Successo della campagna "KAPPA" lanciata nel 2002.
Circa 8000 consumatori hanno inviato una cartolina all'azienda piemontese
per chiedere all'azienda di non rifornirsi piu' da produttori birmani e
per sollecitare il pagamento di indennizzi per i lavoratori delle fabbriche
interessate, in accordo con le richieste dei lavoratori e dell'opposizione
democratica birmana.
Ecco i risultati emersi durante un incontro pubblico a Torino:
il presidente di Basic Net / Kappa MARCO BOGLIONE ha annunciato la momentanea
interruzione della produzione di abbigliamento sportivo in Birmania a causa
della durezza del locale regime repressivo e delle violazioni commesse
contro i lavoratori e che non vedono riconosciuti i loro diritti umani.
Il presidente di Kappa ha riconosciuto le accuse rivolte al regime birmano,
ma si e' difeso sostenendo che la sua azienda ha un codice di condotta
ben preciso e che spetta alle istituzioni internazionali modificare il
comportamento del governo:
"Se ne deve occupare il governo mondiale, se ne devono occupare gli
stati democratici. Invece di correre sempre dietro a uno o all'altro problema,
bisognerebbe che si facesse tutta la pressione necessaria sui governi locali,
sui governi internazionali".
Boglione ha concluso chiedendosi se non abbia piu' senso restare in Birmania
e agire sul governo affinche' correga certe storture macroscopiche o se
invece convenga lasciare per sempre il paese.
La pausa di riflessione invocata da Boglione comunque non pone fine alla
campagna di pressione e al monitoraggio sulle imprese che operano in Birmania.
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