di polizia internazionale che tutelino le popolazioni del Kossovo. Infatti la seconda parte dell'articolo 11 della Costituzione italiana afferma che l'Italia "consente in condizioni di parita' con gli altri stati alle limitazioni di sovranita' necessarie ad un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo." Poiche' sono entrato nelle Forze Armate italiane giurando fedelta' alla Costituzione, sentirei di venir meno a tale giuramento se partecipassi a questo conflitto e pertanto, per quanto mi riguarda, desidero essere esonerato da ogni impiego bellico in questo conflitto che contrasti con l'articolo 11 della Costituzione.
- Quando sono entrato nelle Forze armate sapevo di mettere a disposizione la mia vita, ma, giurando fedelta' alla Costituzione, ho giurato fedelta' all'articolo 52: "La difesa della Patria e' sacro dovere del cittadino". La mia vita la metto e la mettero' a disposizione della Patria. Ma questo conflitto deborda dall'articolo 52 e potrebbe mettere a rischio la mia vita per ragioni che non attengono alla difesa della Patria.
- Sono consapevole che abbiamo l'obbligo di rispettare accordi internazionali sottoscritti dall'Italia e che in essi rientrino i miei doveri di militare. Ma proprio informandomi attentamente sugli obblighi internazionali, ho potuto appurare con assoluta certezza che l'intervento della Nato non ha autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Siamo nell'illegalita' dal punto di vista del diritto internazionale generale che ha fondamento nella Carta delle Nazioni Unite", ha dichiarato il professor Antonio Papisca, docente di Relazioni Internazionali all'Universita' di Padova, intervistato da Radio Vaticana (fonte: Avvenire 25/3/99). Questa informazione mi ha turbato e non vorrei rendermi corresponsabile di un'azione illegale nel senso citato.
La risoluzione dell'Onu n.1203 chiede la fine di una emergenza umanitaria e il ripristino della pace ma non autorizza l'uso delle armi e quindi io - ai sensi dell'articolo 11 della Costituzione - non sono autorizzato a compiere un'azione di guerra priva di legalita' internazionale e sono tenuto anzi a "ripudiarla".
- Sono consapevole che fra gli obblighi internazionali dell'Italia ci sia anche l'appartenenza alla Nato e tuttavia anche qui l'intervento Nato confligge con principi che non sono solo le disposizioni della Costituzione italiana e della Carta dell'Onu ma che sono gli stessi su cui la Nato sorge, ossia il Trattato Nord Atlantico firmato a Washington 50 anni fa (precisamente il 4 aprile 1949) e che e' ancora ora la fonte normativa suprema per le azioni militari della Nato. L'attuale intervento della Nato in Kossovo e contro Belgrado, pur con le finalita' "umanitarie" annunciate (salvo poi a verificarne gli effetti), non rientra nel principio di funzionamento della Nato in cui i paesi membri sono tenuti ad intervenire solo in caso di aggressione di un altro paese membro. E la guerra in Kossovo non e' contemplata in questo ambito, fuoriuscendo da quanto previsto dagli articoli 3, 4, 5 e 6. Quest'ultimo in particolare specifica in modo molto preciso, anche da un punto di vista geografico, cosa si intenda per "attacco armato contro una o piu' parti" della NATO: il Kossovo e la Jugoslavia non vi rientrano nella maniera piu' assoluta.
Mi rivolgo ai miei superiori con la consapevolezza di esprimermi non contro ma per l'adempimento dei compiti istituzionali per cui ho prestato il seguente giuramento:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservare la Costituzione e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e delle libere istituzioni" (legge 11/7/78, n.382).
Non intendo compiere con questa mia comunicazione alcun atto contrario all'obbedienza che nel regolamento di disciplina militare (approvato con DPR 18/7/86 n.545) e' cosi' definita all'art.5:
"1. L'obbedienza consiste nella esecuzione pronta, rispettosa e leale degli ordini attinenti al servizio e alla disciplina, in conformita' al giuramento prestato.
2. Il dovere dell'obbedienza e' assoluto, salvo i limiti posti dalla legge e dal successivo art.25".
Questa mia comunicazione rientra nel comma 2 dell'art.25 del regolamento che specifica: "Il militare al quale venga impartito un ordine che non ritenga conforme alle norme in vigore deve, con spirito di leale e fattiva partecipazione, farlo presente a chi lo ha impartito dichiarandone le ragioni, ed e' tenuto ad eseguirlo se l'ordine e' confermato".
