Da: bumu
Data: martedì 12 novembre 2002 21.17.45
A: "Undisclosed-Recipient:,"@coopsoc.it
Oggetto: [Lilliput-Lombardia] I camaleonti della carta stampata
 
Vi mando un articolo apparso su Liberazione oggi
Alessandro
 
I Camaleonti della carta stampata
L'informazione
Ritanna Armeni
Che cosa è stata Firenze? Se fra trent'anni qualcuno volesse cercare di capire e andasse a rivedere i giornali dell'epoca, diciamo quelli degli ultimi quindici giorni, capirebbe ben poco. Se, ad esempio, seguendo un ovvio criterio di importanza andasse a consultare il nostro più grande quotidiano nazionale, il Corriere della sera, ne uscirebbe con le idee confuse. Il Social forum europeo è stato - prima che esso si svolgesse - il luogo della violenza e del possibile collateralismo col terrorismo. Immagini di sangue, minacce, scontri fra dimostranti e polizia, saccheggi, distruzione. E poi il terrore per l'arte, quell'arte di cui Firenze è culla e di cui i vandali del Social forum avrebbero potuto essere distruttori. Titolo ad effetto, editoriali sgomenti fino a quel distillato di odio e di barbarie che è stato l'articolo di Oriana Fallaci.

E poi andiamo a "dopo Firenze". Non è successo nulla.


Tra realtà...

Un milione di persone in piazza, decine di dibattiti e seminari, una pacifica invasione del prezioso centro storico e il Perseo di Cellini non ha neppure una scalfittura, la Primavera di Botticelli non ha subìto neppure un graffio. Le immagini di sangue si cancellano in un sol colpo, i titoli ad effetto sbiadiscono, ritornano parole come "dialogo", "non violenza", civiltà. Di più. Il Corriere della sera si compiace di aver convinto con il suo dibattito on line i giovani a sfilare pacificamente e a parlare di futuro del mondo invece che sfasciare le vetrine. E ancora di più. Firenze - quel che è realmente avvenuto a Firenze - è cancellato, sono cancellati i suoi protagonisti, i loro ideali e i loro obiettivi, e tutto viene di nuovo trasportato in quel cielo della politica in cui dominano incontrastati, i Fassino e i Prodi, i Rutelli e i Berlusconi, che si autoelogiano per quello che hanno fatto e per quello che sono riusciti ad evitare. Tutto diventa di nuovo rarefatto e - diciamo la verità - del tutto inutile alla reale comprensione dei fatti.

Ci troviamo così di fronte ad un modo davvero singolare di fare informazione che disorienterà il nostro storico e il nostro curioso fra trent'anni, ma che nel frattempo disorienta parecchi contemporanei. E alcuni ne irrita.


E informazione virtuale
Prima di Firenze i grandi organi di informazione fanno una informazione "virtuale" su quello che loro "pensano" potrebbe accadere, o si augurano che accada o che nel migliore dei casi temono che accada. Dopo Firenze ne iniziano un'altra altrettanto "virtuale" su quel che il Social forum europeo sarebbe stato secondo il mondo della politica che a Firenze, nella maggior parte dei casi, non ci ha messo piede. E così lo stesso avvenimento da "terrorista" diventa "riformista", con la stessa disinvoltura con cui quei giovani da "delinquenti" diventano "ordinati manifestanti". E la città da possibile vittima si trasforma in accogliente comunità.

Ci vuole una bella faccia per fare un'operazione di questo tipo. Ci vuole un bel coraggio a dirigere un giornale che ama definirsi "imparziale" che fa dell'obiettività la sua bandiera e costruire una così ampia e pericolosa operazione di allarme e di paura come quella costruita dal Corriere della sera. Ci vuole una straordinaria dose di camaleontismo per passare da questa operazione ad una astratta discussione tutta nel palazzo fra chi di quel che è avvenuto a Firenze non sa nulla.

Ma tant'è. Non viviamo in tempi in cui un direttore di giornale che sbaglia si dimette o si autocritica. Anzi, forse, non si accorge neppure di aver fatto una brutta figura. Non è quello l'importante. L'importante è adeguarsi, accarezzare, fomentare i peggiori istinti, le paure, le inclinazioni classiste e razziste. Non ci meravigliamo più di tanto. Facciamo solo una sommessa preghiera: ci risparmino in futuro le affermazioni di imparzialità e di correttezza dell'informazione. Ci risparmino e si risparmino il ridicolo.