ARRIVA DAGLI USA IL PESCE BIO-TECNOLOGICO
(CNN-REUTERS) Mentre a Strasburgo il Parlamento europeo vota le norme
che nei prossimi anni regoleranno autorizzazioni, controlli ed esportazioni
degli organismi geneticamente modificati in Europa, il fronte ambientalista
lancia un nuovo allarme legato al cosiddetto 'cibo di Frankestein': sotto
accusa questa volta è il salmone dell'Atlantico, "modificato" da
una azienda
biotecnologica statunitense con l'ormone della crescita di un pesce
e i geni in grado di attivarlo di un altro. Risultato? Salmoni in grado
di crescere e diventare adulti dieci volte più rapidamente che gli
altri esemplari della loro specie. Un guadagno enorme per l'industria ittica
che con questa modificazione genetica potrebbe addirittura dimezzare i
costi della crescita di salmoni e trote di allevamento. Ma anche un rischio
altissimo per i delicati equilibri dell'ecosistema. La battaglia è
nota: da una parte i sostenitori delle biotecnologie sostengono che le
modificazioni genetiche potrebbero contribuire a diminuire la fame nei
Paesi in via di sviluppo, tagliare i costi per la produzione di cibo, ridurre
la necessità di utilizzo dei pesticidi. Dall'altra gli ambientalisti
paventano gli effetti a lungo termine sulla salute umana (che, al momento,
nessuno può prevedere) e soprattutto sull'ambiente dove l'inserimento
di organismi non passati al vaglio della selezione delle specie accelererà
il processo già in corso di diminuzione della biodiversità
e potrebbe comportare mutamenti dagli effetti imprevedibili e incontrollabili.
Sul nuovo super-pesce, si sprecano le rassicurazioni: la tecnologia utilizzata
per la modificazione genetica, sostiene l'azienda produttrice, è
precisa e sicura, e i pesci biotech sono sterili. Ma dal Centro per la
Sicurezza alimentare di Washington arriva la smentita: "Non è possibile
assicurare al cento per cento che gli esemplari geneticamente modificati
siano sterili. E una volta che un pesce viene liberato in natura, non lo
si può richiamare indietro. Muta e si riproduce. La probabilità
è bassa, ma se anche solo pochi di questi pesci sfuggissero al controllo
e si accoppiassero con pesci liberi in natura le conseguenze sarebbero
enormi: nessuno potrebbe fermare un inquinamento genetico che porterebbe
alla distruzione della specie". La notizia ha provocato enorme scalpore
in Gran Bretagna, il Paese europeo dove i cibi biotecnologici sono più
diffusi e dove i consumatori da tempo hanno cominciato a boicottare alcuni
prodotti che non considerano sicuri per la loro salute. Qui gli ambientalisti
non hanno scordato la battaglia condotta lo scorso anno quando si diffuse
la notizia di un esperimento simile a questo condotto in Scozia. A difendere
i salmoni in questo caso ci sono anche le associazioni dei pescatori: "
I salmoni sono unici e altamente complessi - sostiene la Salmon e Trout
Association, la lobby dei pescatori - sono in grado di migrare per migliaia
di chilometri e sono poi comunque in grado di tornare a casa. Un'evoluzione
che trae le sue origini dall'ultima era glaciale. Nel caso un pesce modificato
geneticamente scappasse, potrebbe accoppiarsi con i pesci in libertà
e interrompere questo processo". Nonostante tutte le
preoccupazioni, l'azienda produttrice spera che le autorità
statunitensi concedano entro un anno i permessi per la commercializzazione
ad uso alimentare umano dei pesci biotecnologici.
CHI INQUINA NON PAGA SE E' BIOTECH
(CNN-REUTERS) Le aziende del biotech non dovranno rispondere civilmente
di eventuali danni ambientali provocati dalle piante geneticamente modificate
da loro commercializzate nell'Unione europea. Il Parlamento europeo, riunito
in sessione plenaria a Strasburgo, ha respinto infatti una serie di emendamenti
'garantisti' alla direttiva - già approvata dal Consiglio - che
regolamenterà le autorizzazioni per la sperimentazione e la
commercializzazione di organismi geneticamente modificati. Gli emendamenti
prevedevano la responsabilità civile per le aziende delle biotecnologie
in caso di contaminazione di altre coltivazioni (secondo il noto principio
secondo cui 'chi inquina paga') e misure per fermare "l'inquinamento genetico",
prevedendo in particolare l'interdizione delle coltivazioni di organismi
geneticamente modificati contenenti geni 'marcatori' di resistenza agli
antibiotici. Le modifiche alla direttiva erano state proposte da alcuni
deputati - sostenuti da ambientalisti e associazioni dei consumatori -
secondo i quali le aziende dovevano assumersi l'onere di eventuali danni
ambientali o alla salute dei consumatori causati dai loro prodotti geneticamente
modificati. Le industrie del agrobiotecnologiche europee hanno osteggiato
fieramente la clausola che le avrebbe costrette a contrarre assicurazioni
per coprire i rischi dal costo altissimo, minacciando anche di trasferirsi
fuori dal vecchio continente in caso di approvazione. Per l'approvazione
degli emendamenti alla direttiva era necessario l'appoggio della maggioranza
più un voto dei membri dell'Europarlamento, cioè 314 voti
a favore. Entrambi gli emendamenti, pur avendo una maggioranza di voti
a favore, non hanno però raggiunto il quorum necessario e sono stati
dichiarati 'non approvati'. La normativa approvata dal Parlamento europeo,
che rivede la precedente regolamentazione del 1990 largamente superata
dai tempi, rende comunque più rigorosi i controlli e le condizioni
per le autorizzazioni comunitarie di ogni nuovo organismo geneticamente
modificato (Ogm). Il testo prevede disposizioni dettagliate sulla valutazione
preventiva e sulla gestione dei rischi potenziali degli Ogm, compresa la
sorveglianza su eventuali effetti a lungo termine delle coltivazioni
transgeniche sull'ambiente e sulla salute umana e animale; la validità
delle autorizzazioni degli Ogm, oggi di durata illimitata, viene ridotta
a dieci anni; sono previste l'etichettatura obbligatoria e la "rintracciabilità"
del materiale geneticamente modificato lungo tutti i passaggi della sua
commercializzazione. Vengono disposte, inoltre, alcune procedure obbligatorie
di informazione e consultazione dei cittadini sia prima dell'autorizzazione
di nuovi Ogm, che nel momento in cui dovessero concretizzarsi rischi a
seguito della disseminazione. Per la responsabilità civile è
passato un emendamento più 'morbido' che invita genericamente l'Unione
europea a instaurare un regime comunitario di responsabilità civile
per ogni tipo di danno ambientale, qualunque ne sia la causa. Sui geni
'marcatori' di resistenza agli antibiotici, è passato invece un
emendamento che stabilisce la loro eliminazione progressiva dei marcatori
degli Ogm a partire dal 2005.