Tuttavia sempre l'articolo 25 del Regolamento (citato nell'art.5 dello stesso) e' esplicito nel limitare l'obbedienza assoluta e nell'indicare quale mio dovere quello di non eseguire in alcun caso, neppure se mi venisse confermato, "un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni di Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato".
Pertanto la mia obbedienza, non potendo trasgredire la legge fondamentale dello stato (la Costituzione al suo art.11) e della Comunita' Internazionale (la Carta dell'Onu) non potra' essere assoluta e mi riservero' caso per caso di discernere se si dovessero porre in essere azioni di guerra la cui partecipazione personale costituisse reato ai sensi della Convenzione di Ginevra o violazione della Costituzione Italiana a cui ho giurato di essere fedele.
Tanto premesso e poiche' non intendo in alcun modo venir meno al mio giuramento militare di fedelta' alla Costituzione Italiana, dichiaro di essere fermamente intenzionato a compiere tutti i passi consentiti a me come cittadino in uniforme al fine di non eseguire alcun ordine in contrasto con la Costituzione Italiana.
In ogni caso faccio appello al rispetto della mia coscienza, delle mie convinzioni etiche, umanitarie e religiose riconosciuto dalle norme internazionali e nazionali che tutelano la persona di fronte a obblighi non accettabili per la coscienza, sulla base della "liberta’ di coscienza", valore primario dell'ordinamento democratico, come riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenza 476/91).
Con osservanza
Atteggiamento di colui che rifiuta di obbedire a un'imposizione
della legge o a un comando dell'autorita', in base a principi morali, religiosi,umanitari
o filosofici, che vietano di attenersi al comportamento prescritto.
Diversi tipi di obiezione di coscienza al servizio militare
La giurisprudenza ha distinto tra obiezione diretta (in cui si contesta il servizio militare, in quanto esso comporterebbe obblighi non accettabili per la coscienza) e indiretta (per la quale lo si rifiuta solo in quanto connesso con la guerra) ; tra obiezione generale (riguardante il servizio militare da prestarsi in qualsiasi guerra) e selettiva (inerente quello da prestarsi in una determinata guerra); tra obiezione assoluta (nei confronti di tutti gli aspetti del servizio militare) e relativa (rifiuto solo dei servizi comportanti l'uso personale delle armi); tra obiezione totale (riconosciuta per qualsiasi genere di motivazione) e parziale (per la quale si riconoscono solo determinati motivi, con l'esclusione ad es.delle convenzioni politiche); tra obiezione categorica (fondata su principi ritenuti di valore assoluto) e ipotetica (con la quale si chiamano in causa motivazioni storicamente individuate).
Fonte: Tactical Media Crew
Sintesi su informazioni rielaborate di Carlo Gubitosa
Ci siamo presi la briga di informarci sui costi della guerra e chi la fabbrica... chi la vende. Insomma tutto quello che stiamo sparando sulla Yugoslavia, tutto quello che
Stati Uniti ed Inghilterra hanno sparato sull'Iraq dal dicembre 98 ed ancora gli attacchi missilistici USA contro Afganistan e Sudan dell'agosto 98, solo per parlare degli ultimi mesi, quanto costa? o meglio quanto ci costa? Come potrebbero essere utilizzate queste risorse? E' tempo di iniziare a porsi certe domande.
LISTINO PREZZI
* F-117A Nighthawk - $ 45.000.000
* F-15 Eagle - $ 15.000.000
* F-16 Fighting Falcon - $ 20.000.000
* F/A-18 Hornet - $ 35.000.000
* B-52 Stratofortress - $ 74.000.000
* B-1B Lancer - $ 200.000.000
* B-2 Spirit - $ 1.300.000.00
* A-10/OA-10 Thunderbolt II - $ 8.800.000
* EA-6B Prowler - $ 52.000.000
* Tomahawk Cruise Missile - $ 1.000.000
* P-3C Orion - $ 36.000.000
* CH-53E Super Stallion Helicopter - $ 26.000.000
* AH-1W Super Cobra Helicopter - $ 10.700.000
DESCRIZIONI
F-117A Nighthawk
Iniziamo a vedere quanto costa il piu' fotografato di questi aerei il cosiddetto, dopo il suo abbattimento, "aereo invisibile" F-117A Nighthawk.
