Un rapporto della Global Alliance descrive maltrattamenti
e abusi nelle aziende che lavorano per il gruppo americano.
La società riconosce una situazione "allarmante"
e promette un piano per porvi subito rimedio.
NEW YORK - Molestie sessuali, lavoratrici invitate a uscire con i dirigenti
per far carriera, abusi verbali e fisici. Persino un paio di morti sospette
in fabbrica. E' il quadro "allarmante" che emerge da un rapporto della
Global Alliance for Workers and Communities su nove fabbriche indonesiane
che lavorano per la Nike producendo scarpe e indumenti sportivi. La parola
"allarmante" è stata usata dagli stessi vertici del gruppo
Usa per
descrivere una situazione alla quale, assicurano di voler porre rimedio con
un piano ad hoc: "Nessun lavoratore dovrebbe essere sottoposto alle
condizioni descritte nel rapporto", ha detto il vicepresidente Nike, Dusty
Kidd. "Spero che le altre aziende del nostro gruppo non si sottraggono
a
indagini di questo tipo".
Il rapporto (104 pagine) è molto dettagliato e si basa su una serie
di
interviste a circa quattromila lavoratori. Di questi, il 2,4 per cento
denuncia vere e proprie molestie sessuali dirette: da toccamenti a violenze;
il 7,8 parla di commenti sessuali di varia natura quasi sempre a opera di
superiori nei confronti di inferiori. Circa un terzo dei dipendenti (il 30
per cento) racconta di abusi verbali: insulti, intimidazioni senza ragione,
sgridate ingiustificate. Dal rapporto emergono anche due casi di lavoratori
morti in fabbrica, ai quali sarebbero stata negata l'assistenza medica.
Global Alliance è una fondazione no profit alla quale aderiscono
organizzazioni sindacali, istituzioni internazionali come la World Bank e
anche aziende come la stessa Nike. Il rapporto riconosce la buona fede del
gruppo americano: "Ci sono rimasti davvero male. Hanno preso misure
eccezionali e sviluppato subito un progetto serio e sensato per porre
rimedio a questa brutta storia".
Non è la prima volta che Nike si trova a fronteggiare accuse di questo
tipo.
E' pur vero che l'atteggiamento del gruppo (come, del resto, anche quello di
Reebok che, tempo fa, ha ammesso maltrattamenti nei suoi stabilimenti
asiatici) è cambiato nel tempo: dalle iniziali reticenze si è
passati a
riconoscere i problemi e a cercare di risolverli. L'anno scorso, la Nike
invitò giovani di tutto il mondo a trasformarsi in suoi ispettori e a
recarsi in Indonesia, Cina e dintorni a verificare di persona.
Dal rapporto emerge un altro dato che, forse, spiega anche perché, in
passato, le denunce sono state rare. Gli stipendi, nelle nove fabbriche
prese in considerazione sono abbastanza alti: nel 96,2 per cento dei casi,
superano la media regionale di 286 rupie (31,46 euro, circa 60.00 lire al
mese) e si collocano tra le 294 e le 343 rupie (circa 75.00 lire).
(22 febbraio 2001)
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