Pomodori che crescono con un gene preso da un pesce, patate contenenti
geni dei polli, il tabacco che contiene dei geni del criceto: quella che
era fantascienza oggi è scienza, attraverso l’ingegneria genetica.
E’ una scienza che fa paura però, visto che gli effetti di queste
manipolazioni sono spesso imprevedibili ed incontrollabili. Quando ci si
accorge di tentare un salto nel buio,
la parola d’ordine dovrebbe essere “precauzione”, ma dal mondo
politico giunge il via libera per i ricercatori. L’Unione Europea ha emanato
una direttiva che consente la brevettabilità degli esseri viventi
e l’Italia è pronta a recepirla, nonostante
l’opposizione del Wwf e del Comitato Scientifico Antivivisezionista.
”L’ingegneria genetica è una rivoluzione pari alla scoperta del
fuoco e alla rivoluzione industriale. L’economia industriale ruotava attorno
ai minerali, quella odierna attorno ai geni - afferma Jeremy Rifkin - Come
la rivoluzione industriale non era monolitica, ma presentava più
sfaccettature, così questa volta
dobbiamo scegliere: non privarci degli aspetti positivi, rigettando
quelli mostruosi. La mia generazione, per esempio, non ha rigettato il
nucleare, ma lo ha fatto quella successiva”. Rifkin, economista americano
noto per le sue posizioni d’avanguardia, illustra gli scenari suggeriti
dalla rivoluzione biotecnologica in Il
secolo biotech (Baldini & Castoldi ) ed ha accettato di rispondere
alle domande di Panda..
Cosa teme maggiormente dell’era biotecnologica ?
Il matrimonio tra computer e genetica è preoccupante. L’uomo
che si diverte ad imitare Dio, progettando esseri viventi a tavolino, mischiando
geni animali, vegetali ed umani non sa a cosa va incontro. Creando artificialmente
la vita, interrompiamo l’evoluzione che va avanti da milioni di anni e
facciamo scomparire la biodiversità, importante anche a livello
genetico. Gli stessi genitori della nuova era possono fare uno screening
genetico al nascituro eliminando tutti i geni cattivi ed ottenendo un essere
umano potenzialmente perfetto: ma non è mostruoso ciò ? E
se da grande non voleva essere come è stato disegnato ? I rischi
dell’eugenetica sono sempre in agguato.
Ci sono forti interessi economici in gioco ?
Alla vigilia dell’approvazione della direttiva europea la
Novartis, una delle multinazionali più attive nel settore, ha acquistato
intere pagine sui principali organi di informazione per fare pubblicità
ai benefici dell’ingegneria genetica.
Sì, solo negli Stati Uniti ci sono 1.300 società
biotecnologiche con 13 miliardi di dollari di fatturato e 100 mila addetti.
La biotecnologia farmaceutica, con la creazione di animali transgenici
per sperimentare farmaci è un settore importante, ma è nell’agricoltura
che sono concentrati gli sforzi, soprattutto per produrre piante resistenti
agli erbicidi, ai pesticidi e ai virus.
Le stesse aziende che producono erbicidi, hanno creato piante
transgeniche tolleranti ad essi. L’idea è di permettere ai contadini
di spruzzare gli erbicidi uccidendo le erbacce infestanti senza intaccare
i raccolti. In Australia si è verificato però
che un’erba infestante molto comune stava diventando sempre più
resistente all’erbicida della Monsanto e poteva tollerare quasi cinque
volte il dosaggio raccomandato prima di essere eliminata. I potenziali
impatti deleteri sulla fertilità del terreno, sulla qualità
dell’acqua e sugli insetti utili sono un inquietante promemoria del sempre
maggiore costo ambientale che molto
probabilmente accompagnerà l’introduzione di raccolti
resistenti ai pesticidi.
Le piante transgeniche possono porre un problema di inquinamento
genetico ?
Sicuramente. I transgeni possono migrare e percorrere distanze
molto più grandi di quelle che si immaginavano, diffondendosi negli
habitat naturali. L’incontrollabile diffusione di erbe superinfestanti,
la crescita di ceppi di batteri resistenti e di nuovi superinsetti e la
destabilizzazione dell’intero ecosistema non sono da sottovalutare. Chi
pagherà i danni? Le compagnie di assicurazione non sono disponibili
a pagare per le conseguenze visto che la scienza non è in grado
di quantificare l’entità dei danni. La responsabilità è
allora dei politici che devono aprire un dibattito su questi temi e decidere
solo
dopo aver ascoltato la società civile.
La nuova genetica produce solo mostri ?
Certamente no, dipende da come usiamo le nostre conoscenze.
In medicina, per esempio, lo screening genetico è utile per prevenire
l’insorgere di malattie, ma può essere fonte di discriminazione
se viene richiesto dal datore di lavoro o dalle assicurazioni. La coltura
dei tessuti, consistendo nel trattamento dei geni e non nella loro manipolazione,
è una tecnica positiva. Sono contrario invece alla sperimentazione
animale, agli xenotrapianti, all’uso a scopi militari della genetica, al
rilascio in natura di organismi geneticamente manipolati e alla brevettazione
degli esseri viventi.
Che problemi pone la brevettazione di una pianta, per esempio
?
Dovrebbe essere proibita per il solo fatto che si brevettano
invenzioni e non scoperte e perché consente alle multinazionali
di far profitti con le conoscenze dei popoli indigeni. In India hanno già
tentato di brevettare una pianta usata contro varie
malattie, il neem, per venderla in tutto il mondo, obbligando
anche chi la conosce e la usa da secoli a pagare per coltivarla. La Eli
Lily, l’industria farmaceutica che ha prodotto un farmaco contro il cancro
con un gene della pervinca rosa del Madagascar, sta ottenendo guadagni
inaspettati. Il Madagascar non ha ricevuto neanche un centesimo per la
fornitura e l’esportazione di una
delle sue risorse naturali. Questa privatizzazione della natura
è pericolosa per l’ambiente, per la salute e per l’economia globale
!