Oltre i dettagli tecnici che potete trovare sul sito dell'aviazione militare USA - http://www.af.mil - questo aereo e' equipaggiato con motori General
Electric, la decisione di costruirlo e' stata presa nel 1978 ed il progetto fu affidato alla Lockheed Aeronautical Systems Co. che tuttora fabbrica questo aereo. Il primo volo e' del 1981 ha iniziato ad operare dal 1982 e l'ultima versione e' del 1990. La sua carriera e' iniziata con l'invasione di Panama. Durante la Guerra del Golfo ha effettuato 1.270 missioni senza essere abbattuto. L'USAF afferma di averne ha disposizione 45 (44), la CNN dice che complessivamente gli USA ne hanno a disposizione circa 60 ed il costo di un singolo aereo (fonte USAF) e' di 45 milioni di dollari. Al cambio attuale 81 miliardi di lire. Se ne sono schiantati almeno 6 durante esercitazioni, ed anche durante una esibizione nel Maryland.
F-15 Eagle
Questo aereo nasce nel 1972 e viene consegnato per missioni operative nel 1976. E' un aereo costruito per non avere rivali nel combattimento aereo in quanto a manovrabilita' ed accelerazione. Nondimeno e' equipaggiato di un sofisticato apparato di guerra elettronica per la localizzazione degli avversari con ogni tempo e per la difesa e la dissimulazione verso i missili nemici. E' caratterizzato dal fatto che tutta questa strumentazione elettronica appare direttamente sul vetro (sul parabrezza) e questo fa si che il pilota non debba abbassare lo sguardo verso i comandi. Durante la Guerra del Golfo sono stati utilizzati per attaccare le rampe di lancio degli SCUD contro le basi dell'artiglieria Irachena. Nei combattimenti con altri aerei l'USAF accredita l'F-15 di un punteggio di 26 aerei iracheni abbattuti a 0 (come fosse una partita di calcio). E' il tipo di aereo che sta imponendo la "no-fly zone" all'Iraq. Costruiti da McDonnell Douglas Corp. monta motori Pratt Whitey. L'USAF afferma di averne a disposizione 274. Costa (fonte USAF) 15 milioni di dollari. Al cambio attuale quasi 27 miliardi di lire.
F-16 Fighting Falcon
L'aereo multiruolo, caccia, bombardiere, attacco e difesa e' stato costruito e sviluppato dagli USA e da altri 4 partner NATO, Olanda, Belgio, Norvegia e Danimarca. Primo volo effettuato nel 1976 ha poi subito continui aggiornamenti e modifiche. E' il tipo di aereo che ha effettuato piu' missioni durante la Guerra del Golfo (1991) ed e' comunemente in uso nei paesi NATO. Costruito da Lockheed Martin Corp., l'assemblaggio finale avviene in Europa (Belgio e Olanda) e' equipaggiato con motori General Electric o Pratt and Whitney. L'USAF afferma di averne ha disposizione 444, piu' 305 per l'Air National Guard, e 60 di riserva. Costa (fonte USAF) piu' di 20 milioni di dollari. Al cambio attuale 36 miliardi di lire.
Nota bene: gli europei hanno cercato di svincolarsi dagli Usa e di fare concorrenza all'F-16 progettando un aereo "tutto europeo": l'EFA (o Eurofighter 2000). Ma i costi di questo "concorrente" solo attualmente superiori ai 150 miliardi ed e' intuibile che questo costosissimo caccia europeo sia destinato a diventare un prodotto di lusso (costo al grammo: superiore all'oro) privo acquirenti al di fuori dell'Europa e non in grado di fare concorrenza agli aerei americani come l'F-16.
