INQUINAMENTO GENETICO
La strategia delle imprese BIOTECH per aggirare il bando
sugli organismi geneticamente modificati.
Contaminare i campi per mettere i consumatori di fronte al fatto compiuto.
a rischio non solo l'agricoltura biologica ma anche il diritto di scelta.
Luca Colombo, campagna OGM Greenpeace. Articolo tratto da
Carta di Aprile2001.
La vicenda Monsanto delle scorse settimane ha portato allo scoperto
la subdola strategia volta a immettere nell'ambiente organismi geneticamente
modificati, aggirando la ferma opposizione di cittadini e agricoltori.
Nascosti in sacchi di semente convenzionale, i semi transgenici vengono spacciati
in molti paesi d'Europa e già lo scorso anno Greenpeace ha denunciato
numerosi tentativi di inquinamento genetico.
(..) Nella situazione italiana l'affaire Monsanto è indicativo del caos
che regna.
Già nell'ottobre 2000 l' AIS -associazione italiana sementi- annunciava
rischio di non riuscire a garantire forniture esente da OGM. quasi un'autodenuncia,
che preparava il terreno a una deliberata operazione d'inquinamento genetico.
(..) come è possibile che l'industria sementiera, dal 1971 ancorata in
Italia ad una legge che tollera solo minime impurità, oltre le quali
scatta la frode commerciale, non possa assicurare un ciclo produttivo senza
contaminazioni da ogm ?
Si deve pensare che la contaminazione sia talmente invasiva e che negli Stati
Uniti (primi produttori mondiali di ogm) inquinamento genetico sia così
capillare da non poter più minimizzare le preoccupazioni ambientali ?
Più lecito sospettare che, per vincere la cocciuta opposizione degli
europei, fosse necessario disseminare le campagne di semi di Troia nascosti
nelle dosi di semi convenzionali, fiaccando così la resistenza di agricoltori
e consumatori per manifesta impossibilità di realizzare coltivazioni
come natura comanda.
(..) la scelta è fra un inquinamento genetico diffuso e irreversibile,
conseguenza di continue e progressive contaminazioni, o un principio di salvaguardia
ambientale e sanitaria, che non ammetta alcuna tolleranza alla presenza -accidentale
o meno- di ogm.
(..) Non si tratta di mere questioni di principio: una contaminazione del 1%
di una semente di mais comporta lo sviluppo di circa 800 piante transgeniche
in un ettaro e la conseguente diffusione per impollinazione al resto della cultura
o ai campi limitrofi.
(..) in gioco c'è molto. Il recupero di una tradizione sementiera nazionale,
che oggi dipende fortemente dall'importazioni da paesi come Usa e Canada, primi
produttori di culture transgeniche; l'esercizio di un'opposizione cosciente
dei cittadini; il destino dell'agricoltura biologica.
(..) le conseguenze di un danno da OGM -procurato inconsapevolmente- potrebbero
essere rilevanti, qualora non si riuscisse a dimostrare la responsabilità
della ditta sementiera.
Ma se questa ipotesi ci proietta nel futuro, il caso del signor Schmeiser, agricoltore
canadese, invece e' attualità.
La Monsanto ha ottenuto da un tribunale canadese che il signor Schmeiser pari
un risarcimento di 15 mila dollari per violazione del brevetto sulla colza da
lui coltivata, ma mai intenzionalmente seminata essendo semplicemente frutto
dell' impollinazione dai campi vicini. E' un grave precedente : un agricoltore
la cui coltivazione risulti contaminata rischia di dover risarcire una multinazionale
per l'inquinamento che lui stesso subisce !