" Fuori dal neoliberismo c'è salvezza? "
(*) Carlo Alberto Libânio Christo, Frei Betto, è una delle
personalità di primo piano della teologia della liberazione e della chiesa
latino americana. E' nato a Belo Horizonte in Brasile nel '44. E' stato uno
dei leader del Movimento studentesco e dirigente nazionale della Gioventù
studentesca cattolica.
Arrestato nel '64 per attività giudicata sovversiva nel corso della
repressione attuata dal governo brasiliano, ha studiato teologia e filosofia.
E' entrato nell'ordine domenicano. Nel '69 è stato incarcerato di nuovo
per resistenza al regime militare brasiliano. Ha svolto un'attività di
giornalista ad altissimo livello. Basti ricordare due titoli: "Fidel Castro:
la mia fede", ed. Paoline, Milano, 1986 e "Battesimo di sangue", ed. Emi, Bologna,
1983. Nel primo caso si tratta di una straordinaria intervista al lider maximo
cubano sul problema religioso. Il secondo libro è un'inchiesta sull'assassinio
di Carlos Marighella il grande rivoluzionario brasiliano. Due prove di grande
giornalismo. Frei Betto, animatore di numerose comunità di base, è
responsabile della pastorale operaia nel centro metallurgico di São Bernardo
do Campo e direttore della rivista brasiliana Americana Libre. Il suo ultimo
libro tradotto è scritto a quattro mani con Leonardo Boff: "Mistica e
spiritualità", Cittadella editrice, Città di castello, 1995.
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Il progresso tecnologico attuale, come espressione della ricchezza, sottolinea
la distanza tra la minoranza privilegiata e la maggioranza della popolazione
che, in Brasile, non dispone di una rete di acqua potabile, istallazioni sanitarie,
assistenza nella salute e di un sistema di educazione qualificato.
Una ricerca del governo federale, divulgata a novembre, rivela che sarebbero
esclusi dall'accesso alla scuola circa 2,7 milioni di bambini tra i 7 ed i 14
anni. Ecco il paradosso: aumenta la produzione, si riduce l'occupazione e, per
conseguenza, aumenta la povertà.
La Volkswagen di San Bernardo del Campo impiegava, nel 1980, circa 40.000 lavoratori
e produceva meno di 1000 veicoli ogni giorno. Oggi ne impiega poco più
di 20.000 e fabbrica, al giorno, circa 1.200 veicoli. A Milano, la Benetton
ha inaugurato un sistema computarizzato di confezionamento tessuti, cosa che
ha significato il licenziamento di 3.000 impiegati. Giorni fa, l'imprenditore
Antonio Ermírio de Morais ha ammesso che, negli ultimi 10 anni, la Votorantim
ha ridotto i suoi impiegati da 62.000 a 40.000.
La paura della disoccupazione è il principale fattore di instabilità
emozionale di numerosi dirigenti d'azienda. Molti sono presi dallo stress, dall'ipertensione
e da problemi cardiaci. Alcuni cadono nell'alcolismo e nella droga.
I sistemi produttivi e finanziari sono globalizzati, quello distributivo si
va, invece, restringendo. Ci sono sempre più mercati per meno consumatori.
L'abilità stà nel ridurre il prezzo delle merci, rendendole più
competitive, come fanno i cinesi. Nel prezzo a buon mercato di un prodotto,
ci sono compressi dei salari irrisori, ore extra di lavoro non pagato e diritti
sindacali violati.
Gli Stati Uniti hanno imparato la lezione e hanno piazzato le loro fabbriche
in Messico ed in America Centrale.
Oggi, è un lusso raffinato parlare di vocazione, è un sogno scegliere
un lavoro, è difficile imparare un mestiere ed è una benedizione
ottenere un impiego, anche quando questo impiego non corrisponde al lavoro che
uno vorrebbe fare, alla professione per la quale uno si sente abilitato, alla
vocazione che darebbe valore al lavoratore come essere umano.