F/A-18 Hornet
L' F/A-18 e' un aereo solitamente trasportato su portaerei a disposizione dei Marines e della US Navy. Utilizzato sia come caccia che come bombardiere questo aereo e' l'evoluzione del famigerato F14 Tomcat (quello che Reagan mando' a bombardare la Libia nel 1985) viene utilizzato sia per il pattugliamento che per la protezione-copertura aerea, per i combattimenti aerei e per i bombardamenti a terra. Sviluppato fin dal 1978, l'ultima versione e' del 1995. Viene costruito dalla McDonnell Douglas, monta motori General Electric. Gli F/A 18 sono operativi in 37
squadroni nelle basi aeree di tutto il mondo e su 10 portaerei. Costa (fonte US Navy) 35 milioni di dollari. Al cambio attuale 63 miliardi di lire.
B-52 Stratofortress
I micidiali B-52 sono stati sviluppati dal 1955 e sono i bombardieri che hanno reso le pianure del Vietnam una superficie lunare. Sono riusciti a restare indispensabili per i progetti di dominio globale degli Stati Uniti, hanno infatti sganciato il 40% per cento degli ordigni che piegarono l'Iraq durante la Guerra del Golfo. Questo aereo e' vecchio di ormai 35 anni, ma gli analisti del Pentagono stimano che almeno fino al 2045. I B-52 possono volare per distanze virtualmente illimitate. I limiti sono costituiti dalla resistenza dell'equipaggio, puo' bombardare con armi di ogni tipo e puo' anche lanciare missili da crociera. E' costruito da Boeing Military Airplane Co., ha 8 motori Pratt Whitey. L'USAF afferma di averne ha disposizione 85, piu' 9 di riserva. Costa (fonte USAF) 74 milioni di dollari. Al cambio attuale piu' di 133 miliardi di lire.
B-1B Lancer
Bombardiere strategico a largo raggio, puo' effettuare voli intercontinentali e trasportare una grande quantita' di armamenti comprese armi nucleari, ma anche retromissili per la difesa dell'aereo e un imponente apparato di guerra elettronica. E' costruito da Rockwell International, North American Aircraft con contributi per la Offensive avionics di Boeing Military Airplane; e per la defensive avionics di AIL Division. Monta 4 motori General Electric. E' stato sviluppato dal 1985, l'ultima versione e' del 1988. Gli USA ne hanno a disposizione 92 unita'. Costa (fonte USAF) piu' di 200 milioni di dollari. Al cambio attuale quasi 360 miliardi di lire.
B-2 Spirit
Il B-2 Spirit e' un bombardiere invisibile pensato ai tempi della guerra fredda e' stato poi riconvertito e viene utilizzato per attaccare obiettivi molto bunkerizzati o comunque nei primi giorni di guerra contro difese antiaeree intatte, e infatti ha fatto la sua prima missione operativa nel primo giorno di bombardamento della Yugoslavia. Questo aereo e' il simbolo di come questo pianeta potrebbe essere diverso se lo sforzo economico fosse messo in campo per il benessere dell'umanita'. Viene costruito da un consorzio formato da Boeing Military Airplanes Co., General Electric Aircraft Engine Group and Hughes Training Inc., Link Division, motori General Electric. L'USAF afferma di averne a disposizione o in costruzione 21. Questo aereo, B-2 Spirit costa (fonte USAF) approssimativamente 1,3 miliardi di dollari. Al cambio attuale la spropositata cifra di 2.340 miliardi di lire. E' stato visto per la prima volta nel 1988 e non vogliamo pensare quante risorse sono state distrutte per sviluppare questa arma. Per farci un'idea della cifra basta pensare che il prestito di vitale importanza che il FMI sta concedendo alla Russia e' di 4,8 miliardi di dollari.
A-10/OA-10 Thunderbolt II
E' il primo aereo (1975) progettato specificatamente per attaccare a terra (truppe e carri armati) o comunque per operare in appoggio alla fanteria, usando proiettili all'uranio. E' dotato di sistemi di visione notturna e diversi accorgimenti che gli permettono di essere colpito senza subire grandi danni e continuare la missione. Nella Guerra del Golfo ha effettuato 8.100 sortite sparando il 90% dei missili Maverick usati durante il conflitto. Costruito da Fairchild Republic Co., monta motori General Electric. L'USAF afferma di averne ha disposizione 274. Costa (fonte USAF) 8,8 milioni di dollari. Al cambio attuale quasi 16 miliardi di lire.
