Allah e petrolio
Due secoli più tardi essi hanno posto le fondamenta di quella che oggi
è l'Arabia Saudita, ma è stata la scoperta dell'oro liquido a
cambiare la regione per sempre. Temendo la competizione della Gran Bretagna,
gli Stati Uniti hanno unito la Esso, la Texaco e la Mobil per formare la Arabian
American Oil Company (Aramco). Questo collegamento istituito nel 1933 è
stato rafforzato durante la seconda guerra mondiale, quando la base Usaf a Dhahran
fu ritenuta cruciale per "la difesa degli Stati Uniti". Il monarca
saudita ricevette milioni di dollari per favorire lo sviluppo del Regno Saudita.
Il regime era dispotico, ma era visto come un importante baluardo contro il
comunismo e il nazionalismo nella regione e, per questo motivo, gli Stati Uniti
scelsero di ignorare quanto accadeva dentro i suoi confini.
L'ingresso degli Stati Uniti e la creazione del Regno Saudita sono stati brillantemente
descritti in uno dei contributi più notevoli alla narrativa dell'Arabia:
la pentalogia "Le città di sale" del romanziere saudita in
esilio, Abdelrahman Munif, la cui nascita nel 1933 coincise con quella del nuovo
stato. La scrittura stratificata di Munif - selvaggia, surreale e satirica -
suscitò l'ira della famiglia reale. Fu privato della sua nazionalità
e bandito per sempre dal paese. I suoi libri sono diventati succulenta merce
di contrabbando circolante dappertutto, compresi i palazzi reali. Quando, circa
dieci anni fa, lo incontrai in un raro viaggio a Londra era lucido come sempre:
"Il ventesimo secolo è quasi finito, ma quando l'Occidente ci guarda
tutto ciò che vede è il petrolio e i petro-dollari. L'Arabia Saudita
non ha ancora una Costituzione, la gente è privata di tutti i diritti
più elementari, persino quello di sostenere il regime senza chiedere
il permesso. Le donne, che detengono una larga fetta della ricchezza privata
nel paese, sono trattate come cittadine di terza classe. A una donna non è
consentito lasciare il paese senza il permesso scritto di un parente maschio.
Tale situazione produce una cittadinanza disperata, senza un senso di dignità
o di appartenenza...".
Rivolte e complotti
Negata ogni apertura secolare, in una società in cui la famiglia reale
- un clan con molteplici fazioni e micro-fazioni - con i suoi mansueti sacerdoti
domina ogni aspetto della vita quotidiana, si verificarono negli anni '60 e
'70 una quantità di ribellioni. Uno dei romanzi di Munif, La trincea,
ha un finale notevole. Vi sono due complotti rivoluzionari, uno dei quali da
parte di giovani uomini arrabbiati ispirati da idee moderne. L'altro, invisibile,
dentro il palazzo. Tutto finisce in lacrime, con i coprifuochi e i tank per
le strade. I giovani rivoluzionari scoprono che ha avuto successo la rivolta
sbagliata. Il riferimento era all'assassinio di Re Feisal nel 1975 da parte
di un suo nipote, il principe Faisal Ibn Musaid. Dieci anni prima il fratello
di Ibn Musaid, il principe Khalid, un fervente Wahhabita, aveva dimostrato in
pubblico contro l'ingresso della televisione nel regno. La polizia saudita entrò
in casa sua e gli sparò uccidendolo. Ancora oggi, il principe Khalid
è venerato da credenti fondamentalisti e anni più tardi il governo
dei Taleban gli ha pagato il suo tributo bruciando in pubblico audio-cassette
e video e mettendo al bando la televisione.
Ma il Wahhabismo rimane la religione di stato dell'Arabia Saudita, importata
con i petro-dollari per finanziare l'estremismo in altre parti del mondo. Durante
la guerra contro l'Unione Sovietica, l'intelligence militare pakistana richiese
la presenza di un principe saudita per condurre la jihad in Afghanistan. Poiché
nessun volontario si era fatto avanti, i leader sauditi raccomandarono il rampollo
di una ricca famiglia vicina alla monarchia. Osama bin Laden fu spedito al confine
pakistano e arrivò in tempo per sentire Zbigniew Brezinski, consigliere
per la sicurezza nazionale del presidente Carter, turbante sulla testa, gridare:
"Allah è dalla vostra parte".
Osama, l'americano
Le scuole religiose in Pakistan, dove sono stati creati i Taleban, sono state
fondate dai sauditi con un'influenza Wahhabi molto forte. L'anno scorso, quando
i Taleban decisero di far saltare in aria i vecchi Budda, dagli antichi seminari
di Qom e al-Azhar giunsero appelli a desistere con la motivazione che l'Islam
è tollerante. Una delegazione Wahhabi dal Regno aveva consigliato ai
Taleban di eseguire il piano. Lo fecero. L'insistenza Wahhabi su una jihad permanente
contro tutti i nemici, musulmani e non, doveva lasciare un segno profondo sui
giovani che più tardi presero Kabul. L'atteggiamento degli Stati Uniti
in quei giorni era di simpatia. Un partito repubblicano zeppo di culti cristiani
poteva a malapena dare un consiglio su questa materia e sia Clinton che Blair
erano desiderosi di pubblicizzare la loro appartenenza al cristianesimo.
Proprio l'anno scorso, un ex esperto sul Pakistan del Dipartimento di Stato,
il liberal Stephen P. Cohen, scriveva sul Wall Street Journal (edizione asiatica,
23 ottobre 2000): "alcune madrassas, o scuole religiose, sono eccellenti".
Egli ammetteva che "altre sono il brodo di coltura per movimenti islamici
fondamentalisti e fautori della jihad", però costituivano solo il
12 per cento circa del totale. Queste, diceva "devono essere aggiornate
in modo da offrire ai loro studenti un'istruzione moderna". Tale indulgenza
riflette con precisione lo stato d'animo ufficiale prima dell'11 settembre.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, l'opposizione interna è stata completamente
dominata da gruppi religiosi. Questi Wahhabiti giudicano ora il Regno Saudita
degenerato per la sua connection americana. Altri erano demoralizzati perché
Riyadh non aveva difeso i palestinesi. La presenza dei soldati Usa nel paese
dopo la guerra del Golfo è stato un segnale per attacchi terroristici
contro i soldati e le basi. Coloro che li hanno ordinati erano sauditi, ma a
volte immigrati pakistani e filippini sono stati accusati e giustiziati per
rabbonire gli Stati Uniti.
Le forze di spedizione inviate in Pakistan per tagliare i tentacoli della piovra
Wahhabita possono avere successo oppure no, ma la sua testa è sana e
salva in Arabia Saudita, dove fa la guardia ai pozzi di petrolio mentre i tentacoli
le ricrescono, protetta dai soldati americani e dalla base Usaf a Dhahran. Il
fatto che Washington non abbia svincolato i suoi interessi vitali dal destino
della monarchia saudita potrebbe portare a ulteriori ritorni di fiamma. Andrebbe
raccolto l'avvertimento pronunciato per la prima volta dal poeta secolare arabo
del X secolo, Abul Ala al-Maari, che ancora oggi appare appropriato:"E
dove il principe comandò, ora il sibilo
Del vento soffia attraverso la corte dello stato:
'Qui', esso proclama, 'risiedeva un potentato
Che non sapeva sentire il pianto del debole'".
(Traduzione di Marina Impallomeni)