Intervista a Jeremy Rifkin
“La vita sotto brevetto” (da “Panda”,marzo 1999)


 


Pomodori che crescono con un gene preso da un pesce, patate contenenti geni dei polli, il tabacco che contiene dei geni del criceto: quella che era fantascienza oggi è scienza, attraverso l’ingegneria genetica. E’ una scienza che fa paura però, visto che gli effetti di queste manipolazioni sono spesso imprevedibili ed incontrollabili. Quando ci si accorge di tentare un salto nel buio,
 la parola d’ordine dovrebbe essere “precauzione”, ma dal mondo politico giunge il via libera per i ricercatori. L’Unione Europea ha emanato una direttiva che consente la brevettabilità degli esseri viventi e l’Italia è pronta a recepirla, nonostante
 l’opposizione del Wwf e del Comitato Scientifico Antivivisezionista. ”L’ingegneria genetica è una rivoluzione pari alla scoperta del fuoco e alla rivoluzione industriale. L’economia industriale ruotava attorno ai minerali, quella odierna attorno ai geni - afferma Jeremy Rifkin - Come la rivoluzione industriale non era monolitica, ma presentava più sfaccettature, così questa volta
 dobbiamo scegliere: non privarci degli aspetti positivi, rigettando quelli mostruosi. La mia generazione, per esempio, non ha rigettato il nucleare, ma lo ha fatto quella successiva”. Rifkin, economista americano noto per le sue posizioni d’avanguardia, illustra gli scenari suggeriti dalla rivoluzione biotecnologica in Il
secolo biotech (Baldini & Castoldi ) ed ha accettato di rispondere alle domande di Panda..

Cosa teme maggiormente dell’era biotecnologica ?
Il matrimonio tra computer e genetica è preoccupante. L’uomo che si diverte ad imitare Dio, progettando esseri viventi a tavolino, mischiando geni animali, vegetali ed umani non sa a cosa va incontro. Creando artificialmente la vita, interrompiamo l’evoluzione che va avanti da milioni di anni e facciamo scomparire la biodiversità, importante anche a livello genetico. Gli stessi genitori della nuova era possono fare uno screening genetico al nascituro eliminando tutti i geni cattivi ed ottenendo un essere umano potenzialmente perfetto: ma non è mostruoso ciò ? E se da grande non voleva essere come è stato disegnato ? I rischi dell’eugenetica sono sempre in agguato.

 Ci sono forti interessi economici in gioco ?
 Alla vigilia dell’approvazione della direttiva europea la Novartis, una delle multinazionali più attive nel settore, ha acquistato intere pagine sui principali organi di informazione per fare pubblicità ai benefici dell’ingegneria genetica.
 Sì, solo negli Stati Uniti ci sono 1.300 società biotecnologiche con 13 miliardi di dollari di fatturato e 100 mila addetti. La biotecnologia farmaceutica, con la creazione di animali transgenici per sperimentare farmaci è un settore importante, ma è nell’agricoltura che sono concentrati gli sforzi, soprattutto per produrre piante resistenti agli erbicidi, ai pesticidi e ai virus.
 Le stesse aziende che producono erbicidi, hanno creato piante transgeniche tolleranti ad essi. L’idea è di permettere ai contadini di spruzzare gli erbicidi uccidendo le erbacce infestanti senza intaccare i raccolti. In Australia si è verificato però
 che un’erba infestante molto comune stava diventando sempre più resistente all’erbicida della Monsanto e poteva tollerare quasi cinque volte il dosaggio raccomandato prima di essere eliminata. I potenziali impatti deleteri sulla fertilità del terreno, sulla qualità dell’acqua e sugli insetti utili sono un inquietante promemoria del sempre maggiore costo ambientale che molto
 probabilmente accompagnerà l’introduzione di raccolti resistenti ai pesticidi.

Le piante transgeniche possono porre un problema di inquinamento genetico ?
 Sicuramente. I transgeni possono migrare e percorrere distanze molto più grandi di quelle che si immaginavano, diffondendosi negli habitat naturali. L’incontrollabile diffusione di erbe superinfestanti, la crescita di ceppi di batteri resistenti e di nuovi superinsetti e la destabilizzazione dell’intero ecosistema non sono da sottovalutare. Chi pagherà i danni? Le compagnie di assicurazione non sono disponibili a pagare per le conseguenze visto che la scienza non è in grado di quantificare l’entità dei danni. La responsabilità è allora dei politici che devono aprire un dibattito su questi temi e decidere solo
 dopo aver ascoltato la società civile.

 La nuova genetica produce solo mostri ?
 Certamente no, dipende da come usiamo le  nostre conoscenze. In medicina, per esempio, lo screening genetico è utile per prevenire l’insorgere di malattie, ma può essere fonte di discriminazione se viene richiesto dal datore di lavoro o dalle assicurazioni. La coltura dei tessuti, consistendo nel trattamento dei geni e non nella loro manipolazione, è una tecnica positiva. Sono contrario invece alla sperimentazione animale, agli xenotrapianti, all’uso a scopi militari della genetica, al rilascio in natura di organismi geneticamente manipolati e alla brevettazione degli esseri viventi.

 Che problemi pone la brevettazione di una pianta, per esempio ?
 Dovrebbe essere proibita per il solo fatto che si brevettano invenzioni e non scoperte e perché consente alle multinazionali di far profitti con le conoscenze dei popoli indigeni. In India hanno già tentato di brevettare una pianta usata contro varie
 malattie, il neem, per venderla in tutto il mondo, obbligando anche chi la conosce e la usa da secoli a pagare per coltivarla. La Eli Lily, l’industria farmaceutica che ha prodotto un farmaco contro il cancro con un gene della pervinca rosa del Madagascar, sta ottenendo guadagni inaspettati. Il Madagascar non ha ricevuto neanche un centesimo per la fornitura e l’esportazione di una
 delle sue risorse naturali. Questa privatizzazione della natura è pericolosa per l’ambiente, per la salute e per l’economia globale !