EA-6B Prowler
Questo aereo e' purtroppo noto ai piu' perche' e' l'aereo che gli intoccabili Marines di base ad Aviano hanno utilizzato per uccidere 20 persone tranciando il cavo della funivia del Cermis. E' utilizzato per la guerra elettronica (accecare le difese nemiche etc.), e' costruito da Grumman Aircraft Corporation. I Marines ne hanno 20 a disposizione il costo di una singola unita' e' di 52 milioni di dollari (fonte Marine Corps). Al cambio attuale 93,6 miliardi di lire.
Tomahawk Cruise Missile
I Tomahawk sono il simbolo della cosiddetta "arma intelligente", utilizzati per la prima volta durante la Guerra del Golfo nel 1991. Dal 1995 c'e' un accordo con la Gran Bretagna che e' l'unico altro paese al quale gli USA hanno venduto questa arma (65 unita'). Sono dei missili che possono essere lanciati da terra, navi, sottomarini ed anche dai bombardieri B-52. Sono utilizzati per bersagli a grande distanza e viaggiano a circa 880 km/h a meno di un centinaio di metri d'altezza per sfuggire ai radar. Prodotti dalla Raytheon Systems Company costano circa 750.000 dollari l'uno ai quali bisogna aggiungere almeno 400.000 dollari per trasporto e mantenimento. [fonte CAQ] Tra Iraq, Afganistan e Sudan gli USA ne hanno sparati a meta' aprile almeno 400. Ossia almeno 460 milioni di dollari (828 miliardi di lire). Nell' ultimo anno sono state lanciate diverse centinaia di questi missili e come dice la US Navy "e' diventata l'arma preferita del Dipartimento di Stato".
P-3C Orion
Il P-3C Orion e' un quadrimotore utilizzato per la sorveglianza aerea diretta contro i sottomarini in Kosovo dovrebbe essere usato come ricognitore. E' prodotto dalla Lockheed Martin Aeronautical Systems Company costa 36 milioni di dollari circa 64,8 miliardi di lire.
CH-53E Super Stallion Helicopter
E' prodotto da Sikorsky Aircraft. I marines ne hanno 160; il costo di una unita' e' di piu' di 26 milioni di dollari, quasi 47 miliardi di lire.
AH-1W Super Cobra Helicopter
Il produttore di questo mezzo d'attacco e' la Bell Helicopter Textron. I marines ne hanno 147 il costo di una unita' e' di 10,7 milioni di dollari, piu' di 19 miliardi di lire.
Conclusioni
E questa e' solo una piccola parte delle armi impiegate in questi giorni per distruggere la Jugoslavia. A queste cifre occorre aggiungere i costi dell'armamentario che viene sparato, bombe missili ed altro piu' il costo (carburante, riparazioni, manutenzione, stipendi, oneri vari) di centinaia di milioni per ogni singolo volo. Possiamo pero' facilmente intuire come sarebbe un mondo dove queste risorse venissero convogliate per un uso sociale. Pensiamoci quando nella prossima finanziaria annunceranno l'ennesimo taglio alle pensioni, all'istruzione o alla sanita'.
Queste informazioni, insieme alle immagini delle armi
menzionate e ad altri approfondimenti, sono presenti sul sito web di Tactical
Media Crew, all'indirizzo http://www.tmcrew.org/news/nato/armi/index.htm
Informazioni tecniche per l'aiuto umanitario
Consorzio Italiano di Solidarieta'
Italian Consortium of Solidarity
Volontari
Occorre mandare un fax con la propria disponibilita' e il proprio curriculum all'ufficio ICS di Roma, indirizzato a Paolo Tamiazzo. Il numero di fax e' 06-85355083.
Raccolta di aiuti
C'e' una drammatica emergenza di cibo negli 8 campi profughi gestiti dall'ICS in Albania, soprattutto quello consumabile immediatamente:
scatolame, biscotti, cioccolata, marmellata. Inoltre i nostri operatori ci chiedono anche: succhi di frutta, fagioli secchi od in scatola, legumi in
genere, biscotti, latte in polvere, pannolini, assorbenti, garze, siringhe, disinfettanti, detersivi di ogni tipo e genere.
ICS non ha centri di raccolta. Invita tutte le associazioni a organizzare convogli in proprio e partire da Ancona o Bari per Durazzo. A Durazzo gli operatori ICS assisteranno i camion arrivati dal punto di vista logistico e doganale. Sul sito Web ICS ci sono tutte le informazioni necessarie ed i facsimile dei documenti da presentare alla dogana: http://www.mir.it/ics/notizie/convoglialbania.html.
