FINANZA
ETICA e Solidale
per un'economia di giustizia
La FINANZA ETICA
ribalta completamente questa visione.
Innanzitutto Finanza Etica
significa permettere a TUTTI
di usufruire del diritto al credito...
In questo modo si garantisce sviluppo e reale benessere.
Finanza Etica significa investire nel futuro della societa’,
favorendo la creazione di lavoro.
Significa ricercare il MASSIMO BENEFICIO
SOCIALE invece del massimo rendimento dei capitali
...attraverso una gestione CONSAPEVOLE e RESPONSABILE del proprio denaro.
Sembrano belle parole...ma vediamo meglio in concreto...
Il termine etica ( in finanza)
è attribuito alla capacità che le istituzioni finanziarie hanno di soddisfare
un diritto fondamentale dell'uomo, il diritto al credito, oggi a molti negato.
La finanza etica, fin dalle sue origini, ha fatto una precisa scelta di campo,
cioè quella di sostenere " lo sviluppo umano". L'intuizione profetica di queste
iniziative, di finanza etica, di microcredito, di commercio equo solidale,
di cooperazione, sta nella possibilità di rispondere direttamente ed efficacemente
ai bisogni espressi "dagli esclusi" ,attraverso la costituzione di strumenti
di credito etico e commercio alternativo che , remunerano i prodotti realizzati
dalle " fasce deboli" ad un prezzo "giusto " e finanziano le inziative a sostegno
"delle fasce deboli" , ad un tasso vantaggioso.
Insomma viene dato "credito" e fiducia" a quei 2,5 miliardi di persone escluse
dall'attuale sistema di sviluppo .
Verso
quale modello di sviluppo?
Una finanza tesa a rispondere alla " domanda" di credito che
proviene dalle fasce deboli ed emarginate della popolazione, è un'attualità,
in quanto in questi ultimi decenni, il modello di sviluppo economico, tende
ad escludere i " poveri" che automaticamente diventano anche soggetti " non
bancabili". Infatti lo " stile di vita" della società in cui noi viviamo,
sta cambiando molto rapidamente, gli " esclusi" e gli " insoddisfatti" rappresentano
una maggioranza.
Questa è la conseguenza del processo di globalizzazione dei mercati.
Frenare, anzi impedire o mettersi " contro" questa evoluzione "naturale" e
inevitabile è considerato come compiere un atto di cecità, di incoscienza,
di mettersi " fuori" dalla storia. Si capisce quindi perché le classi dirigenti
dei nostri paesi hanno stimato, specialmente durante questi ultimi venti anni,
che il loro ruolo principale – in quanto poteri pubblici – era di facilitare
i processi che portano verso la costituzione del mercato mondiale e di creare
– ognuno nel proprio paese – le condizioni più favorevoli perchè l'integrazione/adeguamento
del mercato locale ( nazione) nel mercato mondiale si faccia nel modo più
efficace, nell'interesse prioritario degli agenti economici che operano nel
mercato .locale.
Globalizzazione
e concentrazione di ricchezza
Il processo di globalizzazione sta comportando un progressivo
aumento della concentrazione indiscriminata di ricchezza , nelle mani di pochi
. le prime tre persone più ricche del mondo hanno un reddito uguale a 1.000.000.000
di persone più povere del pianeta. Il ritorno massiccio della povertà su tutto
il pianeta, rappresenta non solo la negazione dello stato moderno, ma si traduce
nel fatto che l'economia attuale si pone come nemica della cittadinanza. Più
di 60 milioni di poveri ( su 300 milioni di abitanti) negli USA, più di 52
milioni di poveri ( su circa 300 milioni), nei paesi dell'unione Europea.
Gli ultimi rapporti del Worldwatch Institute, dell'Onu, della stessa Banca
Mondiale, denunciano gravi problemi e squilibri a livello globale: Negli ultimi
20 anni la popolazione mondiale ha fatto un balzo in avanti del 60% Arrivando
a 5,3 miliardi di persone, è previsto il raddoppio a 11 miliardi entro i prossimi
40 anni . La differenza di reddito tra nazioni ricche e nazioni povere è passata
da 30/1 nel 1960 a 60/1 nel 1990. Purtroppo il differenziale è destinato ad
aumentare e si calcola che nel 2020 il differenziale potrebbe attestarsi intorno
a 120/1. Il 25% della popolazione mondiale presente nelle nazioni industrializzate
consuma il 70% delle risorse mondiali. Sulla terra ci sono circa 800 milioni
di disoccupati e sottoccupati e quasi 200 milioni di persone che hanno una
speranza di vita inferiore ai 60 anni. I bambini lavoratori nel mondo sono
stimati in 250 milioni ( per il 61% in Asia) uno su quattro lavora nove ore
al giorno per sei giorni alla settimana. I tre uomini più ricchi del mondo
possiedono beni che superano la somma del PIL dei 48 paesi meno sviluppati.
In Italia ( Fonte Eurostat) il 10% più ricco della popolazione, rastrella
il 24% del reddito totale.
Mentre il 10% della popolazione più povera, va invece una quota del 2,6%
L'aumento della povertà nei
paesi cosiddetti «ricchi» e il conseguente bisogno di solidarietà, che può
e deve essere legato anche ad un diverso utilizzo a livello locale del denaro,
ci hanno portato a compiere un ulteriore passo nella direzione dell'impegno
verso le fasce più deboli della popolazione.
Chi deposita i propri risparmi in banca, di solito chiede un interesse alto.
La finanza etica lavora sapendo che l'interesse più alto è quello di tutti.
Investendo i propri risparmi nella finanza etica si aiutano concretamente
le organizzazioni di commercio equo, di cooperazione allo sviluppo, il volontariato,
le produzioni ecologiche.
Il concetto di Finanza Etica è molto significativo e ad esso si ispirano in
Italia le
MAG (Mutua Auto Gestione) e la Banca Etica.