<<Come mai - si chiede il presidente Bush - siamo cosi'
odiati, quando siamo cosi' buoni ?? >>
I leaders statunitensi continuano a non curarsi degli effetti a lungo e medio
termine della loro politica estera, che li spinge ad utilizzare qualsiasi mezzo
per imporre al mondo la propria supremazia.
Il finanziamento da parte dell'amministrazione Reagan della contro-rivoluzione
anti-sandinista in Nicaragua (57.000 vittime), l'aiuto militare alla <lotta
contro il terrorismo> condotta dal governo di Ankara contro i kurdi (2-3.000.000
di rifugiati, decine di migliaia di vittime, 350 citta' e villaggi distrutti),
il sostegno incondizionato all'occupazione israeliana dei territori palestinesi,
sono stati tutti episodi che mostrano come i dirigenti statunitensi non si facciano
alcuno scrupolo ad appoggiare pratiche di violenza calcolata e <guerre a
bassa intensita'> che possono essere equiparate al terrorismo.
Ma, come mostra efficacemente la parabola di Osama bin Laden, i loro successi
di ieri possono essere scontati successivamente ad un prezzo altissimo.
Bin Laden e' il prodotto della vittoria statunitense contro i sovietici in Afghanistan:
quale sara' il costo del loro nuovo trionfo in questo paese ?
Il nuovo volto del mondo ....di
Ignacio Ramonet
tratto da Le Monde Diplomatique n.12, dicembre 2001
A tre mesi degli eventi dell'11 settembre, e' venuto il momento di fare un primo
bilancio. Indiscutibilmente dopo il ciclo che ha avuto inizio il 9 novembre
1989 -data della caduta del muro di Berlino. si e' aperto ora un nuovo periodo
storico.
(..) Gli autori dell'attentato hanno voluto colpire con forza, colpire al cuore
e colpire le menti.
E hanno ricercato effetti di almeno tre tipi: danni alle persone e alle cose,
un impatto simbolico, e un gigantesco shock mediatico.
Gli effetti del primo sono ben noti: la distruzione di circa 4000 vite umane.
(..)
Il secondo obiettivo mirava a colpire l'immaginazione e a svilire, offendere
e degradare i principali simboli della grandezza statunitense: i simboli della
sua egemonia imperiale in materia economica (il World Trade Center), militare
(il Pentagono), e politica (la Casa Bianca).
Il terzo obiettivo, era di ordine mediatico. Con una sorta di colpo di stato
televisivo, Osama bin Laden ha puntato ad occupare gli schermi (..).
La sua aggressione dell' 11 settembre gli ha dato accesso a tutti gli schermi
del mondo, offrendogli l'opportunita' di proclamare il suo messaggio planetario.
Gli Stati Uniti sono stati aggrediti per la prima volta sul loro stesso territorio.
(..) Sono riusciti a mantenere il loro sangue freddo e hanno saputo trarre profitto
dall'emozione internazionale e dalle solidarieta' espresse da quasi tutte le
cancellerie per rafforzare la loro egemonia planetaria.
Fin sal momento della scomparsa dell' Urss, nel dicembre 1991, si sapeva che
gli Stati Uniti erano l'unica superpotenza.
Ma c'erano, qui e la', alcuni recalcitranti -come la Russia, la Cina e a modo
suo la Francia- che esitavano ad ammetterlo. Gli eventi dell'11 settembre hanno
spazzato via ogni dubbio residuo: Mosca, Pechino, Parigi e tanti altri hanno
esplicitamente riconosciuto la supremazia americana.
(..) Tutti hanno capito che non era il momento dei distinguo <Chi non e'
con noi e' con i terroristi>, aveva avvertito Bush, aggiungendo che avrebbe
preso nota di chiunque, in questo particolare momento, sarebbe rimasto passivo...
Una volta constatato questo allineamento universale Washington ha adottato un
comportamento sovrano; in altri termini, non ha tenuto in minimo conto le raccomandazioni
o gli auspici dei paesi alleati.
(..)
La Russia non ha avuto un attimo di esitazione (..).Questo nuovo atteggiamento
significa, in parole povere, che su scala planetaria non esiste piu' alcuna
possibilita' di costituire una coalizione militare in grado di controbilinciare
gli Stati Uniti.
Il dominio militare americano e' ormai assoluto.
A questo riguardo la <punizione> inferta all'Afghanistan, con bombardamenti
a tappeto giorno e notte, rappresenta un terrificante avvertimento a tutti i
paesi del mondo.
Chiunque si opponga agli Stati Uniti si ritrovera' al loro cospetto, senza alleati,
esposto a bombardamenti a oltranza, fino ad essere riportato all'eta' della
pietra...L'elenco dei prossimi, eventuali <bersagli> e' stato annunciato
pubblicamente sulle colonne dei giornali americani: l'Iraq, l'Iran, la Siria,
lo Yemen, il Sudan, la Corea del Nord.
E c'e' un'altra lezione da imparare dopo l'11 settembre: sebbene la globalizzazione
prosegua e si affermi come principale caratteristica del mondo contemporaneo,
l'attuale crisi ne ha rivelato la vulnerabilita'.
Ecco perche' gli Stati Uniti sostengono l'urgenza di creare quello che si potrebbe
definire l'apparato di sicurezza della globalizzazione.
(..)
Ma si e' fatta sentire anche qualche voce che denuncia la responsabilita', quanto
meno parziale, della globalizzazione liberista negli avvenimenti dell'11 settembre.
In primo luogo perche' essa ha inasprito le ingiustizie, le disuguaglianze e
la poverta' su scala planetaria, e ha quindi aggravato la disperazione e il
rancore di persone ormai pronte alla rivolta.