Quanti Mozart ed Einstein sono venditori ambulanti di giornali o, nella
punta della piramide sociale, dirigenti che si sono dati al pericoloso sport
di accumulare ricchezze.
I poveri non hanno la possibilità di moltiplicare i loro talenti. E tra
quelli che dispongono di capitali, ci sono coloro che si lasciano prendere in
tal modo dal gioco finanziario, avidi di espandere i loro commerci, che in questi
consumano la salute, la vita familiare, l'allegria di vivere e il dono di creare.
Henry Ford considerava l'uomo "un animale pigro", facendo eccezione per se stesso,
chiaramente. Così, creò il verticalismo nel processo produttivo.
Adesso, la terziarizzazione introduce il post-fordismo. L'uomo è un animale
frammentato. La polverizzazione dei servizi rende il lavoratore alienato, non
solo rispetto a ciò che produce, ma anche rispetto al proprio processo
produttivo. Questo mina la coscienza della categoria professionale e la sua
struttura sindacale.
Il neoliberismo lancia il salariato in una rete insignificante ed anonima che
nega quel minimo di dignità come lavoratore e ne riduce i diritti.
Marx rimarrebbe sorpreso: le classi sociali vengono eliminate, non perché
siano finite le disuguaglianze, ma per l'atomizzazione della coscienza che non
comprende le macro-strutture. La fragmentazione solo percepisce le parti, mai
il tutto.
Economia viene dal greco "oikos", habitat, casa - il modo di dirigere i beni
ed i servizi imprescindibili alla vita umana. Oggi, questa ignora l'umano e
si concentra nell'accumulazione del capitale. Il mercato è esaltato come
unico meccanismo capace di fare funzionare l'economia.
Lo stato sociale è tanto ripudiato come lo stato assoluto delle monarchie
e lo stato amministratore del socialismo. Il mercato svolge perfino una funzione
epistemica. Si innalza come nuovo soggetto assoluto che si legittima per la
sua logica perversa di espansione delle merci, per la concentrazione della ricchezza
e l'esclusione dei meno favoriti.
Lo stato, anticamente impiegato come agente sociale, si converte nel Grande
Leviatano. I politici, anche quando apparentemente proclamano che lo stato non
può astenersi dalle proprie funzioni sociali, cercano comunque di smantellarle.
I danni alle auto e le privatizzazioni hanno qualcosa in comune.
La crisi della modernità porta nel suo ventre la crisi del progetto libertario
forgiato dalla stessa modernità. L'idea di liberazione, figlia amata
dell'Illuminismo, oggi è esecrata come diabolica. Le rivoluzioni inglese,
americana e francese sono confinate nei libri di storia.
E se ancora meritano attenzione, è perché hanno assicurato l'emancipazione
della borghesia ed il fallimento della monarchia assoluta. Adesso che il socialismo
reale si è sgretolato, l'utopia di una società ugualitaria è
aborrita.
Marx esclamava: "Proletari di tutto il mondo, unitevi !"
Però sono stati i borghesi che hanno risposto all'appello. Non esiste
capitale senza connessione internazionale.
La proposta etica che questa ricchezza debba servire alla felicità di
tutti i poveri della Terra è meravigliosamente anatemizzata. La ricchezza
serve per esaltare i suoi possessori, sebbene la miseria si espanda come un
cancro che corrode il tessuto della famiglia umana. Vedete la dimora da 60 milioni
di dollari di Bill Gates! E' l'"orrore economico", usando l'espressione di Viviane
Forrester.
Di fronte a questo panorama, i settori progressisti - partiti, sindacati, movimenti
popolari - non basta che denuncino e sognino. E' necessario che presentino alternative
percorribili, fattibili e innovatrici.
All'interno del neoliberismo il cielo rimarrà alla portata di una minoranza,
fino a che la classe media, condannata al purgatorio, continuerà a credere
di poter scappare all'inferno che consuma la maggioranza.
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