E' necessario contattare sempre e comunque Cinzia Ballarin all'ufficio ICS di Genova: 010/2468099, oppure 0348/2715534.
Contribuire in denaro
La contribuzione in denaro ci permette di acquistare immediatamente in Albania i generi di prima necessita' per i campi profughi. Ogni versamento,
bancario o postale, va intestato a: Consorzio Italiano di Solidarieta' - Via San Luca, 15/11 - 16124 Genova, conto corrente postale 10 23 41 69
conto corrente bancario 8154-62 presso Monte dei Paschi di Siena Agenzia 1 di Genova (ABI 1030 CAB 1401)
La causale e': emergenza Kosovo - contro la guerra
I CAMPI IN ALBANIA
Impegno in Albania del Consorzio Italiano di Solidarieta' per i profughi kosovari Il Consorzio Italiano di Solidarieta' gestisce 6 campi profughi in Albania dal dicembre dello scorso anno assieme all'ACNUR:
- 1 campo a Burrel nel centro-nord dell'Albania
- 1 campo a Rubik nel centro-nord dell'Albania
- 3 campi a Golem nel centro dell'Albania fra Tirana e Durazzo
- 1 campo a Durazzo
- 1 campo a Korça (al confine con la Macedonia)
- 1 campo a Valona
Negli ultimi giorni sono arrivati nei nostri campi 6.000 persone, che abbiamo accolto e sistemato in condizioni drammatiche. Abbiamo raddoppiato
il nostro personale operante in Albania e i nostri operatori dei centri giovanili hanno lasciato Korça e Durazzo per lavorare nei campi.
Le necessita'
Le persone che arrivano hanno bisogno di tutto: cibo (scatolette, omogeneizzati, latte UHT, marmellata, biscotti, cioccolata), materiale
igienico-sanitario (kit per l'igiene personale, assorbenti, pannolini, disinfettanti). Dobbiamo acquistare nuovi mezzi di trasporto, letti, cucine
da campo e coperte. Nuovi lavori di ampliamento dei campi si rendono necessari in pochissimi giorni per far fronte all'inarrestabile flusso di
profughi. Chiediamo uno sforzo straordinario dei gruppi italiani della solidarieta' e dei cittadini e delle cittadine italiane per raccogliere denaro. Per
smontare alcuni dei pezzi sporchi di questa guerra e' necessario accogliere queste persone con tutti i diritti ed in sicurezza, in modo che nessun
esercito le possa utilizzare come pedine di pressione, ne' siano preda degli scafisti. Vi chiediamo di aiutare l'ICS ed i suoi operatori che in questi
giorni lavorano 24 ore su 24 in Albania.
PER ALTRE INFORMAZIONI
Consorzio Italiano di Solidarieta'
Via San Luca 15/11, 16124 Genova - Tel 010 2468099
fax 010 2471188 - email: icsge@tin.it
web: http:// www.mir.it/ics
ccp 10234169 - Causale Emergenza Kosovo - contro la
guerra
AGIMI
(in albanese significa "alba")
Agimi e' un'associazione italo-albanese senza fini di lucro attiva dal 1992 e attua interventi umanitari miranti ad aiutare la popolazione albanese nel suo paese. Dal 1993 promuove la "Campagna Kossovo" insieme a Pax Christi, Beati i Costruttori di Pace e Movimento Internazionale della Riconciliazione. E' referente per l'Albania, come organizzazione di volontariato di base, della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il presidente e' don Giuseppe Colavero, che e' anche il direttore del mensile bilingue (italiano-albanese) "Agimi".
Agimi promuove in Italia l'organizzazione dei volontari che per almeno una settimana vogliano impegnersi in Italia e/o in Albania e chiede contributi economici da mettere a disposizione delle famiglie albanesi accoglienti secondo il progetto.
Per contatti: tel./fax 0836-586079 - 0368.3865055 - 0836-485088 - 0335.5442634
Agimi - Otranto
ccp 527739
Via degli Eroi 1
73020 Carpignano Salentino (LE)
e-mail: agimi.otranto@anet.it
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intensi sforzi economici per offrire al movimento per la pace un servizio
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