Terrorismo, arma dei potenti
....di Noam Chomsky
tratto da Le Monde Diplomatique n.12, dicembre 2001
(..) La stessa aggressione dell' 11 settembre non e' stata finora rivendicata
ufficialmente. Questa nuova forma di terrore si manifesta come una sorta di
castigo, di punizione per un <comportamento generale>, non meglio precisato,
degli Stati Uniti e in generale dei paesi occidentali.
(..) In questi ultimi due secoli, noi americani abbiamo scacciato o sterminato popolazioni di indios -milioni di persone- conquistato la meta' del Messico, saccheggiato le regioni dei Caraibi e dell'America centrale, invaso Haiti e le Filippine, uccidendo in quest'ultima occasione anche 100mila filippini. Poi, dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo esteso il nostro dominio sul mondo nella maniera ben nota. Ma quasi sempre eravamo noi a uccidere e il combattimento avveniva al di fuori del nostro territorio nazionale.
(..) Gli esecutori ? Supponendo che si tratti della rete di bin Laden, nessuno conosce la genesi di questo gruppo fondamentalista meglio della Cia e dei suoi accoliti, che tanto ne hanno incoraggiato la nascita.
(..) Adesso, se si vuole spiegare l'area diffusa di simpatia di cui godono le reti di bin Laden, anche fra le classi dominanti dei paesi del sud del mondo, occorre considerare innanzitutto la collera che suscita l'appoggio degli Stati Uniti a regimi autoritari o dittatoriali di ogni sorta; occorre ricordarsi della politica americana che ha distrutto la societa' irachena consolidando nel contempo il regime di Saddam Hussein; occorre non dimenticare l'appoggio costante di Washington all'occupazione israeliana dei territori palestinesi dal 1967 ad oggi.
Nel momento in cui gli editoriali del New York Times lasciano intendere che <loro> ci detestano perche' noi difendiamo il capitalismo, la democrazia, i diritti umani, la separazione tra stato e chiesa, il Wall Street Journal, meglio informato, dopo aver parlato con banchieri e alti dirigenti non occidentali ci spiega che <ci> detestano perche' abbiamo ostacolato la democrazia e lo sviluppo economico e appoggiato regimi brutali, o addirittura terroristici.
(..) All'epoca di Reagan, il governo americano organizzo' una rete terroristica internazionale di dimensioni senza precendenti. E, se tale rete commise atrocita' innumerevoli da un capo all'altro del pianeta, il massimo impegno venne dedicato all'America latina.
IL DIRITTO INTERNAZIONALE E' DEBOLE...il caso del NICARAGUA.
Un caso, quello del Nicaragua, e' incontestabile: e infatti e' stato risolto dalla Corte internazionale dell'Aja e dalle Nazioni Unite. (..) Eppure, si trattava di un precedente ancora piu' estremo degli attentati dell' 11 settembre: la guerra dell'amministrazione Reagan contro il Nicaragua ha provocato 57000 vittime, fra cui 29000 morti (gli altri sono feriti o mutilati) e la rovina di un intero paese, forse in maniera irreversibile.
All'epoca il Nicaragua aveva reagito. Non facendo esplodere bombe a Washington, bensi' appellandosi alla corte internazionale di giustizia. E la Corte decise il 27 giugno 1986, dando ragione alle autorita' di Managua. Condanno' <l'uso illegale della forza> da parte degli Stati Uniti (che avevano minato i porti del Nicaragua) e ingiunse a Washington di porre fine al crimine, senza dimenticare di pagare danni e interessi rilevanti. Gli USA replicarono che non si sarebbero piegati a tale giudizio e che non avrebbero piu' riconosciuto la giurisdizione della Corte.
Allora il Nicaragua chiese al Consiglio di sicurezza dell'Onu l'adozione di una risoluzione secondo cui tutti gli stati erano tenuti a rispettare il diritto internazionale. Non si citava nessuno in particolare, ma il messaggio era evidente. Gli Stati Uniti esercitarono il loro diritto di veto contro questa risoluzione.A tutt'oggi sono quindi l'unico stato che sia stato condannato dalla Corte internazionale di giustizia e che nel contempo si sia opposto a una risoluzione che chiedeva il rispetto del diritto internazionale.
Dopo di che, il Nicaragua si rivolse all'Assemblea generale dell'Onu. La risoluzione proposta ottenne solo 3 voti negativi: quelli degli Stati Uniti, di Israele e del Salvador. L'anno successivo il Nicaragua richiese di votare sulla stessa risoluzione. Stavolta, soltanto Israele appoggio' la causa dell'amministrazione Reagan. Arrivato a questo punto, il Nicaragua aveva esaurito tutti i mezzi giuridici a sua disposizione, e tutti erano falliti, in un mondo dominato dalla forza.
(..) Si tratta di una vicenda per molti aspetti rivelatrice. Innanzitutto
rivela che il terrorismo funziona. E anche la violenza. In secondo luogo
ci si sbaglia a considerare il terrorismo uno strumento dei deboli. Come
la maggior parte delle armi di morte, il terrorismo e' soprattutto l'arma
dei potenti; quando si sostiene il contrario, cio' avviene unicamente perche'
i potenti controllano anche gli apparati ideologici e culturali che consentono
di far passare il terrore per qualcosa di diverso. Uno dei mezzi piu' correnti
di cui dispongono per ottenere tale risultato consiste nel far scomparire
la memoria degli avvenimenti di disturbo: in tal modo, nessuno se ne ricorda.