Per provare a capire il complicato scenario geopolitico in cui si inseriscono
gli attentati dell' 11 settembre a New York e al Pentagono puo' essere utile
partire da Baku, capitale dell'Azerbaijan , un luogo triste e desolato, uno
dei tanti emblemi dello sfacelo del gigante sovietico.
Sulle spiagge di Baku che si affacciano sul Mar Caspio si stagliano spettrali
sagome di piattaforme petrolifere abbandonate , collegate tra loro da tralicci
di ferro arrugginito.Enormi blocchi di cemento si staccano dai basamenti delle
piattaforme e cadono in mare, uno scenario che si ripete per decine di chilometri.
Ma Baku non è nulla di quello che sembra, Baku è la Nuova Frontiera.
Lì ,tra le strade polverose e l'odore del petrolio che pervade l'aria,
c'e' uno strano fermento, la sensazione che qui si sta decidendo il futuro assetto
economico del mondo intero.Nel solo Azerbaijan si stima che la produzione di
petrolio potrebbe arrivare nei prossimi anni a una quantita' pari a quella dell'
Iran o dell' Iraq prima delle sanzioni.
Ma sono stime per difetto, fatte dalle stesse multinazionali petrolifere che
concorrono all'aggiudicazione delle concessioni per l'estrazione, che ovviamente
preferiscono minimizzare per evitare un rialzo dei prezzi delle concessioni
e sono stime che non tengono conto delle prospettive di future attivita' esplorative
nella zona. In realta' tra gli addetti ai lavori serpeggia un malcelato clima
da corsa all'oro: tutte le maggiori compagnie petrolifere mondiali sono già
presenti nella zona e hanno avviato progetti di notevole entità.
Non è solo l'Azerbaijan, gia' importante zona petrolifera ai tempi dell'
Unione Sovietica, a costituire la nuova frontiera petrolifera:si stima che se
comprendiamo anche Uzbekistan, Kazakistan, Turkmenistan, Kirgisistan e Tagikistan
le riserve di petrolio e gas naturale presenti nella zona siano quantificabili
in misura variabile tra il 20 e il 30% del fabbisogno mondiale. Una quantità
enorme, spropositata, che rende chiara una semplice conclusione logica: nei
prossimi 50 anni chi controllera' la commercializzazione delle produzioni di
idrocarburi caucasici sara' di fatto la vera superpotenza mondiale.
Un lungo filo rosso
L'oleodotto Baku-Novorossijsk e' il primo tentativo da parte della Russia di
sbloccare l'export dei prodotti petroliferi caucasici, un progetto ambizioso
che , se portato a compimento con lo sbocco nel Mediterraneo, avrebbe posto
la Russia in una posizione di assoluto vantaggio nel controllo del mercato petrolifero
del futuro.
Gli Stati Uniti non nascondono la loro preoccupazione , preferendo ad ogni costo
la realizzazione di altri tracciati attraverso Pakistan e Turchia, paesi tradizionalmente
sotto il controllo americano. Il progetto dell'oleodotto russo deve quindi scontrarsi
con le guerre messe in atto dall'alleanza atlantica proprio nei luoghi cruciali
del passaggio.L'instabilita' creata dalle operazioni Nato in Iraq e poi in Kosovo
ha messo a dura prova l'opzione di una rete russa di oleodotti e gasdotti, facendo
prendere quota alla soluzione Americana con passaggio attraverso la Turchia.
Le guerre presentate come operazioni per la tutela dei diritti umani e del diritto
internazionale, in realta' hanno spianato la strada alla creazione di un Grande
Oriente petrolifero sotto il controllo Americano.
Rimane solo da risolvere il nodo cruciale dell' Afghanistan che taglia con una
sottile striscia di territorio il confine del Tajikistan , impedendo l'accesso
diretto al territorio pakistano. Alla data degli attentati negli Usa questa
importantissima porzione di territorio afghano si trovava gia' sotto il controllo
dei guerriglieri dell'Alleanza del Nord finanziati e sostenuti dagli americani.
Anche l'uccisione del loro comandante Massud puo' quindi essere vista come un
attacco agli Stati Uniti.
Tutti contro tutti
C'e' una guerra mondiale in atto da almeno dieci anni e nessuno ci aveva avvertito.