QUALI RISCHI DAGLI OGM?
(CNN-REUTERS) "Esistono rischi potenziali, sia per la salute umana
che per l'ambiente, legati agli organismi geneticamente modificati (Ogm)".
Il monito viene da Hartwig de Haen, numero tre della Fao e a capo del Dipartimento
economico e sociale. All'indomani della bocciatura dell'emendamento, fieramente
osteggiato dalla lobby del biotech, che avrebbe costretto le
aziende agrobiotecnologiche ad assumersi la responsabilità civile
sui danni eventualmente provocati alla salute o all'ambiente dai loro prodotti,
il nuovo allarme sul rischio a lungo termine dei cibi transgenici arriva
dalla Fao, l'organizzazione mondiale per l'agricoltura dell'Onu. Quasi
a dire: se le industrie del biotech non si fidano dei loro prodotti, perché
dovremmo fidarci noi? De Haen ha sostenuto la necessità di una "valutazione
dei rischi, caso per caso". La preoccupazione è destata in particolare
modo dal rischio di allergie che potrebbero essere provocate dal trasferimento
di un gene da una pianta all'altra. "Se succederà o no, dipenderà
solo da quale gene verrà preso da una pianta, e su quale pianta
verrà trasferito", ha aggiunto. L'alto funzionario della Fao ha
comunque ammesso che al momento non esistono prove concrete della pericolosità
del cibo biotenologico. La
associazioni ambientaliste si oppongono strenuamente alle culture sperimentali
di organismi geneticamente modificati, temendo che i geni modificati possano
contaminare, attraverso l'impollinazione naturale, le colture tradizionali,
innescando così un processo che a quel punto sarebbe impossibile
bloccare. I detrattori delle colture biotecnologie sostengono che non sono
stati condotti studi sufficienti a dimostrare la sicurezza del cibo geneticamente
modificato per l'ambiente e per la salute umana. I sostenitori pensano
invece che un loro utilizzo massiccio potrebbe aumentare la possibilità
di produrre cereali e ridurre la fame nel mondo.
PER I CONSUMATORI, DIRITTO DI SCELTA
(LEGAMBIENTE) "Pur essendo un passo avanti almeno per quanto riguarda
il diritto dei consumatori ad essere informati e a scegliere di conseguenza
i prodotti alimentari, l'attuale norma che regola l'etichettatura non modifica
sostanzialmente niente e rimane eccessivamente permissiva". Questa la posizione
di Legambiente rispetto alla norma, in vigore dal 10 aprile, che
obbliga i produttori a segnalare in etichetta la presenza di ingredienti
transgenici negli alimenti, quando superano l'1%. "Tecnicamente oggi siamo
in grado, attraverso idonee analisi di laboratorio, di scoprire la presenza
di ingredienti geneticamente modificati quando questi superano appena lo
0,3% - ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante
- non si capisce allora perché, per legge, si debba continuare a
considerare il limite "permesso" dell'1%. Niente di nuovo rispetto al passato
quindi, anche perché per assicurare un controllo efficace su tutta
la filiera è necessario estendere l'obbligo di etichettatura a chi
fornisce le materie prime e alle industrie che le lavorano". In attesa
di un quadro legislativo più preciso Legambiente ha invitato le
aziende produttrici e distributrici di alimenti a dichiarare con un'autocertificazione,
la loro volontà di non commercializzare alimenti contenenti Ogm.
Molte aziende infatti hanno autonomamente deciso di svolgere controlli
sui processi di produzione e selezionare di conseguenza anche i fornitori
di alcuni ingredienti. Questa è la filosofia base della campagna
Piatto Pulito che, in pochi mesi, ha permesso di stilare una lista di aziende
che si dichiarano Ogm free: dai biscotti per bambini alle caramelle senza
zucchero, dalla pappa per Fido allo yogurt alla frutta, molte aziende e
catene di distribuzione hanno dichiarato la loro volontà di non
utilizzare Ogm negli alimenti.