Dal sito di Legambiente un sondaggio nell'UE.

02 Maggio 2000
    BIOTECH: IN AGRICOLTURA NON RIDUCONO L'USO DEI PESTICIDI

    Il 62% del campione rappresentativo intervistato (16mila persone nei 15 Stati membri dell'Ue) rifiuta decisamente di utilizzare olio contenente soia modificata. Il 67% non gradirebbe utilizzare lo zucchero proveniente da canna da zucchero geneticamente modificata. Solo il 19% mangerebbe uova prodotte da galline allevate con mangimi trattati con tecniche di bioingegneria. Questi alcuni dati tra i più significativi del sondaggio "Eurobarometer 2000 Summary Report" recentemente presentato a Bruxelles.
"Risulta sempre difficoltoso dare una corretta informazione sulle applicazioni delle biotecnologie - ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante - ma comunque le previsioni del presidente del Cnr Lucio Bianco, sul futuro (roseo) delle biotecnologie, non ci sembrano corrispondere al vero. Riteniamo pericoloso infatti, accomunare i settori della farmaceutica e dell'agro-alimentare come campi rappresentativi dell'inarrestabile sviluppo futuro delle tecniche biotecnologiche. I due settori non sono certo similari. Se nel primo lo sviluppo delle
biotecnologie può aprire nuovi scenari per la cura e la prevenzione di diverse patologie, nel secondo sono sempre meno le persone favorevoli all'uso di tecniche di ingegneria genetica a favore invece di prodotti tipici, naturali, e a preparazione tradizionale". A sostegno di questa teoria la Commissione Europea che, attraverso l'Eurobarometro, ha effettuato un sondaggio nei 15 Paesi Membri relativo all'atteggiamento delle persone nei confronti delle biotecnologie. I principali risultati dello studio rivelano un calo significativo della fiducia delle persone rispetto a tali
tecniche. In particolar modo, se le applicazioni nel campo medico e farmaceutico non sollevano grandi timori, l'uso della bioingegneria in agricoltura e alimentazione non incontra il favore dei cittadini. E proprio alle applicazioni in campo alimentare suscitano le maggiori preoccupazioni rispetto ai rischi futuri. La maggior parte degli intervistati non appoggia quindi tale pratica. Due terzi di questi non comprerebbero mai frutta geneticamente modificata, e circa la metà è disposta a pagare cifre più elevate pur di ottenere alimenti privi di Ogm. Se il 22% degli intervistati
dichiara di poter cucinare con olio contenente una piccola percentuale di soia modificata, il 62% del campione rifiuta decisamente tale ipotesi, e addirittura l'81% si dichiara non disponibile a nutrirsi con uova prodotte da galline allevate con mangimi geneticamente modificati. "Rispetto alla solita argomentazione secondo la quale con l'introduzione di Ogm in agricoltura si potranno ridurre i quantitativi di pesticidi chimici attualmente utilizzati, - ha concluso Ferrante - vorrei ricordare un solo dato: secondo la rivista Terra e Vita "in Usa coltivando 15 milioni di
ettari con fenotipo prevalente di piante geneticamente modificate (Pgm) tolleranti all'erbicida, il consumo di glifosate direttamente legato alla diffusione delle varietà trasgeniche ha registrato un incremento quantitativo pari al 70% e complessivamente il consumo degli erbicidi per la soia è aumentato del 29% in quantità. Inoltre l'aumento dell'impiego del glifosate non è andato a detrimento degli altri principali principi attivi (imazetaphir, pendimethalin, trifuralin, ecc.)"".