Dietro una apparente comunione di intenti di gran parte della comunita' internazionale
sotto l'ala dell'indiscussa superpotenza americana si celano intricate battaglie
e inimicizie. Una guerra sotterranea ma reale, sullo sfondo gli immensi giacimenti
caucasici
La posta in gioco è altissima e ci sono diversi soggetti che intendono
giocare ognuno il proprio ruolo per non restare tagliati fuori:
Gli USA: Il rischio per gli Stati Uniti , nella corsa allo sfruttamento
delle risorse caucasiche, non e' da poco. Perdere la partita significherebbe
il rischio di abdicare dal ruolo di superpotenza unica mondiale e scivolare
verso una spaventosa recessione. E' con questo timore che da anni gli Stati
Uniti , come gli altri soggetti, combattono la loro guerra silenziosa fatta
di spie e di finanziamenti segreti a gruppi paramilitari , di vendite mirate
di armi e di supporto a distanza. Una guerra segreta in atto da anni che forse
oggi ha cominciato a sfuggire di mano.
La Russia: Ufficialmente ormai la Russia di Putin e' un'alleato esterno
dell'Alleanza Atlantica ma , dietro a grandi sorrisi e strette di mano, si cela
una competizione feroce.Le ambizioni di rivalsa del gigante decaduto sono reali,
e la crisi Cecena e' il teatro di un'altro scontro a distanza , un'altro intreccio
sulla via della rete futura di oleodotti e gasdotti.
I Paesi Islamici: Anche i paesi islamici , con in testa l'Arabia Saudita
,vogliono giocare il loro ruolo nella corsa alla Nuova Frontiera Orientale per
due principali motivi:
1. In tutta la regione del Caucaso la religione e la cultura islamica sono diffusissime,
questo apre la porta a un possibile scenario di alleanza tra i paesi arabi produttori
di petrolio e le instabili repubbliche caucasiche.
2.Il controllo da parte dei paesi arabi della produzione di petrolio caucasico
eviterebbe il crollo dei prezzi conseguente all'aumento della produzione mondiale
, assicurando un futuro di forza economica e politica.
In questo quadro si spiegano i finanziamenti a gruppi di guerriglieri e di terroristi
islamici da parte di paesi arabi sulla carta alleati degli Stati Uniti. Il recente
tentennamento da parte del fedele alleato saudita nella concessione delle basi
agli americani per le loro operazioni militari ha destato qualche sorpresa.Solo
un dubbio dettato da ragioni culturali e religiose o sono carte che cominciano
a scoprirsi?
L'Europa: Il ruolo dell'Europa e' il piu' complesso e difficile da decifrare
, l'impressione e' quella di vedere un gigante addormentato e distratto. La
mancanza di una vera politica estera comune da parte degli stati dell'unione
europea e un certo provincialismo dei leaders fanno apparire l'Europa sempre
in bilico nello scenario mondiale.In pratica non c'e' una strategia comune nella
grande competizione globale in atto, ma l'Europa si trova coinvolta a pieno
titolo.
Infatti l'ipotesi di un controllo russo sulle risorse del caucaso tirerebbe
in ballo anche l'Europa per ragioni geografiche e politiche: nel quadro di un'inevitabile
allargamento dell'Unione verso est ,capitali ,tecnologie e sbocchi commerciali
europei sarebbero essenziali alla disastrata Russia per avviare una vera produzione
in quantita' considerevoli. Non e' da escludere che anche la neonata moneta
unica europea possa divenire la moneta internazionale di scambio nel nuovo assetto
della produzione dei prodotti petroliferi. Euro contro Dollaro, l'Europa e la
Russia creerebbero la maggiore potenza economica mondiale. A discapito degli
Stati Uniti.
Le conclusioni
Ancora una volta e' evidente che dietro alle guerre ci sono ragioni di supremazia
economica. Gli attentati negli USA e la scoperta di una grande rete terroristica
che dispone di enormi mezzi finanziari fanno capire che negli ultimi anni la
guerra si e' combattuta a distanza , mediante il finanziamento e il sostegno
ora di questo ora di quell'altro gruppo estremista o separatista. Ogni soggetto
della grande disputa mondiale ha usato , spesso a loro insaputa, questi gruppi
per trarne benefici per la propria strategia. E' possibile che la situazione
sia sfuggita di mano oppure rimane l'ipotesi piu' inquietante che la guerra
sotterranea stia uscendo allo scoperto.
Da parte loro gli Stati Uniti potranno trarre dal male subìto con gli
attentati un vantaggio non da poco: partecipare militarmente in prima persona
con le loro truppe alla competizione proprio nell'area piu' delicata e strategica:
L'Afghanistan. E lo faranno col sostegno totale dell'opinione pubblica.
Paolo O. - 29-09-2001
Approfondimenti:
http://www.adl-cobas.org/oronero.htm
http://www.free-zzo.it/page24.html
http://www.peacelink.it/editorl/edit_57.html
http://web.tiscali.it/comunitagaggio/caucaso_rastello.htm